1826-2026, UNA STORIA LUNGA DUE SECOLI – 2° Puntata: Il Pittorialismo europeo
Saggistica Di Cult - Storia e pensiero sulla fotografia
L’affermarsi del pittorialismo.
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Dopo la fase pionieristica caratterizzata dalle invenzioni di Daguerre e Talbot, la fotografia nei decenni successivi trova ampia diffusione sia in ambito amatoriale che professionale, affrontando temi che spaziano dai “panorami” ai ritratti.
Le occasioni per promuovere le opere fotografiche si presentano con le prime Esposizioni Universali di Londra (1851) e Parigi (1855), realizzate a fini commerciali, industriali e artistici, e con la nascita in Europa e in America delle Associazioni fotografiche che promuovono concorsi e organizzano mostre e premi. Ma il vero e proprio progresso della fotografia è legato soprattutto all’impetuoso avanzamento delle conoscenze tecnico-scientifiche della seconda Rivoluzione Industriale.
In questo contesto nasce il pittorialismo che imita i canoni estetici propri della pittura, con lo scopo dichiarato di conferire dignità artistica alle immagini.
Nel suo libro La fotografia come forma d’arte (2018, pp.45-82) David Bate mette in luce alcuni importanti aspetti di questa pratica fotografica, che chiama “primo pittorialismo”, per distinguerlo dalle più recenti forme di neo-pittorialismo che si affermano nell’ultimo decennio del Novecento.
La sua originale narrazione individua tre categorie – il pittorialismo, il documentarismo e il concettualismo – entro le quali è possibile disporre le diverse manifestazioni della fotografia, in una prospettiva ampia che abbraccia la sua storia, dalle origini ai giorni nostri. Queste manifestazioni di volta in volta hanno assunto proprie specificità linguistiche e stilistiche ma soprattutto hanno avuto molte occasioni di contaminarsi e ibridarsi con modalità differenti (Bate, 2018, pp.5-6, p.9).
La costante evoluzione dei dispositivi di ripresa e il continuo aggiornamento dei procedimenti di sviluppo e stampa (collodio umido, gomma bicromata, stampa all’albumina, fotoincisione, gelatina d’argento) consentono alla fotografia di svilupparsi come pratica innovativa, alla ricerca di una propria identità che, come abbiamo visto, si colloca fra la sperimentazione tecnico-scientifica e l’esperienza artistica.
In quel periodo si crea un’inevitabile e proficua interazione fra pittura e fotografia: i pittori per creare i propri quadri possono utilizzare le riproduzioni fotografiche, accanto o in sostituzione delle impegnative riprese dal vero, mentre la fotografia può arricchirsi apprendendo le tecniche compositive e stilistiche della pittura nei suoi diversi generi: le vedute e i paesaggi, le nature morte, l’arte del ritratto e del nudo o le composizioni narrative che rappresentano scene allegoriche, storiche e letterarie.
I fotografi pittorialisti non si limitano ad essere “pittorici” nella forma, ma condividono gli stessi soggetti degli impressionisti in Francia, dei preraffaelliti in Gran Bretagna e più tardi dei secessionisti a Vienna (Bate, 2018, p.47). Ricordiamo che molti fotografi sono anche pittori e che molti pittori nel corso della loro carriera si avvicineranno alla pratica fotografica.
Differenti modi e diversi gradi di “manipolazione dell’immagine”
Una delle fotografie più controverse dell’epoca è senza dubbio “la complessa e ambigua allegoria morale” Due modi di vivere dello svedese Oscar Rejlander, esposta alla mostra Tesori d’Arte di Manchester nel 1857. La tecnica è quella della stampa combinata con la quale l’autore unisce in camera oscura più di trenta negativi diversi, per mettere in scena una sofisticata composizione, con il dichiarato obiettivo di “dimostrare l’eccellenza della fotografia e il potenziale artistico dello strumento” (Hacking, 2023, pp.116-117).

Altri sono i metodi utilizzati da due autori francesi, con produzioni artistiche che tendono a una maggiore naturalità (Le Gray) o virano decisamente verso l’imitazione delle tecniche pittoriche (Demachy). Questi fotografi-artisti usano rispettivamente la stampa al collodio e alla gomma bicromata, dove la manualità nella fase di “postproduzione” e l’abilità del fotografo diventano un requisito indispensabile.
Gustave Le Gray nasce come pittore, ma presto si avvicina alla fotografia, diventando uno degli esponenti di spicco del pittorialismo francese.
Diventa famoso tra i suoi contemporanei, che definiscono la sua opera “il trionfo dell’arte fotografica”, grazie a una straordinaria capacità di usare le innovazioni tecniche per creare immagini di grande lirismo. Un lirismo a volte metafisico, con il quale ha saputo riprodurre la natura, nei suoi paesaggi marini, nei suoi studi del cielo oppure nelle sue vedute della foresta di Fontainebleau.

La fotografia più famosa è La grande onda scattata da Le Gray sulla costa mediterranea nei pressi di Montpellier: una fotografia di non facile esecuzione, a causa della diversa esposizione da dare al cielo e all’acqua. La soluzione escogitata da Le Gray è quella di riprendere la veduta in due momenti distinti, ottenendo due negativi con esposizioni diverse, che vengono poi stampati assieme. La composizione dei negativi appare così perfetta che solo in tempi recenti gli studiosi si sono accorti che le sue marine sono ottenute con più di un negativo. Le Gray con grande maestria usa la sovrapposizione dei negativi con un intento squisitamente tecnico: estendere la latitudine di posa dell’immagine.

Un altro metodo di manipolazione dell’immagine è quello usato dal fotografo pittorialista francese Robert Demachy, noto per aver contribuito alla rinascita del processo della gomma bicromatata che gli ha permesso di intervenire con colori e pennellate soprattutto nella fase di stampa. In particolare, l’uso del pigmento arancione, con il quale vuole imitare la sanguigna, avvicina la sua visione fotografica alle tecniche pittoriche, sia per lo stile che per la resa materica della téxture.
Grazie al procedimento di stampa alla gomma bicromatata, molti fotografi pittorialisti avranno la possibilità di esprimere la loro artisticità, con tecniche che consentono di assimilare le stampe ottenute agli acquerelli: è il procedimento in assoluto più creativo, che ogni artista decide di personalizzare, in base all’effetto finale che vuole ottenere soprattutto grazie alla propria abilità manuale.

Lorenzo Ranzato AFIAP
Riferimenti bibliografici:
Bate D. (2018), La fotografia d’arte, (ed. originale 2015), Einaudi;
Hacking J. (a cura di) (2023), Fotografia la storia completa, Atlante.



