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L'insidiosa sostanza del guardare – di Giuliana Traverso, da Orietta Bay

 “L’insidiosa sostanza del guardare”
(2008)

 Riflessioni su Giuliana Traverso di Orietta Bay

Il saper “guardare” non è privilegio di tutti. Oggi più che mai nella fretta della vita moderna “vediamo tanto”, siamo invasi, circondati, come immersi in un mondo popolato da immagini, ma “guardiamo poco”.

La differenza pare sottile ma è invece abissale, fondamentale.

Il guardare investe tutto noi stessi, ci prende, fagocita i nostri sensi e il nostro pensiero per portarci dentro l’oggetto che ci ha attratto e ci fa captare nuove sensibilità.

Esalta la creatività; ci mette le ali e acuisce il desiderio di affermare il proprio sè.

La Traverso è Artista Fotografa e conosce  questa differenza, e le sue implicazioni.

E , forse, è in questa sorta di “messa all’erta” che si nasconde il significato del titolo di questo suo lavoro.

Come se volesse, da subito, in modo sotteso, avvertire che la conoscenza, se parte dal guardare, ci incamminerà su un terreno non facile. Sarà un percorso, in parte, faticoso. Servirà essere preparati. Servirà l’agilità  del passo che accelera e va oltre, per portarci alla meta vittoriosi, superando“le insidie”.

E le sentiamo…ci arrivano addosso da subito.

Già dalle prime immagini ci coglie un senso di straniamento. Siamo trasportati in uno spazio che di reale ha solo qualche accenno. Sentiamo come un vento che ci agita e scompiglia le sensazioni.

Ci troviamo in un paese della fantasia dove le cose sono sfuggenti, vaghe. I colori sono spariti, rimane il sapore della memoria, di come potevano essere.

Ci appaiono geometrie che scivolano nel vuoto di immaginifiche nuvole, scale che portano a case che sembrano uscite dal paese dei sogni. Un nuovo paese delle meraviglie, in un susseguirsi di suggestioni che aprono il nostro sguardo e lo transitano al di là.

Aleggia in tutte le immagini un profondo senso del mistero. Quel mistero che è sempre presente in tutti i lavori della Traverso, una sua ricerca continua di spiegazioni sul perché degli accadimenti e della stessa vita.

Ci sono, in questo paese, presenze come congelate. Sono bimbi , angeli, statue e animali, raffigurati nella staticità di un atteggiamento, come attoniti, in attesa. Spuntano tra la dissolvenza simbologie forti, e ci appaiono campanili e orologi, e ancora finestre vuote come occhi indagatori.

Un lavoro intenso, profondo che è riflessione intima su se stessi e i valori della vita.

Ci costringe con queste immagini a considerare la caducità degli affetti e delle cose.

Non però una considerazione che porta allo scoraggiamento e al buio del nulla ma ad una trasformazione in nuova armonia che cerca la strada per ricreare vita e spazi.

E’ in sintesi un lavoro di speranza. Ne sentiamo conferma nell’immagine che a congedo dell’opera la Traverso ci porge. E’ Lei Artista e Protagonista che risorge e ci invita a imitarla.

E’ Lei che ci ha condotto attraverso un mondo immaginifico perché immaginando troviamo la gioia che si nasconde vicino a noi e impariamo ad afferrarla.

Emerge, con incisività, in questo lavoro quella che è la cifra stilistica e poetica della Traverso: un’inquieta continua ricerca sui significati profondi dell’essere che ci propone ogni volta da angolature diverse e attraverso variegate scelte tecniche che sono segno della sua  costante capacità  di reinventarsi proponendoci  sempre altri e più profondi stimoli.

Orietta Bay

 








 

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9 commenti

  1. Giuliana Traverso è una fotografa dal gusto estetico raffinato e con un identità artistica molto vivace che esige, nella propria ideazione, una costante innovazione stilistica. Per lei ogni opera deve essere risolta in modo originale e sorprendete anche nella poetica visiva, scegliendo una diversa appropriata soluzione iconica. Questa rigorosa dinamica creativa è rara, e rappresenta un segno inequivocabile di progettualità globale che va dalla scelta tematica a quella linguistica. Evidentemente “L’insidiosa sostanza del guardare” è un’opera creativa, perché la realtà è pretesto per creare una nuova visione soggettiva più legata all’immaginazione che alle cose. In questo caso, come sarà per tante altre opere, la connotazione è vera sostanza nella formulazione del significato di ogni immagine e dell’idea centrale. Altro tratto emergente nell’opera della Traverso è la drammaturgia che viene compiuta nella sequenza fotografica, la quale tocca tante corde della sensibilità umana: ma dal dolore sempre fa sbocciare la speranza.

  2. So che Giuliana non si offenderà se mi permetto di definirla la Jackson Pollock della fotografia italiana e mondiale. Come lui reinventa ogni volta il pennello, la tavolozza e la tela della sua ultima opera. E come l’artista americano, nel versare apparentemente senza ordine e senso la vernice che gli offre la luce dal barattolo fotografico sul materiale sensibile realizza una apparente astrazione visiva che tradisce la forza della sua, concedetemi l’ossimoro, irrazionale progettualità. E’ una artista che non si arroga il diritto-dovere di definire tutto prima dello scatto ma lascia libera la sua emozionalità mentre lo realizza. E fonde e profonde semplici ingredienti nel crogiolo creativo: uno spicchio di realtà a soffriggere nella sua bollente immaginazione. Buono il piatto visivo? Assaggiate, certamente nulla a che vedere con la noia dell’omologazione dei Fast Food visivi della fotografia artistica che ci propinano quotidianamente. E non poteva che essere Orietta Bay a scrivere questo pezzo con il cuore e la ragione, perché conosce la Giuliana donna e la Giuliana fotografa meglio di ogni altra persona su questa terra.

  3. Un lavoro carico di sollecitazioni per chi guarda prendendosi tutto il tempo necessario per assaporare e farsi conquistare da queste bellissime, profonfe immagini. Cara Orietta, quanta verità nell’incipit della tua presentazione.

  4. Già nel primo post dedicato al lavoro della Traverso, affermavo che le sue foto spesso mi inquietano e mi portano sul sentiero di una riflessione attenta e mai scontata. Proprio per tale ragione sovente mi domando cosa ha voluto fotografare, come ha realizzato certe immagini ma soprattutto perché.
    Anche da quest’opera, dopo un primo momento di sconcerto, sono stato rapito, affascinato e davanti a me ho visto sfilare non una serie di foto ma una sequenza di “sogni/profondi pensieri” che mi hanno toccato ed emozionato con forza e vigore. Le prime due immagini, con quell’atmosfera “svanita, quasi impalpabile e con il tempo che inesorabilmente ci avvolge”, le trovo davvero straordinarie e di rara bellezza. Ma osservando attentamente ogni singolo scatto del racconto non penso soltanto a quanto effimera sia l’umana esistenza ma anche a quanta forza quest’ultima ci offre e allora sogno la libertà.
    E’ un lavoro molto maturo e che soltanto chi ha intensamente vissuto e meditato sui tanti misteri della natura credo possa realizzare. Ma l’emozione ci arriva anche per lo stile fotografico così fresco, giovane e moderno, elegante, con il quale la fotografa dimostra ancora una volta che i “veri maestri” sono coloro non smettono mai di imparare.
    Infine un pensiero per Orietta che con i suoi interventi puliti e ben articolati ci permette di conoscere così in profondità questa poliedrica ”maestra” della fotografia italiana.
    Roberto Montanari.

  5. L’amore per questa arte visiva che riesce
    a trasmettere Giuliana va oltre ogni tipo
    e modo d’ insegnamento.
    Le sensazioni, le emozioni, le vibrazioni che
    riesce a trasmetterti vanno oltre l’umana
    comprensione e capacità.
    Giuliana È oltre !!!
    Essere “una sua allieva” è un privilegio
    perché non solo ti porta per mano
    modestamente e garbatamente
    nel mondo della fotografia, ma ti inizia
    alla vita….per questo per me è come
    una madre : mi ha fatto nascere!
    Grazie “Capetto” sei indelebile
    nel mio cuore.
    Roberta Fassio.

  6. Il testo originario dell’intervista citata, inserite tra parentesi, non è visibile nel primo post, ora l’ho modificato per renderle più comprensivo.
    Da Monografie Fiaf, Giuliana Traverso Autore dell’anno 2000, a pagina 19 nell’intervista Giorgio Tani “Parole scambiate” chiede il Presidente all’Autrice:
    ……in camera oscura come ti trovi? Risponde Giuliana: perfettamente a mio agio. E’ bellissima la camera oscura, è il luogo dove la mia testa in profonda rivoluzione trova calma, pace, quiete. Le ore passano senza che io me ne accorga. Solo che mentre una volta mi piaceva restare da sola, ora ho bisogno di un assistente, Orietta per me è assolutamente indispensabile, da sola non amerei più entrare nel buio. Forse Orietta è la mia luce………
    Le foto nella raccolta della monografia sono inserite in ordine cronologico, solo nella parte finale compare il colore. Prima in un timido viraggio, poi in una struggente e stupefacente tavolozza di variazioni cromatiche che rafforzano in modo sublime la forza evocativa della suo modo di fare fotografia, da tragedia greca, da funerale della gente del sud Italia. Il suo personalissimo bianco & nero dona nobiltà, ma il colore lo rende vivo, cuore pulsante, sangue sgorgante. Quindi mi sfugge nello scandire del suo tempo e della sua vita questo lavoro, presentato ora da Orietta, nella sua incerto cromatismo.

  7. Mi pare giusto che riferisca che questo lavoro è stato realizzato da Giuliana Traverso nel 2007.
    L’opera è stata esposta nel 2008 al Museo di Palazzo Rosso in occasione del conferimento all’autrice del “Premio Mario Novaro per la cultura ligure nel 2008”.
    Oltre alla mostra è stato pubblicato anche un catalogo con recensioni di importanti personalità della cultura umanistica e fotografica edito da “Le mani”.
    Orietta Bay

  8. Vedo che Lei, Maurizio, è informatissimo.
    Grazie, La farò sorridere ma oggi all’età di 82 anni sto seriamente pensando perchè ho sempre detto a tutti che sono una bianconerista.
    Da Giuliana Traverso appassionata del colore, presto, arriveranno a tutti piacevoli sorprese.
    Giuliana Traverso

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