ArchivioDai tavoli di portfolio

“Night Fever” – di Gabriele Milani

“Night Fever” di Gabriele Milani del Fotoclub Nove Livorno, Opera presentata a “Portfolio: istruzioni per l’uso” di Piombino.

Ogni fine settimana va in scena da anni lo spettacolo del week-end .Intere Generazioni lo hanno vissuto ed atteso durante la settimana tanto da santificarlo al pari di una divinità TGIF (Tank God It’s Friday-Grazie a Dio è Venerdi). Ogni fine settimana milioni di persone escono di casa ognuno con un proprio scopo : c’è chi è alla ricerca di se stesso, chi ha la speranza di scappare dai propri problemi, chi è alla ricerca dell’anima gemella e chi di un amore facile, chi ha da festeggiare una promozione, chi una nascita chi un matrimonio e chi deve dimenticare….

Tutte queste persone, se pur differenti, sono accomunate dal medesimo scopo sentirsi libere e in questo non esiste classe sociale, colore, sesso o nazionalità ma tutte cercano di abbattere quelle barriere e quegli ostacoli che la vita di tutti i giorni ci pone.

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13 commenti

  1. Non ho chiesto all’autore se quest’opera l’ha realizzata con un cellulare, ma è molto probabile. Sarebbe il terzo lavoro presentato in due settimane su Agorà Di Cult realizzato con questa particolare fotocamera e ne manterrebbe costante il linguaggio in B/N e l’aspetto molto personale della tematica affrontata. “Night Fever” è un opera narrativa tematica che entra in profondità nelle notti giovanili del fine settimana. Sono rari i lavori su questo argomento che giungono sui tavoli di portfolio e questo m’incuriosisce. Sarà il B/N, ma queste immagini portano la mia mente nelle atmosfere felliniane de “La dolce vita” o di tanti film degli anni ’60 di Michelangelo Antonioni, e allora l’idea centrale dell’opera ritorna sui temi di allora: l’incomunicabilità, la crisi esistenziale e la solitudine dell’uomo moderno. Non sembra siano trascorsi cinquant’anni.

  2. Gent.mo Direttore,
    Prima di dar risposta alle sue domande la ringrazio per le parole e per aver centrato il significato del mio progetto. Il lavoro é stato realizzato interamente con una reflex semi-professionale ma la preparazione in fase di scatto di ogni singola foto e una minima ma mirata post produzione hanno permesso di perdere o acquisire definizione la dove il percorso narrativo evolveva.I tagli e le inquadrature sono ispirate agli scatti dei cellulari .

    1. Dopo la perplessità spero che venga la spiegazione così da poter comprendere un differente punto di vista

  3. Guardando questo lavoro ho provato le stesse sensazioni di Silvano Bicocchi.
    L’atmosfera creata ci ricorda sicuramente il tempo “felliniano” e la bionda ragazza sembra farci rivivere il mito di Marilyn Monroe. Ad accentuare questo ha contribuito l’aver utilizzato il b/n e la scelta dei simboli rappresentati, che erano già tali negli anni 60/70.
    E’ certamente interessante riflettere che nonostante sia passata tanta acqua sotto i ponti, in fondo, nel cuore dell’uomo ci sono sempre le stesse ansie e le stesse ricerche.
    Orietta Bay

  4. Il lavoro di Gabriele Milani sulla febbre del sabato sera, devo dire che mi lascia alquanto perplesso, come l’amico Marco Nicolini…e non è la tecnica, nè il tentativo di rendere in postproduzione l’effetto cellulare( quanto avrei preferito che le foto fossero state scattate veramente con un cellulare!!)a farmi sorgere dei dubbi, quanto piuttosto la scontata retorica di queste immagini: l’abuso di alcool, lo sballo, i visi sfatti, sono tutte figurazioni che abbiamo visto e rivisto tante volte, ma che non riescono a colpirmi allo stomaco, come invece mi sarei aspettato nella trattazione di un tema del genere. Risultano invece immagini (pur ben composte e ben realizzate)un po’ stereotipate, come se l’autore si fosse più preoccupato di rendere fotograficamente l'”effetto cellulare” piuttosto che del contenuto del lavoro.

    1. La ringrazio per il suo parere . Non é stato ricercato”l’effetto cellulare” (solo il taglio in quanto credo sis raro partecipare ad una “serata danzante” con una reflex)ma bensì l’atmosfera

    2. Io credo che con questo “Night Fever” non si voglia colpire allo stomaco, ma anzi, il contrario. Io credo che si voglia più sfatare questo mito delle notti trasgressive mostrando che poi, alla fine, trasgressive non lo sono affatto. Son due dita di alcol in più, musica che batte forte sui timpani e scuote, voglia di far un pò gli scemi per una sera senza grossi strascichi deleteri. toh, al massimo un mal di piedi. Non leggo infatti incomunicabilità, ma amicizia e condivisione.
      Patrizia Puccini

  5. Gabriele, complimenti per il tuo portfolio, nonostante la tua giovane eta` hai creato un lavoro molto maturo, questo fa ben sperare per il futuro, non puoi che migliorare. Forza Fotoclub 9 siamo i “meglio”. Saluti Roberto

  6. Trovo in questo lavoro un alone di tristezza, nonostante le immagini riproducano personaggi sorridenti ma che ostentano un divertimento che forse fino in fondo non c’è.
    Vedo nelle diverse figure rappresentate un’unico obiettivo: quello di una distrazione a tutti i costi attraverso due classici veicoli (l’alcool e la musica) che combinati assieme moltiplicano la loro proprieta’ di offuscare la mente e i sensi dando il tanto sperato quanto falso divertimento.
    Trovo assolutamente chiaro il concetto di incomunicabilità, di crisi dei valori e di perdita di coscienza.
    Come gia espresso in precedenza, il bianco e nero e la post contribuiscono a dare al progetto una patina di anni 60.

  7. Provo a dare una interpretazione del lavoro, più per confrontami con altre visioni che per dare un’opinione.
    Per me la protagonista è la bionda Marilyn, trascinata da un calice di nero in una realtà cupa dove lei si ritrova sola a danzare. Altre persone sono attorno a lei ma non con lei e un’altra bevanda, forse più carica, diminuisce la lucidità tanto che lo stesso bere ancora è non cosciente e la porta ad abbandonarsi senza controllo sopra altri che hanno ceduto prima.

  8. io trovo frammentaria l’opera nel suo insieme e in alcune immagini non trovo la coerenza di linguaggio nell’ uso diverso delle tecniche.
    Trovo comunque espressi i sentimenti di forzatura di divertimento che i ragazzi vanno cercando in nome di una libertà che realmente nessuno di loro ha , fatta di gesti condivisi ,imitati, per non sentirsi isolati. Si divertono in gruppo ,per non dire in massa ,ma con poca convinzione.

  9. Dopo la perplessità la spiegazione: visti i diversi pareri ho voluto vedere e rivedere questo lavoro, la perplessità rimane.
    A mio avviso sembra un lavoro casuale , rappresenta varie situazioni slegate l’una dall’altra in una forma difficilmente leggibile, più per uno scambio di informazioni che vedo bene tramite facebook che per rappresentare uno spaccato di vita notturna attraverso una rappresentazione fotografica nel contesto narrativo tematico. La fotografia è altra cosa,la tematica è molto intrigante, l’oggetto del contendere è attuale, grave da rappresentare come monito ai giovani sempre scollegati, ma il linguaggio usato, sempre a mio modesto avviso, non riesce a far comprendere il messaggio. Poi ognuno ci può vedere nulla o tutto…siamo arrivati a percepire in questo lavoro perfino Marilyn Monroe!!!

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