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Garry Winogrand – Prima parte di Olga Micol

GARRY WINOGRAND – Prima parte di Olga Micol

“Ho osservato e studiato con cura con la macchina fotografica gli Stati Uniti per cercare di capire ed imparare chi fossimo e quali fossero i nostri sentimenti, quale sia stato il significato della nostra storia passata e di quella che stiamo vivendo”.(Garry Winogrand)

Si è inaugurata in aprile a San Francisco, al San Francisco Museum of Modern Art, una mostra fotografica, su Garry Winogrand, il grande maestro che ha inventato la Street Photography e che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca di immortalare l’umanità nelle strade con il suo obiettivo.

La grande retrospettiva è stata organizzata da SFMOMA e Leo Rubinfien ha selezionato il suo vasto archivio fotografico di Winogrand presso il Center for Creative Photography di Tucson e ne è stato il curatore.

Per questa occasione sono state stampate più centinaio di foto inedite. L’esposizione, lungamente attesa, rimarrà aperta fino al 2 giugno 2013 e tra il 2014 e 2015 verrà portata alla National Gallery of Art di Washington, poi al Metropolitan Museum of Art di New York, al Jeu de Paume di Parigi, e alla Fundación MAPFRE di Madrid.

Garry Winogrand, (New York nel 1928 – Messico nel 1984) ha iniziato a fotografare a metà degli anni ‘40 durante il servizio militare e dopo vari corsi ha acquisito i principi di base della fotografia di strada. Si è ispirato molto alla fotografia sociale di Walker Evans e Robert Frank. Negli anni 50, ha usufruito di numerose borse di studio e ha iniziato a fotografare come freelance, la vita di New York e di Los Angeles eventi politici e culturali, conferenze e manifestazioni di protesta con una macchina fotografica a telemetro Leica M4 e con obiettivo grandangolare 28 mm. e con messa a fuoco manuale.

Winogrand morto prematuramente all’età di 56 anni, ci ha lasciato ben 250 mila immagini inedite, tra cui circa 2500 rullini non ancora stampati.

Ha lavorato spesso a fianco dell’amico Lee Friedlander e insieme hanno scattato un numero enorme di fotografie (nell’ordine delle centinaia di migliaia), con il sostentamento economico della Fondazione Guggenheim e sono diventati i promotori della street photography, una derivazione della straight photography .

La street photography, fa largo uso dei principi e delle tecniche della straight photography, ma a differenza di quest’ultima, si prefigge l’obiettivo di essere uno specchio della società con una spiccata enfatizzazione della componente ironico-artistica. Queste foto venivano scattate con obiettivi “semplici” e in bianco e nero, per dare la massima evidenza alla naturalezza dell’attimo di vita quotidiana catturato.

Il suo grande ispiratore è stato Walker Evans pioniere della “fotografia sociale” che ha documentato i quartieri poveri di New York, con la Grande depressione degli anni trenta, catturando con il suo obiettivo, ritratti di donne e bambini nella quotidianità delle fabbriche e dei campi di lavoro. Sono la testimonianza più eloquente del disagio della popolazione meno abbiente, contenendo peraltro una bellezza espressiva e artistica.

Winogrand ha sempre rifiutato qualsiasi tipo di categorizzazione, sostenendo di non essere un “fotografo di strada”, ma semplicemente un “fotografo”, spinto dalla curiosità di scoprire come, ad ogni scatto, la fotografia sottoponga la realtà ad un inevitabile processo di trasformazione. “La fotografia è scoprire ciò che può accadere dentro una cornice. Quando metti quattro bordi attorno a dei fatti, cambi quei fatti”

Winogrand si è affidato al proprio istinto e al potere della fotografia di vedere di più di quanto possa fare l’occhio umano, ponendosi in naturale antitesi con la teoria della pre-visualizzazione di Ansel Adams e Edward Weston.

Olga Micol

“La fotografia non è cosa si fotografa, ma ciò che appare al fotografo”

(Garry Winogrand)

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2 commenti

  1. Grazie a Olga Micol siamo introdotti all’incontro col grande fotografo Garry Winogrand che ha dato un importante contributo a liberare, nella fase dello scatto, la visione fotografica dalla rigidità della gabbia prospettica, che inevitabilmente chiede il rispetto dei valori strutturali della composizione. Nelle intenzioni dell’autore, la fotocamera è impiegata, più che nella rappresentazione del mondo, per dare valore umanistico ai segni e ai simboli che danno significato alle situazioni della vita ordinaria. Sul percorso tracciato da Walker Evans e consolidato da Robert Frank, Winogrand con le sue affascinanti situazioni, colte nascostamente in ogni spazio esistenziale, ci rappresenta gli americani secondo la propria interpretazione soggettiva. Come nella poetica surrealista, il suo è prima di tutto un occhio attento ad ogni incontro e composizione di senso generato dagli accostamenti più improbabili visti nella casualità della vita. E’ una fotografia che allo scatto è manifestazione profonda della percezione e dell’intuizione di particolari significati della vita e che una volta stampata promuove il pensiero nel lettore oltre la logica, dentro all’enigma misterioso che è nell’essere umano, nelle più improbabili situazioni. E’ paradossale che egli raggiunga questo scopo inevitabilmente attraverso una straordinaria e innovativa composizione, che per la rapidità dello scatto ha fatalmente potuto solo immaginare e raramente vedere nel mirino della sua fotocamera.

  2. ..non sono andato al San Francisco Museum of Modern Art (!), ma ho navigato un po’ in internet alla ricerca di qualche altra immagine di questo autore che non conoscevo. Ne ho trovate diverse che ben illustrano la sua ricerca.
    Il mio primo sentimento di fronte a queste fotografie è di confronto con la situazione “operativa” in cui ci troviamo oggi, quando decidiamo di effettuare delle riprese in strada: diffidenza, sospetto, a volte rifiuto netto di farsi riprendere (a volte anche pericolo) a fronte della semplice curiosità di tempi passati…
    La seconda sensazione è di “fascino”: la street photography consente di vivere particolari atmosfere e stati d’animo che rimangono impressi nella propria esperienza, sia per il rapporto fisico diretto e ravvicinato con questo ambiente (che solitamente si vive frettolosamente e dedicando poca attenzione) sia – soprattutto – per il rapporto che si instaura con le persone.
    Riuscire poi ad individuare delle aree di intervento specifiche da approfondire (es. in Winogrand la donna) risulta ulteriormente stimolante e di soddisfazione.
    Benvenuti quindi gli smartphone: decisamente più “tollerati” (anche di una semplice compattina), consentono di operare in maniera più disinvolta e puntuale, con una resa qualitativa a volte impressionante.

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