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Vita di Zhi Cheng – di Antonio Presta

Vita di Zhi Cheng – di Antonio Presta

 

Nella periferia di Roma, in una zona commerciale, una famiglia cinese gestisce un ingrosso di abbigliamento per bambini ,all’interno del quale trascorre le intere giornate un bambino di 3 anni, Zhi Cheng.

Zhi Cheng, con i sui giocattoli ,costruisci il suo “asilo” all’interno del capannone tra scaffalature e stand, incurante della gente.

I suoi giochi elettronici e lo smartphone dei genitori, sono i suoi compagni di gioco.

Il suo sguardo, a volte adulto e consapevole della sua realtà, è impenetrabile anche dalla mia macchina fotografica, non regalandomi il sorriso che tutto il giorno ho cercato, quello di un bambino.

La madre Linjie vigila, durante il suo lavoro le azioni del figlio, che accudisce con le dovute attenzioni ,con il padre Xuanen e la nonna Bao Yue.

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4 commenti

  1. “Vita di Zhi Cheng” di Antonio Presta è un’opera animata da un’idea narrativa tematica per l’interpretazione soggettiva di una particolare realtà condotta dall’autore. Interessante è la scelta tematica che rivolge l’attenzione a una storia silenziosa dell’ordinario quotidiano. La narrazione è attenta ai segni della vita familiare, che si svolge nel nonluogo dell’ipermercato, e in particolare ai momenti salienti della vita del bambino. Buona la scelta cromatica di colori saturi e luminosi. Importante è il ruolo degli ampi spazi dell’ipermercato, nel rappresentare le scene di vita ambientate. Antonio Presta ci pone a contatto con i nuovi sentimenti del contemporaneo, dove l’abbraccio della mamma è quello di sempre ma la casa creata in un angolo di un ipermercato è una forte metafora della condizione del popolo degli immigrati. Complimenti all’autore per la delicatezza e la sensibilità con la quale ha trattato il tema.

  2. Un inedito ed originale racconto per immagini, quello di Antonio Presta, che apre una finestra sulla vita di una famiglia cinese all’interno di una delle tante attività commerciali da loro gestite. Queste immagini riescono ad illustrare la vita di tutti i giorni di una qualunque famiglia ,che perde ogni connotazione razziale e diventa semplicemente “la famiglia” . Le fotografie sono ben composte e ben impaginate e ci fanno capire quanto deve essere stato difficile per l’autore riuscire a muoversi in modo così discreto, ma efficace, all’interno di queste realtà spesso chiuse e diffidenti. Complimenti vivissimi all’autore!

  3. Credo davvero che il lavoro eseguito da Antonio sia molto significativo. Non è facile riprendere fotograficamente un luogo , una storia, un lavoro ,una famiglia cinese. I cinesi sono tanti, sono ovunque , e il loro lavoro è utile anche alla nostra crisi economica (volendo sottolineare l’aspetto economico ) Ma a differenza di altri immigrati sono gruppi chiusi fanno pane per conto loro si dice a Modena . I cinesi che escono dalla Cina sono coloro che provengono da zone arricchite prima di altre ,zone dinamiche e aperte coloro che hanno avuto maggiori contatti con l’esterno, questo li differenzia da altri immigrati .
    Il portfolio esprime un quotidiano tranquillo di una famiglia cinese, non privo di sacrifici , un non luogo che diventa luogo abitato ,luogo degli affetti, luogo delle relazioni ,luogo intimo alla sera quando la saracinesca si chiude . La vita del bambino è determinata e condizionata dalla stessa vita dei genitori .

  4. Riprendendo i commenti precedenti, credo che il principale valore di questo lavoro sia stata la capacità dell’autore di entrare in relazione, in intimità con queste persone che per la loro cultura e condizione sono normalmente chiuse e diffidenti.
    Lo dimostra la fiducia che gli hanno dato concedendogli di riprendere situazioni credo al limite della norma come la “cucina di reparto”.
    Opportuna anche la scelta cromatica che ripropone la chiassosità estetica dei loro negozi.
    L’unica nota che mi da un po’ di tristezza è la solitudine del bimbo senza coetanei.

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