Ferruccio Ferroni di Daria Martini

Ferruccio Ferroni
Biografia
Ferruccio Ferroni nasce a Mercatello sul Metauro (PU) nel 1920, primo di quattro figli, i suoi genitori sono insegnanti. Ferruccio frequenta le scuole a Senigallia, ultimo luogo di trasferimento della sua famiglia per motivi di lavoro.
Nel 1940 viene ammesso all’Accademia Militare di Modena, nel 1942 viene imbarcato per l’Africa settentrionale, ma poi inviato in Grecia. Dopo l’armistizio viene fatto prigioniero a Varsavia.
Rifiutandosi di aderire alla Repubblica Sociale Italiana viene rinchiuso in un carcere
di massima sicurezza, poi mandato in campi di concentramento nazisti, da cui è liberato nel 1945 dall’esercito inglese e, dopo un periodo di riabilitazione, ritorna dalla sua famiglia a Senigallia.
Viene richiamato nell’esercito, ma una forma di tubercolosi lo porta prima a curarsi in un sanatorio a Foggia e successivamente fa la sua convalescenza a Belforte all’Isauro (PU).
Riprende a studiare e si laurea in giurisprudenza nel 1953. Inizia l’attività di avvocato e sposa Lidia Barucca, dalla quale ha due figli.
Muore a Senigallia nel 2007.
La prima volta che Ferruccio Ferroni guarda attraverso un mirino di una macchina fotografica è all’età di 6 anni, su invito di un turista e in quel momento nasce la scintilla di una grande passione che lo accompagnerà per tutta la vita .
Dopo il servizio militare acquista la sua prima macchina fotografica, la seconda la trova in un lager nazista e la terza arriva nel periodo del sanatorio, dove veramente comincia ad apprendere di più sulla fotografia e sullo sviluppo della pellicola, nonché ad accrescere la sua formazione personale attraverso la lettura di testi e riviste.
Uscito dal sanatorio acquista da un grossista di Senigallia del materiale fotografico ed è proprio tramite lui che incontra l’Avv. Cavalli, leader indiscusso della fotografia italiana e successivamente suo maestro.
Dopo la guerra l’Italia cambia profondamente e così la fotografia, che comincia a trasformarsi e rinnovarsi mirando a divenire forma d’arte, quindi mezzo per esprimere emozioni, pensieri e portarli nella realtà, andando oltre alla funzione reportagistica a cui era stata relegata.
In quel periodo, i due gruppi fotografici più importanti sono quello di Cavalli (toni alti) e di Monti (toni bassi), Ferroni li percorre entrambi cercando sempre di rispettare il suo modo di concepire la fotografia.
“Non ho da rimproverare alla mia coscienza lealtà o cattiveria, avendo imparato più ad amare che ad odiare (…)”, così Ferroni scrive in una lettera ad un amico in riferimento alla sua esperienza nei campi di concentramento ed è amore quello che leggo attraverso la sua fotografia: armonia, cura, ordine, stupore, curiosità, il saper vedere e far vedere il bello; tutte cose che ognuno di noi può ricercare per innamorarsi della vita.
Autore dell’anno Fiaf 2006
Monografie Fiaf
Analisi dell’opera fotografica
La foto è ordine, silenzio, spazio organizzato in un’attenta composizione.
Così l’occhio dell’autore sembra fermarsi in un momento di quotidiano e li, nella staticità dello scatto, prende vita un sentimento, uno stato d’animo, una piccola poesia sconosciuta e privata, che diventa specchio per l’osservatore.
E’ come se l’ordine degli elementi presentati nell’immagine creassero uno spazio armonico, nel quale ci si lascia piacevolmente andare, senza difese .
A volte un normale disordine diventa ordine

Altre volte un semplice oggetto diventa soggetto e prende forza nell’immagine proprio perché esce fuori da uno schema acquisito.
Il bianco e nero usato in queste fotografie è morbido, ricco di sfumature da cui l’immagine prende forma in ogni particolare.
Il bianco, in alcune situazioni, non solo cattura l’occhio dell’osservatore, ma traccia un percorso che promette momenti di speranza, pace e armonia.
Nei ritratti il soggetto pare inconsapevolmente rivelare un proprio tratto caratteristico che si coglie dalla direzione dello sguardo, dall’espressione del volto, dalla postura del capo e la luce scelta accompagna il narrare dell’autore.
Fotografare elementi naturali diventa una ricerca per rappresentare la vita, nella sua perfezione e nel suo equilibrio, ancora di più se guardata attraverso punti di vista inconsueti, dove la ricercatezza dell’inquadratura, a volte così spinta da farci sentire dentro al soggetto stesso, diventa narrante di una realtà inaspettata.
Giochi di sovrapposizioni nelle fotografie dei riflessi accendono la curiosità dell’osservatore, che si sofferma a cercare il bandolo dell’intreccio delle immagini frammentate, più o meno evanescenti e bloccate nello scatto, con le quali si può intrattenere facendo i conti con la propria razionalità, o lasciandosi andare al vagare delle emozioni. Anche queste foto sono ordinate, comprensibili e composte.
Poesia, essenzialità, ordine, stupore, passione, rispetto e, a volte, tenera ironia, traspaiono dalle immagini di Ferruccio Ferroni.

Omaggio a Braque 1997






















