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Francesca Woodman di Piera Cavalieri (II° parte)

Francesca Woodman – di Piera Cavalieri, seconda parte

 
 
POETICA

La sua poetica coinvolge altri linguaggi artistici oltre alla fotografia , dalla pittura alla performance . Il suo lavoro è in linea con l’atmosfera culturale del tempo dove da un sociale turbolento si passa ad una ricerca artistica intima e senza tempo , attingendo da suggestioni letterarie surrealiste e da istanze compositive figurativo – pittoriche . I tratti fondamentali sono l’autoritratto e la composizione spaziale secondo direttrici fortemente pittoriche . L’autoritratto era già stato finemente sviluppato , negli anni ’30 da Claude Cahun (1)alla quale alcuni scatti di Francesca ci rimandano e ci indicano questa ricerca  ancora più estrema e continua in cui utilizza la propria figura in spazi domestici e privati . Nei primi anni ’80 l’opera di Woodman si avvicina a quel clima di ritorno al quadro cioè di passaggio dal concettuale ad una fase più profondamente espressiva .

In massima parte la sua è un’indagine introspettiva che elegge il proprio corpo nello spazio circostante a materia da indagare . Lo spazio è quello esterno della natura o quello di interni fatiscenti in cui il corpo dell’artista si fonde suggerendo l’idea di una metamorfosi . Woodman raccoglie influenze dalla tradizione pittorica , da Durer a De Chirico

Senza titolo, Roma , maggio 1977-agosto 1978,stampa alla gelatina d'argento

ai Preraffaeliti e a sua volta diventa riferimento per artisti contemporanei come Cattelan .

In Some disordered  interioriors unisce l’ordine codificato della geometria alla vitalità biologica che lei stessa incarna  e che è difficilmente riconducibile  alla geometria . Troviamo ad esempio inserita una foto dove un panno bianco di forma quadrata  è appeso alla parete . Lei compare di lato con un lungo grembiule bianco  , il volto nascosto dalle mani . Il corpo dell’artista forma un triangolo che si inscrive  all’interno del quadrato-drappo . Nel tessuto appeso compare  una piega uguale  a quella del vestito  che indossa . Sotto il grembiule si vede una gamba che è stata tagliata  con un taglierino  e poi tolta.

Some Disordered Interior Geometries 1980-1981

Woodman diventa quasi un quadrato e a penna scrive “Almost a square ” . Sembrerebbe un’allusione alla pittura rinascimentale dove spesso troviamo elementi geometrici , dal quadrato magico al parallelepipedo al romboide . Woodman costruisce delle “nature morte” dove all’interno pone il proprio corpo producendo uno scontro tra la placidità degli oggetti e la dirompenza dell’impatto fisico del suo corpo . L’operazione può ricordare certe nature morte di De Chirico come” L ‘incertezza del poeta ” dove il pittore accosta un tronco di una statua classica a un casco di banane (1). Woodman accosta il suo torso nudo a un melone tagliato a metà e ad una cartolina su cui è disegnato un melone . La pittura surrealista fa da riferimento al suo lavoro soprattutto quella che ha per tema la trasformazione del soggetto , il passaggio da un regno naturale ad un altro e , a mio parere anche la pittura preraffaelita quando il suo corpo sembra assorbito dalla natura soprattutto dall’acqua . Presenze animali caratterizzano gran parte del suo lavoro che realizza a Roma con suggestioni fra la favola e il mito.

Senza titolo,Boulder,Colorado,1972-1975,stampa alla gelatina d'argento
CONCLUSIONI
La tragica e prematura fine dell’artista rischia ,a mio parere, di fuorviare la lettura della sua opera in uno psicologismo riduttivo sia della sua opera che del male che l’ha condannata . Le sue fotografie non appaiono semplicemente determinate da stati emotivi personali ma sottendono la frequentazione di opere d’arte . Nel lavoro di Woodman si ritrovano gli echi e le suggestioni dei testi di Breton . In una lettera del 1980 a Edith Schloss , Francesca Woodman scrive
 
Vorrei che le parole avessero con le mie immagini lo stesso
rapporto che le fotografie hanno con il testo in Nadja di An-
drè Breton . Egli coglie tutte le illusioni e i dettagli enigmatici
di alcune istantanee abbastanza ordinarie ed elabora delle
storie. Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare
l’esperienza in piccole immagini complete nelle quali tutto il
mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli
occhi dello spettatore uscisse , come se derivasse dalla sua pro-
pria esperienza . (1)
 
Senza titolo,Boulder,Colorado,1972-1975 stampa alla gelatina d'argento

Il filo comune sembra essere quello delle Metamorfosi , evento che nella Mitologia e nella letteratura classica è carico di drammaticità ,a volte punitivo altre volte salvifico . Sono spesso immagini che sembrano farci presagire un precedente carico di pericoli e rischi che trovano soluzione nella dissoluzione nell’ambiente e nella perdita della propria identità . Il tempo lungo sembra suggerire il dinamismo , l’energia della trasformazione in contrapposizione all’annientamento. Se da un lato paiono immagini in qualche modo profondamente inserite nella storia dell’arte ciò che comunicano allo spettatore sembra la difficoltà , a tratti anche giocosa , di una donna giovane , adolescente o poco più , a trovare un posto , un modo in una realtà già data dalla natura e dalla storia . Sono immagini a volte di fuga , altre volte di compiacimento , raramente erotiche , raffigurazioni di qualcosa di “delicato” , aggettivo da lei stessa usato, di intimo e affascinante.

 
Bibliografia
Federica Muzzarelli , Il corpo e l’azione , Atlante ,2007 (1)
Isabella Pedicini, Francesca Woodman,Contrasto,2012 (2)
Francesca Woodman, SilvanaEditoriale,2010 (3)
 

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9 commenti

  1. Vidi per la prima volta l’opera di Francesca Woodman, mi pare nel 1997, a una mostra nell’ambito di “Modena per la Fotografia”, diretta da Franco Fontana; allora vedere la sua opera, contemporaneamente tenera e graffiante, mi diede l’impressione d’aver trovato, fortunosamente, nella polvere delle strade d’America una “perla”. Piera Cavalieri, in questo Post, ci coinvolge in un’esperienza di conoscenza profonda dell’autrice. Lei ha letto, indagando tenacemente e a largo raggio, anche fuori dai soliti territori della critica fotografica. Il risultato lo si legge nel riscontrare lo scrupolo di trovare gli indizi atti a rendere credibile una propria intuizione. Lei ha vissuto un’esperienza di cultura viva perchè dopo aver studiato ha messo in moto il propio pensiero e la sua sensibilità che le hanno permesso di trovare nuovi punti di vista sull’esperienza artistica di Francesca Woodman ed esporre un’analisi soggettiva molto illuminante e condivisibile.

  2. Avevo avuto modo, attraverso una presentazione sull’ opera della Woodman fatta a scuola da Giuliana Traverso, di iniziare a conoscere questa “artista”.
    Oggi ringrazio Piera Cavalieri per averci regalato questa riflessione profonda, ampia e intensa.
    Con questi post ci stimola e appassiona.
    Complimenti
    Orietta Bay

  3. Ritengo gli accostamenti e le analogie tra tecniche espressive profondamente interessante e coinvolgente.
    La capacità di inserire un artista all’interno del proprio tempo regala una saggia visione d’insieme utile ed educativa.
    Questa ricerca, eseguita da Piera in modo esaustivo e colto, ci regala innumerevoli spunti ed incoraggia il popolo di Agorà a scoprire e condividere altre personalità artistiche.

  4. Nelle librerie del centro della mia piccola città ci sono alcuni scaffali riservate alle grandi occasioni, qui in bella mostra si possono trovare libri scontati fino al 75% del loro prezzo. Molti di questi sono libri di fotografie, bellissimi, grandissimi e molto pesanti. Sono di un’attrazione unica ed è difficile resistervi essendo molto utili, cito a proposito solo alcuni casi: perfetti per fare da peso se si ha bisogno d’incollare qualcosa, ottimi per tenere in piega la riga dei pantaloni, mettendoli in pila si possono persino fare delle scalette tanto sono voluminosi. In un’abitazione direi che sono veramente indispensabili. Sono stato fulminato da quello che in copertina riportava il titolo “Le 100 foto più importanti di tutti i tempi”, come ci sono libri per le 100 canzoni più belle ma anche per le 100 più brutte, per le 100 città più grandi e le 110 più piccole, le 100 scoperte più utili e le 100 più inutili, forse manca solo quello per le 100 foto meno importanti. Nelle pagine di sinistra il titolo ed il nome dell’autore con una breve biografia, in quelle di destra la suo foto migliore a parere dell’autore del volume. Sfogliandolo ho potuto costatare che ci sono proprio tutte, così come tutti i più famosi fotografi. Solo per citare gli italiani in ordine di apparizione sfilano: Giacomelli, Secchiaroli, Gardin, Fontana, Mulas, Jodice, Ghirri. Il sette percento d’italiani tra i best a livello mondiale penso non sia male, ma è anche vero che il libro è edito in Itali. Prima che qualcuno pensi che ho sbagliato foto da commentare arrivo subito al dunque, infatti a metà del libro fa bella mostra di se anche “On Being an Angel” del 1977 di Francesca Woodman, subito dopo tocca a Cindy Sherman, l’altra grande fotografa della “corporeità” presentata in precedenza da Piera. Entrambe sia fotografe che modelle, sia soggetto che oggetto, sia immagine che immaginazione. Di questa doppiezza fotografica tanto caro alle donne occidentali, mi sembra meno per quelle orientali, si sono scritte molte ed interessantissime parole, e quindi non ci ritorno su, ma da fotografo che sta solo dietro (o di lato) alla fotocamera resto affascinato dalla loro particolare abilità nel pigiare sul pulsante di scatto mentre stanno da tutta altra parte. Autoscatto?

    1. Si riferisce siano autoscatti ma quand’anche non lo fossero ,per me, il fotografo è chi prepara l’immagine, il regista , l’autore

  5. Sono perfettamente d’accordo che il fotografo/a è il regista, l’autore, di tutto quello che serve per ottenere l’immagine finale. Considerato che siano in un settore foto amatoriale e molti fotografi partecipano ai workshop dei professionisti, le fotografie fatte in quei contesti allora di chi sono? Del regista che ha preparato tutto quanto serve per ottenere lo scatto finale o di chi ha prima pagato e poi pigiato il pulsante? Questi mie divagazioni sul tema non hanno l’intenzione di sminuire la grandezza della Woodman e l’importanza della recensione.

  6. Per me Francesca Woodman è fra i pochi grandissimi fotografi che ad un tempo hanno superato e riaffermato la connotazione del proprio mezzo espressivo, riempiendolo di nuovi contenuti e possibilità. Lei è fra i pochi che sono andati oltre e l’articolo evidenzia quanto ciò sia avvenuto per cosciente determinazione e non per casuale ispirazione, come la sua biografia potrebbe indurre a pensare.

  7. E’ difficile comprendere e parlare di un’opera così personale e complessa come quella di Francesca Woodman. Si ha sempre l’impressione di essere degli intrusi e ci sembra di non trovare mai le parole adeguate per cogliere il senso delle sue immagini, e sicuramente è così. Se non fosse che, nella mia esperienza di lettore di portfolio, ho incontrato diverse giovani ragazze italiane che mi hanno mostrato immagini simili, senza conoscere la Woodman, potrei anche tacere. Invece avendo toccato con mano il fenomeno debbo testimoniare che nell’autoscatto avviene un processo di rivelazione che ha esiti ineguagliabili con altri processi creativi. La ragazza che rappresenta se stessa alla propria coscienza, compie un’auto analisi intima capace di toccare con la complicità dell’immagine fotografica ciò che le è indicibile con la parola. Per la Woodman avviare questo processo creativo, interpretando il sentito con la poetica del Surrealismo, è stato mettere le ali alla sua espressione artisitica e ciò le ha permesso di conoscere il fascino misterioso che ha il “Non senso”. Ella ha costruito un mondo iconico senza limitazioni di sorta, mantenendo sempre alto il proprio senso del pudore che ha velato di grande eleganza il suo rivelarsi. In una persona l’eleganza espressiva è l’immagine intima della propria dignità ed è prova di grande dominio di se. L’utoscatto quindi non è solo un aspetto tecnico ma è una modalità espressiva in fotografia, poi giunge sempre quell’immagine che non si riesce a scattare da soli e allora c’è un amico che scatta per te, ma resta sempre un atoscatto come processo cretativo. Piera Cavalieri con la sua scelta delle immagini mi ha anche mostrato una Francesca Woodman molto consapevole di ciò che stava costruendo, il significato delle sue immagini pongono spesso in relazione anche elementi pubblici e in tal modo ella dilata la riflessione oltre la vita intima, ecco questo non l’ho mai trovato nelle altre autrici italiane che hanno realizzato opere nell’atto solitario e intimo dell’autoscatto.

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