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Frammenti di vita – di Silvia Tampucci

Frammenti di vita – di Silvia Tampucci
Opera presentata a “Portfolio: istruzioni per l’uso” 2013 di Piombino.
“Frammenti di vita” e’ un piccolo scorcio autobiografico che si propone di descrivere ed identificare se stessi attaverso la semplicità e banalita’ dei nostri gesti quotidiani, cercando di esprimerne il “peso” e l’ importanza, identificando in qualche modo la nostra persona. Siamo come racchiusi nella quotidianità di azioni, che scandiscono il tempo a nostra disposizione e sono immortalate dando valore ad ognuna di esse tanto da imprimerle nella memoria.La scelta dello stile e del colore puo’ comunicare un certo disagio della persona nell’affrontare la routine dell’inizio giornata ma e’ semplicemente dettato dal voler evidenziare dinamicita’ e meccanicita’ della consuetudine dei gesti.

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4 commenti

  1. “Frammenti di vita” di Silvia Tampucci è un’opera animata da un’idea narrativa tematica per la visione soggettiva dell’inizio della propria giornata. E’ un portfolio breve, come è breve il momento raccontato, di ottimo impatto emozionale per il suo linguaggio fotografico di forte espressività. In questo risultato ha un notevole ruolo il particolare viraggio del monocromo che con il forte ritmo gestuale, evidenziato dal mosso, trasmette quel velo d’ansia sempre presente nei ritmi del quotidiano. Ma a completare il quadro di senso autobiografico sono i simboli che rompono la fredda sequenza della routine mattutina con la posta in gioco dei sentimenti e le relazioni: l’affettuoso rapporto col proprio cane, i segni identitari come l’agenda, i gioielli e l’abbigliamento che ogni giorno l’autrice indossa per costruire la propria immagine di persona. L’ultima immagine rappresenta il momento di uscire di casa, per la passeggiata col cane, e segna la fine delle ritualità che dal risveglio l’ha portata ad entrare nella vita collettiva. Non è difficile accompagnare Silvia Tampucci nei moti psicologici di questo momento d’avvio del giorno. Ognuno di noi, che ha i propri tempi e ritualità, forse rimarrà sorpreso nel constatare come l’autrice abbia dimostrato che la fotografia sia capace di dilatare il senso del tempo meccanico, evidenziando il veloce scorrere del complesso mondo di sentimenti che al mattino danno senso a tutta la nostra vita. Complimenti vivissimi per l’efficace narrazione autobiografica.

  2. Silvia Tampucci ci presenta un’opera che ci attira perchè ci riguarda.
    Parla di lei ma nelle sue azioni ci possiamo ritrovare.
    C’è nella sua scelta di descrivere gesti semplici, quelli che si compiono ogni mattina, a volte quasi in automatico, racchiuso il desiderio di valorizzare ogni momento per scoprire lo speciale che è presente in ogni cosa che facciamo. Nulla è mai identico, ovvio, scontato.
    Così come ciascuno, anche nella ripetitività delle azioni di ogni mattina, è unico, speciale. Si manifesta.
    Anche la scelta cromatica è enfatizzante nel dar peso alle azioni. Un peso, che come sottolinea l’autrice, nella breve presentazione del suo lavoro, non è fatica del fare, ma rimarcarne ed elevarne la qualità.
    Una riflessione sull’importanza di tutto ciò che facciamo per saperlo meglio apprezzare.
    Complimenti.
    Orietta Bay

  3. Credo che in questo lavoro, sia possibile leggerci anche un nuovo modo di essere donna nella società attuale. Una donna che non rientra nel facile schema della famiglia tradizionale.
    E’ una donna che si muove in una vita fatta di punti fermi: un cellulare che fa da sveglia, un’agenda senza impegni con chiavi di auto e casa a disposizione, il caffè espresso, i gioielli.
    Ma quello che più è significativo è quello che non c’è in queste immagini: non ci sono riferimenti ad una figura maschile. Figura che, in questa routine di giovane donna, viene sostituita addirittura con un cane.
    Trovo l’immagine di quelle babbucce pelose che escono dal buio della notte e che guardano verso il cuscino su cui dorme il cane, molto significativa per questa chiave di lettura.
    Un bellissimo lavoro di sintesi secondo me.

  4. Trovo interessante la qualità del monocromatico dal forte contrasto, la composizione sempre molto bella ed efficace, e l’utilizzo della fotografia per descrivere le cose semplici, ma intime, per raccontare di se non partendo dall’evento vissuto, passato, dalla raccolta e dalla composizione estemporanea di una serie di foto in divenire, ma utilizzando il fraseggio formale del racconto autobiografico consapevole.
    Come in una “fotocronaca” del vissuto, l’autrice è protagonista e al tempo stesso registra delle sue azioni.

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