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Hotel Margherita – Gregorio Patanè

Hotel Margherita

Fotografie di Gregorio Patané –  FIAF Regione Calabria, dal progetto del Dipartimento Cultura FIAF: “Radici e nuove frontiere della fotografia regionale italiana

Se mi trascino sempre dietro una macchina fotografica, non è perche sono sempre alla ricerca di fotografie, ma è perché sono sempre alla ricerca di incontri, dai quali a volte nasce il bisogno di raccontare e raccontarmi.

Perché con le fotografie? Probabilmente perché, ricordando ancora Lewis Hine, non sono in grado di farlo con le parole.

“Hotel Margherita” è uno dei miei incontri.

E’ l’incontro con un gruppo di ragazzi afgani richiedenti asilo, “accampati” in ripari di fortuna nella villetta di viale Regina Margherita, storico viale di Crotone. Ragazzi che scappano dalla propria terra d’origine nella speranza di un futuro dignitoso nel nostro opulento occidente.

Sono riuscito a realizzare queste immagini grazie al loro “aiuto”, al loro estremo bisogno di urlare al mondo il loro dramma mettendo in mostra sofferenza e speranza.

Niente di organizzato, tutto di getto in una mezza giornata trascorsa a cercare, insieme ad altri amici volontari, una soluzione.

Ho fotografato e continuo a fotografare con in testa il dilemma se sia giusto tirar fuori la macchina fotografica “Davanti al dolore degli altri”.

 Gregorio Patané

 

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12 commenti

  1. Gregorio Patanè con l’opera “Hotel Margherita” ha vinto “La Mostra dell’anno FIAF Calabria 2012”.
    Questa pubblicazione segna l’inizio del nostro studio della fotografia regionale italiana, secondo lo spirito del progetto proposto dal Dipartimento Cultura FIAF “Radici e nuove frontiere della fotografia regionale italiana“. Le pubblicazioni che apparterranno a questa nuova classificazione di Post in Agorà Di Cult ci porranno a contatto con la fotografia regionale contemporanea e storica. Attilio Lauria, Delegato Regionale della Calabria, ha ritenuto iniziare il proprio percorso con questo fotografo di oggi.
    L’opera di narrativa tematica a portfolio di Gregorio Patanè ci conduce alla scoperta della condizione e dell’identità etnica di una comunità di immigrati afgani che vivono con mezzi di fortuna a Crotone. La visione diretta e l’apertura all’incontro dei soggetti hanno permesso di realizzare un’opera che ci rappresenta il clima di serena relazione umana in cui essi vivono, pur nella sofferta precarietà abitativa. Il linguaggio fotografico dell’autore non ha reticenze, nell’alternare visioni ambientali e di particolari, esso svela la condizione esistenziale e cattura le diverse tensioni psicologiche di questi uomini che, lontani dalla loro terra natale, vivono con speranza l’attesa di un’integrazione sociale nel nostro paese.

  2. Bravo Patané, un lavoro che fa pensare e che ho ammirato.
    Cosa mi preoccupa è che, di questo passo, situazioni del genere avranno protagonisti nostri concittadini. Già vediamo che disoccupate italiane sostituiscono le straniere nel lavoro di badanti nelle famiglie. Mi rattrista il fatto che noi fotografi possiamo solo documentare e purtroppo siamo impotenti per modificare lo stato delle cose.

  3. Concordo con Michele Ghigo, la fotografia come reportage puo’ certamente documentare e sottolineare realtà come queste, puo’solo sensibilizzare piu’ persone a riflettere sull’attuale situazione.

  4. Leggevo su Fotografia&informazione (http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=1660) della fotografia come materia da “declassare” in tutti i sensi. E ci azzecca come le immagini che qui si vedono, anche qui in tutti i sensi. Immagini fotografiche che bene primeggerebbero su di un album privato, ben conservato da mostrare in certe occasioni e solo ad amici fidatissimi.
    Non c’è storia non c’è invenzione (anche il reportage ne ha bisogno e non solo la nuda e cruda “realtà”) neanche la parvenza di cartoline, quelle che una volta Barbato dai Rai3 menava tutte le sere. Siché quanto per colpa propria, il reportage, o di portata altrui, non c’è dubbio che Fotografia&Informazione (articolo di Marco Capovilla) in questo caso ci azzecca. Eccome.
    Quanto poi ai maitre a penser che indottrinano su tecniche e associate, più che fermarsi sul linguaggio di fotografia, che dire? Se uno vuole compra, quanto meno la serie Oro di Progresso fotografico che ristampa numeri degli anni Settanta, e proprio sul linguaggio fotografico. Da consigliare vivamente e spassionatamente.
    Ps. Sotto la linea Gotica o poco meno del bel suol Padano( a Milano per le vie si spara neanche fosse in una Palermo del Nord o forse propedeutico del prossimo Expo) tutto brulica come in quelle scene del “Nome della Rosa”. Non a caso richiamato, e per quelle immagini squisitamente medievali che sono già qui: hic et nunc.

    1. “Immagini fotografiche che bene primeggerebbero su di un album privato, ben conservato da mostrare in certe occasioni e solo ad amici fidatissimi.”
      A proposito di quanto scrive il Sig. Michele, cito letteralmente Ferdinando Scianna quando dice “Credo che la massima ambizione per una fotografia sia di finire in un album di famiglia”. E ancora, nello spiegare meglio il concetto: “E così, quando l’immagine ti fa scoprire qualche cosa, ti fa entrare in contatto con qualcosa di importante, entra a far parte dell’album di famiglia. Se diventa una specie di sfarfallio dorato del nostro rapporto con il mondo diventa insignificante. (…)
      Sino a quando le immagini e le fotografie avranno come esigenza e come fruizione il nostro rapporto con il mondo, continueranno ad avere una grande importanza culturale e morale. Purchè non continuino in questa deriva verso l’insignificanza.”
      Lo ‘sfarfallio’ fatto di linguaggio forbito, citazioni colte, dotti rimandi a pubblicazioni di nicchia, lasciano secondo me il tempo che trovano.
      Un sfoggio di conoscenze settoriali e pseudo-accademiche, nient’altro.
      Fotografie come quelle di Gregorio Patanè, invece, restano nei nostri occhi e nelle nostre coscienze, nella nostra memoria storica. Entrano a far parte del nostro album di famiglia, grazie al cielo!
      Giuliano Monterosso

  5. Gentile Michele, nel ringraziarla per le sue garbate osservazioni circa la validità dell’opera proposta, le fornisco un ulteriore elemento di valutazione, relativo alla giuria esaminatrice dei (numerosi) portfolio iscritti alla manifestazione, riportando di seguito uno stralcio del verbale di giuria:
    “3° Mostra dell’Anno Fiaf Calabria 2012”
    ( Manifestazione Riconosciuta U15/12)
    Il giorno 1 del mese di luglio anno 2012 alle ore 15:00, presso il Castello Ducale di Corigliano Calabro si è riunita la giuria composta dai Signori :
    – Francesco Cito Fotografo
    – Guido Harari Fotografo
    – Francesco Radino Fotografo
    Per valutare le seguenti mostre – portfolio presentate:
    (…)
    Dopo attenta valutazione delle mostre selezionate all’interno dei circoli partecipanti, la giuria (…) decideva di ammettere nella selezione finale quattro mostre con la seguente classificazione:
    A) Mostra dell’Anno Fiaf Calabria 2012
    1-Autore: Gregorio Patanè Titolo: Hotel Margherita
    (…)
    Cordialmente,
    Attilio Lauria

  6. Sichè a tale fuoco di sbarramento si dovrebbe capire l’antifona, certo garbata.
    E dal medagliere e non alla sostanza delle immagini il gioco è semplice. Le quali se per altri è degno di considerazioni, non è certo in facoltà di chi esprime giudizi diversi dire alcunché: fa parte del gioco.
    Evidentemente, vox populi, ogni medaglia appuntata è condizione necessaria e sufficiente per pontificare. Ma dopo cinquant’anni di fotografia, amatoriale professionale di puro gusto o vattelappesca non sì è ancora in grado di sciogliere la riserva o la soluzione dell’equazione, si constata di quanto gli stilemi d’accatto fanno breccia. Eppure il re è nudo, e non da oggi.
    E confortato dalla lettura di Hotel Margherita, è lampante più ancora che gli scimmiottamenti, alias immagini in freeze frame televisive passate per reportage (l’ideologia) sono funzionali allo statu quo, alla perdita del sé. In buona misura, proni, al programma degli Illuminati di Baviera e, ca va san dire, le sue declinazioni tipo il Club di Roma o il Bildeberg Mario Monti. Senza mistacere il “ Piano solo” o rinascita “democratica”.
    E non a caso il riferimento, ancora, a “Fotografia&informazione” dove il Capovilla afferma: “un’uniformità del tutto anacronistica, perché avrà come conseguenza il fatto che nessuno, nemmeno quel superstite uno o due per cento di “privilegiati” a cui i docenti della classe di concorso A065 ancora insegnano, imparerà più nulla sulla fotografia”. Devono fischiare le orecchie al Venerabile dott. Licio Gelli e sodali.
    Ps.“È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto, hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore”
    G. Leopardi.
     

  7. Gentile Michele, come vede il gioco è molto praticato se anche lei si affida ad altri medaglieri – o a voci di altri popoli, se preferisce – per confortare il suo pensiero.
    Che il suo riferimento a Giorgio Di Noto, ed ai maitre a penser non ci dica che stiamo parlando di altro, piuttosto che di Hotel Margherita?
    In ogni caso, grazie per il suo feedback, tutti noi abbiamo in gran considerazione l’opinione dei nostri lettori.

  8. Sono grato per la segnalazione, non sapevo a tutt’oggi chi fosse. E’ come quando si trova il proprio sosia: a me è capitato. Proverò a leggerlo ma è come se le avessi scritte certe cose (oltre che fotografate a pari modo) e guardasri allo specchio. Terribilmente imbarazzante.

  9. “P.S.E’ curioso vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto, hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizi di poco valore”
    Ecco: appunto!

  10. Ritornando alle foto di Gregorio (il nostro discutere si stava perdendo altrove)non mi pare che in esse si faccia speculazione sul dolore altrui, anzi, in modo molto garbato e delicato si fa presente la realtà della vita contemporanea, piena di contraddizioni e minacciose ombre: una realtà su cui abbiamo tanto da riflettere. Del resto la fotografia è un modo di scrivere (scrivere con la luce), quindi si possono raccontare storie inventate, oniriche, o storie vere, pezzi di vita reale.
    La fotografia ha un grandissimo ruolo dal punto di vista artistico- culturale e un importantissimo compito dal punto di vista sociale.

  11. Poco tempo fa, quando ci conoscemmo, dissi a Gregorio che in “Hotel Margherita” traspariva la sua capacità di saper vedere con discrezione mettendo in luce la sofferenza attraverso il sofferente, ma tenendo sempre in massima considerazione il rispetto della dignità dell’immigrato lì dove un fotografo meno sensibile avrebbe potuto facilmente mettere alla berlina l’uomo nel disagio. E non avrebbe potuto fare diversamente perchè la sua natura è così.
    Mi dispiace solo che non sia stato io a dargli quella bellissima idea dell’album di famiglia.
    Infatti Gregorio dovrebbe cogliere al volo l’invito, ma in senso letterale, mettendo queste immagini nel suo album di famiglia e regalandocene magari una per fare la stessa cosa nel nostro di album. Così quando i nostri pronipoti chiederanno ai nostri figli chi erano quegli uomini potranno dire loro: “fratelli, più sfortunati di noi, ma fratelli”.

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