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Appena Percepite – Giuliana Traverso

“Appena Percepite” di Giuliana Traverso (2006)

Ogni volta che ci avviciniamo ad un’opera di Giuliana Traverso restiamo stupiti, sorpresi e affascinati.

In tutte le sue immagini si evince un segno stilistico forte che la contraddistingue e una penetrante dimensione introspettiva. Le sue opere sono momenti di alta fotografia sublimata nel significato.

“Appena percepite” è un racconto per immagini che ci colpisce già dal titolo, come una nuova scintilla. Capiamo da subito che è un qualcosa di fulmineo che proviamo e che rimanendo in noi si evolve e ci porta a sentire altro.

Quest’opera ha un percorso temporale piuttosto lungo, essendo composta da immagini realizzate a partire dalla fine degli anni ottanta fino al 2005.

Nello scorrere del lavoro ci arriva la sensazione di uno sguardo che, nel cogliere la realtà del nostro vissuto, si distacca dalla percezione globale, per puntare dritto al cuore del soggetto ritratto e far sgorgare l’emozione, prima ancora che la comprensione sia piena.

E’ memoria dell’attimo, di momenti unici, irripetibili e improvvisi che come lampi ci colpiscono elettrizzando i nostri sensi.

Ci apriamo allo stupore e nuove sensazioni ci avvolgono.

Con movimento crescente ci arrivano sentimenti, profumi e magia, quelle che ogni luogo custodisce e svela, per penetrarci nella sua profondità, nell’essenza e precipitarci in quella sorta di estatico stupore che la bellezza porta con se.

Sono immagini che ci trascinano, e guidati da quell’attimo di percezione restiamo completamente imprigionati e dal vedere passiamo, senza fermate, al cogliere tutte le possibili sfumature che rendono unico ogni dettaglio e lo trasformano in significato nuovo.

Un lavoro che ci fa essere protagonisti, che ci propone di condividere la stessa emozione di Giuliana Traverso che posa lo sguardo amorevole come una carezza su angoli e particolari e attraverso una visione ravvicinata ce li propone come una sorta di doni. Ci invoglia ad ammirare un riflesso argenteo nel mare di Portofino o a lasciarci immaginare viaggi che vorremmo fare, con la ripresa di un capitano che dalla sua imbarcazione guarda verso il lontano orizzonte. Oppure ci fa tornar bimbi, mentre ammiriamo un’antica giostrina con cavalli e biciclette e sentiamo forte il desiderio di salirci e volteggiare felici.

Basta lasciarci trasportare da queste immagini che sembra vogliano alimentare i nostri sogni.

Il tutto presentato con un bianco e nero ben equilibrato nei toni, intenso ma delicato, forte dove occorre dettaglio e sfumato dove il pensiero si fa più lieve, per lasciarci il calore di momenti speciali.

Un’opera affascinante e unica.

Un guardare attento e profondo che riesce ad esaltare ogni particolare nella sinfonia di una perfetta scelta compositiva, che tutto calibra e accresce nel messaggio.

In ogni momento ripreso c’è una spinta verso l’altro che vede e sente, un richiamo ad assaporare tutta la profondità del suo dire fotografico.

Orietta Bay

 












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10 commenti

  1. Continueremo durante tutto il 2013, seguendo un ordine temporale decrescente, a pubblicare mensilmente un’opera di Giuliana Traverso, presentata dalla sua collaboratrice Orietta Bay. Questa operazione culturale è nuova nello scenario della comunicazione web, e non solo. Quindi se ci sono altri casi analoghi che permettono di ripetere questa esperienza di conoscenza profonda, ben vengano! Naturalmente non è necessario che sia un diretto collaboratore a presentarlo, è sufficiente che venga fatto da persona molto vicina al fotografo studiato.
    “Appena percepite” è un’opera di Giuliana Traverso che costruisce l’idea centrale essenzialmente con la coerenza poetica, anziché di quella tematica tendendo all’autorefernzialità. Vediamo il rappresentare in scenari, del tutto diversi tra loro, lo stesso sentire la realtà. In tal modo l’autrice costruisce un’opera di genere narrativo artistico perché con la sua azione creativa prende forma la rappresentazione di una spiritualità attraverso l’estetica del significante fotografico. Ciò avviene attraverso l’applicazione del meccanismo espressivo della fotografia: il taglio, lo sfocato o il tutto a fuoco , il particolare o il tutto, ed infine il velo interpretativo offerto dalla luce solare. E’ un’opera nascente, nell’osservazione degli scatti d’archivio, dalla scoperta di questa poetica spontanea nel rappresentare la realtà che raccoglie delle “Aure” leggere, come può esserlo solo uno stato d’animo. E’ un genere d’opera che si avvicina alla letteratura fotografica classica, nella quale raramente si trova una tematica svolta, mentre, nei grandi autori, sentiamo e vediamo, immagine dopo immagine, il confermarsi di un autoriale interpretazione del mondo.

  2. vorrei presentare queste immagini ai soci del ns. circolo fotografico, senza precisarne l’autore, perchè credo che anche questo possa aiutarci a crescere e mi spiego. Spero che ne scaturisca un vivace confronto fra quanti punteranno il dito su quelli che sono da sempre considerati “errori fotografici” (orizzonte storto, ombre nette dietro al soggetto, soggetto in p.p. sfocato …), e quanti andranno più in profondità scoprendo e valorizzando tutta la poetica che vi si nasconde dietro ogni singola immagine.

  3. Sono preoccupato e molto molto preoccupato.
    La china o la deriva pare inarrestabile. Ma procediamo con ordine.
    A parte quella “cartina” che pare fare il verso all’Atlante di Ghirri, anche se molto più intrigante e molto ben composta, e a colori, qui qualcosa non convince.
    Non c’è bisogno che alcuni ricordi la poetica della Traverso. Queste sono sue immagini. In bianconero e già diverse da Ghirri, di ritorno.
    E veniamo alla sostanza, traducibile in quell’immagine emblema del putto alato con sfondo una “coffin” o casket che dir si voglia e cappella, lasciando per un attimo la pianta, grassa, a destra ben spinosa, e pungente.
    Il gioco è semplice: più che ricordi, più che memoria una apologia della (mala) Morte. No, non va bene.
    Ognuno è libero e molto di fare e proporre ciò che meglio crede (manu militari?) ma non si scambi lucciole per lanterne. Questo no.
    Un manierismo mortuario al cambio attuale è ideologia sfacciatamente riconoscibile, e con nome alti/sonante: Spread e che poco c’azzecca con quanto si vuole propalare. Qui di ricordo non c’è Nulla. Nichilismo elevato a n potenza.
    Si ritorna a dire: quid prodest Giuliana Traverso?

  4. Io qui parlerei più che di ricordi, di sensazioni…attimi sospesi…emozioni…con composizione e luce non sempre condivisibile, ma essendo nel campo della fotografia emozionale, assolutamente perdonabile.Sopra a tutte la foto dei piedi sotto il tavolino, impagabile esempio di immagine ” di pancia”…più che di testa, come sono le visioni appena percepite.

  5. ciao Giuliana, che bello rivedere le tue foto in B/N che credo siano datate (o forse no?); mi piace molto il concetto del “centro” (la giostra, l’uomo nel cerchio, i piedi “traforati” dalle ombre); certo il fuoco su punti minimali sono spesso difficili da vedere/comprendere.
    spero di vederti in liguria, danilo
    PS.un saluto a orietta

  6. Il potere delle paure
    Per carità non è necessario scomodare sociologi e scienziati della comunicazione per capire che tutto l’ambaradan del controllo sociale, fin dalla notte dei tempi, si sia retto sulla istillazione della Paura e che rende gli individui malleabili, pavidi e disposti ad accettare, docilmente, qualsiasi obbligo o cambiamento sia loro imposto dalle Autorità.
    E paura della Morte madre di tutte le paure che nel tempo, l’ideologia, si è estesa e radicalizzata. Controcanto la Paura di invecchiare. Senza ombra di dubbio il gran lavoro svolto dai mass media, e la fotografia in primis, per istillare nella mentalità collettiva un cieco terrore panico della Morte, ci azzecca. Il perché è presto detto: l’ideologia propala che l’esistenza terrena è unica, irripetibile e del tutto priva di senso, e alimentando un sacro terrore di perderla o sprecarla, rende l’uomo mansueto ed egoista, dunque controllabile.

  7. Fermo restando che concettualmente mi trovo d’accordo con Michele Annunziata sul potere della paura, non vedo però come queste elucubrazioni si possano applicare al lavoro di Giuliana Traverso.Mi piacerebbe quindi avere delle delucidazioni da Michele.Grazie

  8. Non capisco di cosa si preoccupa “e molto” Michele Annunziata , penso che la sua preoccupazione come quella di tutti potrebbe facilmente trovare nel mondo ben più condivisibili e degni motivi. Sono immagini che accarezzano , si accostano velocemente con affetto e tenerezza ma fuggevolmente, come effettivamente è fuggevole la nostra vita e il nostro tempo che è sempre poco. Sono le immagini della bellezza quotidiana della nostra terra , le immagini della bellezza che facilmente finiamo per considerare scontata. Allora quell’angioletto e quella giostra sono molto importanti, sono il segno di una fortuna che anche nella nostra inconsapevolezza ci avvolge nelle cose pur minute e infantili. La fotografia è in un certo senso un’arte povera e democratica : trova la bellezza anche nelle cose banali e ordinarie , un piede qualsiasi può essere bellissimo , un paesaggio quotidiano può essere attraente anche se ingenuamente (?!) fotografato ma la responsabilità dell’uso di questa bellezza è nostra e il filo continuo della poetica della Traverso sembra proprio quello di conferire massima importanza e considerazione a ciò che attraversa il suo sguardo fotografico. E’ interessante il richiamo a Ghirri perchè queste foto appartengono ai suoi anni . Non credo in ogni caso che sia importante l’apparenza delle cose. Alcune di queste immagini rivelano malinconia , altre un tentativo di ritorno all’infanzia , un’altra ci fa vedere un orizzonte che oscilla e ci spiazza. Nulla è insignificante, nessun attimo della vita è banale.
    Piera Cavalieri

  9. Si usa l’argumentum ad hominem maldestramente. Ciò detto, comunque, è semplice e non richiede molte altre parole.
    La Giuliana Traverso ci presenta (prospetta) delle immagini e la sua, de facto ideologia di vita. Chi le osserva, poi, fa delle osservazioni sul codice usato, le figure retoriche etc. etc. In tutto quest’armamentario, va da sé che il “Potere delle paure” si spiega, essendone struttura del messaggio, qui dato. Niente più e niente meno.
    Ps. Per il resto bisognerà chiedere all’autrice, ovvio

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