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Robert Capa di Fausto Raschiatore II° parte

ROBERT CAPA

di

Fausto Raschiatore

 

IL PIU GRANDE FOTOGRAFO DI GUERRA DEL MONDO – II parte

Uno stimolante percorso espositivo quello al Centro Internazionale di Fotografia di Verona. Omaggio straordinario che si apre con il primo reportage realizzato dal fotografo americano nel 1932 a Copenhagen, durante una famosa conferenza di Leon Trotsky (Capa è diciannovenne). Magnifica l’immagine realizzata in quella circostanza, il 27 novembre 1932, di Leon Trotsky. Efficace, forte, coinvolgente, carica dell’atmosfera del contesto ritratto. Evidenzia l’importanza dell’evento nel corso del quale Trotsky mette a nudo, per la prima volta, le valenze politiche dello stalinismo. Capa è coinvolto dall’oratoria di Trotsky, dal tema (sul significato della Rivoluzione russa) e dal clima da grande evento. Subito dopo, nel quadro di una curata impaginazione, in una logica che coniughi fotografia e storia, è possibile ammirare immagini riguardanti alcuni eventi di grande rilevanza che hanno scritto pagine importanti della storia dell’umanità. In questo allestimento si intravede la storia, raccontata e documentata in modo mirabile. Straordinari approfondimenti visivi permettono di arricchire le conoscenze storiche, mettendo in evidenza, con uno stimolante taglio culturale, il grande talento di Capa. Si pensi agli anni del Fronte Popolare a Parigi (alcune immagini sono di una forza comunicativa eccezionale), la guerra di Spagna (colpisce la fotografia realizzata a Bilbao che ritrae “la gente che corre verso i rifugi al suono delle sirene antiaeree”). L’invasione giapponese della Cina, per arrivare allo scoppio della Seconda guerra mondiale, che il fotografo seguì sui diversi fronti di battaglia, fino allo sbarco in Normandia e alla liberazione di Parigi. E che dire del reportage in Unione Sovietica? O di quello in Israele realizzato nel 1948 e, da ultimo, quello in Indocina, dove muore il 25 maggio 1954. La rassegna si chiude una serie di ritratti dedicati agli amici, tra i quali, Ernest Hemingway, William Faulkner, Henri Matisse e Pablo Picasso.

 

Visitando questa mostra si attraversa la Storia in compagnia di Robert Capa e si prova una sensazione unica, soprattutto per ciò che attiene a certe dinamiche linguistico-espressive nel comparto documentaristico. Si capisce di come Capa sia riuscito a scolpire determinate atmosfere, autorevoli, solenni, irripetibili. E’ straordinario vedere insieme, ben impaginate, strutturate in una proposta culturale definita e coerente, tra gli spazi degli Scavi Scaligeri, immagini che sono parte del patrimonio iconografico mondiale, che permettono di capire, in un silenzio inusuale, la sensibilità del grande artista, “il miglior fotografo di guerra del mondo” (rivista britannica “Picture Post”, dicembre 1938). Il suo occhio attento e indagatore con il quale ha documentato, in pagine memorabili, eventi e fatti che hanno disegnato i destini del mondo. “Ma Capa non può essere etichettato solo come fotografo di guerra – scrive, tra l’altro, sul catalogo della mostra, Richard Whelan, storico della fotografia e biografo di Capa -, perché molte delle sue immagini catturano, con calore e intelligenza, le gioie della pace. Alcune delle sue fotografie manifestano un delicato lirismo, simile a quello che si ritrova nelle opere del suo amico André Kertész, mentre altre colgono momenti descritti con la stessa decisione che si ritrova nelle immagini di Henri Cartier-Bresson, un altro amico. Ci accorgiamo sempre di più che la complessa documentazione fotogiornalistica di Capa rivaleggia per sensibilità, potere emotivo e impatto visuale con le opere di fotografi più consapevolmente orientati verso l’immagine d’arte. Ciò non di meno, le fotografie di guerra restano al centro del suo lavoro”. Robert Capa con le sue immagini mette a disposizione del visitatore le proprie visioni del segmento documentato.

Egli del “momento” descritto cattura l’atmosfera, sintetizza il senso del contesto, percepisce la valenza dei contenuti, dando alle immagini sempre qualcosa di speciale, permeandole della sua forte personalità. E un uomo straordinario, raccontano le cronache, brillante, vivace, di buon cuore, spiritoso. “Detestava i pregiudizi e la presunzione – aggiunge, Richard Whelan, a chiusura della presentazione sul catalogo della mostra -, non si definì mai artista, per quanto lo fosse a tutti gli effetti: realizzava infatti le sue opere con grande intelligenza, passione, competenza, sensibilità, arguzia e grazia. Sebbene le sue immagini restino i documenti visuali definitivi di eventi cruciali, molte fotografie di Capa hanno una qualità atemporale e universale che trascende gli specifici fatti storici”. Fanno parte del patrimonio culturale dell’Umanità.

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