ArchivioDai tavoli di portfolio

Gente di Barcola – di Faino Luciana

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Per me Barcola è un posto unico.

Quando sono arrivata a Trieste era inverno e non riuscivo ad immaginare come sarebbe stata l’estate.

Quando finalmente è arrivata ho avuto una bellissima sorpresa: mi sono trovata come in un altro mondo, per me nuovo.

Vengo da una città in cui per andare “al bagno” (come dicono i triestini) bisogna fare almeno 1.200 chilometri; per questo motivo rendermi conto del rapporto che esiste tra “mare – sole – persone” mi ha veramente meravigliato, al punto da voler documentare questa quotidianità.

Soprattutto il legame che le persone di età adulta hanno con il mare: è una relazione molto intensa, al punto di esere parte della sua routina.

Faino Luciana
 
 

Gente di Barcola

 di Faino Luciana

 

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8 commenti

  1. “Gente di Barcola”, di Faino Luciana, è un’opera animata da un’idea narrativa tematica per la rappresentazione soggettiva di una realtà balneare.
    Con questo portfolio, che segna il suo esordio, la giovane autrice ci porta a conoscere le abitudini dei triestini durante i mesi estivi.
    La capisco, avendo visto questa città stupenda in diverse stagioni… anche con la bora nera.
    Ora che TriestePhotoFestival è all’ultima domenica d’agosto chi partecipa può conoscere la città nella sua atmosfera estiva, davvero stupenda e unica.
    Il portfolio ha come tema il comportamento dei triestini “al bagno” ed in particolare l’attenzione dell’autrice si è rivolta alla generazione anziana.
    Il profilo colore presenta una forte saturazione cromatica che esalta l’abbronzatura e rende un po’ caricaturale l’atteggiamento conviviale improntato alla massima libertà e piacevolezza.
    Ne esce il ritratto di una generazione che a suo modo sa giocare con la riva del mare che immagino colpisca una giovane donna per il rituale ricco di semplici sicurezze e di pacifico piacere di condividere il momento balneare.
    Complimenti a Faino Luciana per aver saputo rappresentare con una propria visione una realtà quotidiana che sappiamo essere sempre un arduo esercizio.

  2. Interessante notare che molti protagonisti di queste immagini leggono e ancor più colpisce la modalità di lettura di questa generazione più adulta. Il cartaceo vince! Quotidiani e riviste sono i preferiti. Il bluff del pesce straniero a tavola mi sembra un inizio azzeccato e che diverte.
    Piera Cavalieri

  3. A mio avviso il lavoro è molto interessante dal punto di vista antropologico. Si inserisce in quel filone dell’antropologia sociale che, fotograficamente parlando, trova in Martin Parr il più alto rappresentante. Uno spaccato generazionale che ci aiuta a comprendere abitudini e comportamenti sociali di una parte della popolazione triestina, ma estendibile a molte altre zone d’Italia.
    Personalmente però trovo l’aspetto visivo migliorabile: la postproduzione sembra un po’ “ruffiana” e alcune inquadrature molto migliorabili. Ad esempio, sempre secondo il mio parere, la fotografia dell’uomo seduto contro la parete azzurra accanto alla porta grigia, avrebbe potuto essere graficamente migliore con una ripresa frontale che creasse un “effetto silouette” della figura contro lo sfondo azzurro. Detto questo complimenti, se questo è l’inizio non si può che avere aspettative!

    1. Gentile Marco: grazie per il suo commento e, sopratutto, per il suo consiglio. Per me è molto importante condividere altri punti di vista ed imparare sempre.
      Approfitto l’opportunità per ringraziare alla FIAF e al signore Silvano Bicocchi che gentilmente mi hanno dato la possibilità di far vedere il mio lavoro.

  4. Ho transitato da Trieste lo scorso Luglio, non c’ero mai stata nel periodo estivo, e non mi ero mai posta il problema di dove la gente andasse al mare. Le prime persone che ho visto a prendere il sole in strada, ho pensato fossero impazzite, andando avanti sul lungomare mi sono resa conto che era la loro quotidianità. Per me abituata a lunghe spiagge, a vivere il mare canonicamente vedere una situazione così surreale mi ha stupito non poco. L’autrice è riuscita a catturare la quotidianità di queste persone nella loro “spiaggia” che non c’è. I loro gesti sono gli stessi che si possono trovare in altri fruitori della spiaggia che sia Rimini o la Versilia, a differenza che qui la spiaggia non esiste. Chi legge, chi gioca a carte, chi dorme. Tutto uguale. Accontentandosi di sdraio di fortuna fatti da muretti, o stendere il proprio telo sul marciapiede, va bene tutto, pur di non rinunciare al sole, al mare. Mancano i giovani in queste foto, è vero, forse perché sono quelli che si fanno i 1200km, chissà. Mi piace molto la cromaticità data dall’autrice, esalta gli azzurri, fa si che le foto siano sempre solari.

  5. Come Annalisa Fossi, io abituata a Genova, mi sono sentita smarrita quando mi son trovata a dover passare su quella che io consideravo una passeggiata lungomare ed invece era luogo per fare bagni di sole. Ma oltre al ricordo di questo stupore il lavoro di Faino Luciana riesce a farci sentire in modo efficace lo spirito gioioso che caratterizza molti triestini. Pare svelarcene il carattere e il senso di libertà che anima i loro comportamenti. La dominante cromatica è accattivante e aiuta a far sentire la calura di quelle giornate in cui non soffia neppure un poco di “borin” (spero si dica così. Magari qualche triestino vero ce lo dirà). “Gente di Barcola” è uno spaccato di vita sociale, unico per la modalità che lo caratterizza ma universale per il bisogno che sottende. Trovare un poco di buona vita, uno spazio in cui rilassarsi senza troppe convenzioni.
    Complimenti alla giovane autrice.
    Orietta Bay

  6. Il mare c’è, in molte foto è ben in evidenza con il suo blu intenso, ma sembra che i protagonisti lo considerano una presenza troppo famigliare, ormai così tanto scontato da non dagli interesse: chi legge, chi dorme, chi mangia, chi gioca, chi prende il sole…. nessuno sguardo rivolto al mare. Parla di infinito l’orizzonte, ma sembrano parole non ascoltate, il piccolo mondo dei bagnanti, isolato da un parapetto che si sovrappone alla linea dell’orizzonte, vive la sua quotidianità di comportamenti.
    Non so se era intenzione di Luciana rappresentare questa “vacanza” che, per le persone anziane rappresentate (probabilmente pensionati), sembra divenire un “quotidiano” reso diverso solo dai colori caldi dell’estate. Se era questo la finalità dell’autrice c’è riuscita pienamente.

    1. Marco: grazie per il tuo commento. Ho voluto rappresentare questa “quotidianità” delle persone anziane che vivono il mare intensamente. Proprio è quello la cosa che mi piace di più, la maniera in cui vivono la giornata, sempre “al bagno” (come dicono i triestini), durante tutta l’estate.
      Grazie!

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