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"Ti faccio strada papà" da ITAca – Storie d’Italia, di Mauro Conti

“Ti faccio strada papà!!”

 Il viaggio di un giorno in un giorno qualunque.

L’idea nasce un sabato mattina, insieme a Giovanni “Ulisse” Marrozzini, chiacchierando con un autotrasportatore sul piazzale della mia officina.

Conoscendo bene la realtà del trasporto su strada, in quanto professionalmente sono elettrauto, e sapendo che spesso gli autotrasportatori sono bistrattati dall’opinione pubblica: quante volte sentiamo anche dai “media”: “gli autoarticolati sono la causa maggiore degli incidenti stradali…. gli autisti o sono ubriachi o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti….. sempre pronti ad attaccar briga….”; ho pensato di raccontare la giornata tipo di un ragazzo, autista e proprietario di una società di autotrasporti, con la particolarità di avere il frontale del suo camion aerografato con la foto della figlia e la scritta “Ti faccio strada papà”.

L’ho interpretato come un voler tenere con se i propri affetti, come le fotografie nei portafogli o in quelle cornicette adesive che qualche anno fa spopolavano sui cruscotti delle automobili….

E’ stato un viaggio da Como a Milano e ritorno, da Como a Bergamo e ritorno, da Como a Pavia e finalmente il ritorno a casa, pronto per partire il giorno successivo con chissà quale destinazione e chissà a quale ora, ma sempre cercando di organizzare il tutto in modo da tornare a casa la sera per potersi godere alcune ore con i propri cari.

Buon viaggio….

Mauro Conti

MIlano
Alleggeriti
Si cambia
Colazione
Ricaricati
Novanta
Fortunati
Presso Pavia
Grazie
Arrivo
.
 
 

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13 commenti

  1. Mauro Conti con “Ti faccio strada papà” dà la misura di quanto con la fotografia digitale l’indagine della realtà si possa diffondere in ogni ambiente e operare nelle condizioni di luce più difficili.
    L’opera sviluppa un’idea di narrazione tematica e svolge il suo racconto nella sequenza temporale dal mattino alla sera, rappresentando la giornata lavorativa tipo di un camionista lombardo.
    E’ un lavoro, che per lo stile col quale è stato realizzato, si colloca nel fotogiornalismo d’approfondimento perchè le immagini tendono a rappresentare le condizioni oggettive di questo mestiere dando numerosi dettagli del contesto ambientale in cui viene svolto.
    E’ un’opera dai grandi valori morali e calda d’affetti. In essa il lavoro diventa la condizione necessaria per dare sostegno alla famiglia, la grande padronanza con la quale esso viene svolto misura oltre che la professionalità anche la maturità umana del camionista, la presenza dell’affetto famigliare completa un quadro di una vita piena di bei sentimenti.

  2. Avevo già avuto modo di apprezzare il lavoro di Mauro che mi attrasse proprio a partire dal soggetto: l’autotrasporto. Si tratta di una realtà troppo spesso stereotipata che può comprendere solo chi la vive da vicino. Il reportage di Conti si pone come uno storyboard da cui è possibile ricostruire l’avventura quotidiana dei giganti che nell’ombra “riempiono”, è il caso di dirlo, ogni giorno le vite di ciascuno di noi.
    Fabrizio Galli

  3. Io non sò scrivere difficile ma voglio lo stesso scrivere qualcosa su questo foto racconto.
    Quando ho visto il racconto lo trovato strano ma allo stesso momento lo trovato interessantissimo perchè ti fà “vivere” la giornata tipo dei autotrasportatori, sia il loro lavoro che l’aspetto umano: i sentimenti e gli affetti.
    Io attraverso le foto di Mauro Conti ho sentito questo.
    Lui è riuscito a far vedere questo con le foto.
    Si sente che un lavoro fatto con il cuore.

  4. Credo che descrivere una giornata “tipo” senza cadere nella banalità sia molto difficile. Trovo questo racconto molto ben riuscito, coinvolgente e profondo, l’uso del trittico lo rende originale e gli da quel tocco di leggerezza che permette di guardarlo e riguardarlo senza stancarsi e di trovare ogni volta qualcosa di interesante su cui riflettere.
    Marisa Caniato

  5. Trovo molto interessante il lavoro proposto per vari motivi e non sempre coerenti tra loro. Bell’esempio fotografico del mito “on the road” su cui la letteratura e la cinematografia (ma anche la fotografia) americana hanno investito ottenendone ottimi ricavi. Mettersi in viaggio per noi, abituati a guardare scorrere il mondo “fuori” solo dallo schermo di una tv o di un pc, è cosa assai diversa da chi ci lavora tutto il giorno, l’avventura per noi diventa consuetudine per l’autista. Sicuramente meglio fotografare il solito che l’insolito, però ci ritrovo troppo cinema nella sequenza di tutti questi fotogrammi, mostrare tante immagini simili tra loro è come guardare, tramite il finestrino di un treno, il paesaggio troppo piatto della pianura padana, dopo un poco ti viene a noia. In perfetto stile nazional popolare il titolo della sequenza, come i particolari mostrati all’interno del camion; un’Italia fotografata adesso per ”Itaca” e prima per “Passione” con presupposti troppi “buonisti”, molto in linea con quella mostrata per decenni dalla tv, che fagocita tutto, anche le libere coscienze fotografiche.

    1. Apprezzo, anche se non condivido in toto, il tuo commento: è un’altra visione del lavoro presentato, che non si limita a dire quanto sia bellino ma spiega cosa piace e cosa no e perchè, con una poetica delle parole che, al di la del giudizio, rendono comunque giustizia al reportage…solo non capisco: cosa intendi quando parli di fotografia “con presupposti troppo buonisti” riferita al lavoro di Mauro.

  6. Ho apprezzato il lavoro di Mauro già lo scorso inverno, sul sito del Fotoclub. L’ho trovato insieme molto ben fatto tecnicamente ma ancora di più emozionante e, se posso permettermi una parola poco usata di questi tempi, dolce.
    E’ vero: difficilmente si pensa a quanto sia difficile passare una vita intera sulla strada per lavoro e che dietro (anzi dentro) quei bisonti di ferro ci sono persone esattamente come noi e non dei mostri assetati di velocità.
    Con il suo portfolio, insomma, Mauro riesce ad andare oltre i luoghi comuni assai meglio di quanto troppo spesso ormai facciano i media. Complimenti: continua così!
    🙂

  7. Ho visto altri racconti di autisti, sia come fotografia sia come video, che fanno pensare a quanto sia pesante questo lavoro, vissuto in orari e ambienti difficili.
    Anche in questa opera il sentimento che mi richiama è la solitudine, sopportata per ore e chilometri, interrotta per qualche istante ad un casello, allo scarico/carico merci, alla pausa caffè o da una chiaccherata in frequenza.
    Per il resto del tempo sempre difronte ad una freccia prospettica che punta all’origine della forza per andare avanti, per raggiungere casa.

  8. Reportage del quotidiano dell’autotrasportatore molto interessante e descrittivo; un quotidiano difficile, pieno di pericoli, di attenzioni, di controlli e di attese ed il ritorno a casa, rivedere la famiglia e ricaricare le energie per il giorno dopo.
    Ennio Biggi

  9. Reportage che rispecchia esattamente il lavoro del camionista, reportage triste e monotono, non è generalmente mia abitudine dare questo tipo di pareri ma spero sia utile al fine di migliorare il livello generale di tutti coloro che si improvvisano “fotogiornalisti” e pretendono di fare un reportage dalla mattina alla sera. Questo lavoro manca di novità e di ricerca, gli scatti sono ripetitivi e tecnicamente discutibili.
    Alessio Romenzi

    1. Grazie per il gradito commento, solo una piccola precisazione: non ho nessuna intenzione di diventare fotogiornalista… ne di improvvisarmi tale, lascio il compito a chi di dovere.
      Mauro Conti

  10. Ringrazio tutti per il passaggio e per il tempo dedicatomi, farò tesoro delle vostre impressioni.
    Grazie!!
    Mauro Conti

  11. La ripetizione di alcune foto (i caselli, alcuni interni al volante, la nebbia e qualcos’altro) rende l’insieme simile ad un racconto.
    Una selezione delle immagini renderebbe il discorso più
    significativo.
    La partenza col buio, le strade deserte, il piazzale di carico in notturno, la compagnia del baracchino, l’interno della cabina, il volante, la nebbia, lo scarico, della merce e l’ultimo trittico con la foto del ragazzo: la radio spenta, Il cellulare con la scritta “Casa”.
    La fotografia è fatta di icone collegate tra loro.
    Complimenti all’autore anche per la qualità tecnica delle foto.

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