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Michael Kenna – di Samuele Bellini

Michael Kenna – di Samuele Bellini

Vita

M.Kenna nasce nel 1953 a Widnes, vicino a Liverpool, fin da giovane la sua passione per le arti lo porta ad approfondire gli studi di pittura e fotografia prima alla scuola d’arte a Bambury, poi al College Of Printing di Londra, dove inizia a lavorare come fotografo e artista.

L’esperienza più rilevante per la sua formazione di fotografo avviene quando si trasferisce nel 1977 a San Francisco, sua attuale residenza, dove inizia a lavorare come stampatore per la fotografa Ruth Bernhard, L’opportunità gli offre di frequentare e fruire della visione delle innumerevoli mostre che si svolgono nella città.

Il suo primo lavoro importante nasce però lontano dall’America, nei territori della sua casa natale, in Gran Bretagna: inizia ad esplorare le varie contee del regno, ripercorrendo i luoghi cari a fotografi come Fox Talbot e Bill Brandt e il risultato è un lavoro di successo sulla centrale elettrica di Ratcliffe nei primi anni ‘80.

 

Inizia così un’ inarrestabile carriera di fotografo-viaggiatore che lo vedrà esplorare prima l’Europa in particolare: Parigi con gli amati giardini di Versailles, Sceaux, Désert de Retz, Stati Uniti e Giappone. Viaggi possibili grazie alle commissioni e alle vendite delle sue stampe d’arte.

Nel corso del 2000 ripercorrerà ancora le città e i paesi a lui più cari come la Francia a Mont-Saint Michel e intraprenderà nuovi viaggi: Italia – Venezia e Reggio Emilia -, Egitto, Cina, Isola di Pasqua e molti altri ancora, ai quali seguirà la pubblicazione di nuovi libri.

 

Poetica

M.Kenna si distingue nella sua coerente scelta di ricerca paesaggistica privilegiando luoghi incontaminati e anche laddove si tratti di luoghi “turistici”, questi assumono nella sua ricerca un significato mistico e simbolico grazie alle atmosfere suggestive e silenziose che riesce a creare.

Si può certamente affermare che riesca perfettamente a catturare l’anima dei luoghi osservati.

 
Processo creativo

Kenna fotografa rigorosamente in Bianco e Nero, in grande formato, prediligendo tempi di posa lunghi per lavorare in situazioni di scarsa luminosità e per ottenere particolari effetti sul cielo e sul mare.

Preferisce le condizioni atmosferiche più cupe, come il cielo nuvoloso, la pioggia e la nebbia, lavora molto anche di notte e all’alba quando i paesaggi si fanno ancora più silenziosi.

Ritrae nelle città e nelle periferie; i suoi soggetti sono la natura e le opere dell’uomo: spesso vi rimane ore per studiarli, esplorarli, entrando così in simbiosi con il mondo circostante.

La presenza umana è inesistente.

Il suo lavoro si completa poi in camera oscura dove la sua maestria nello sviluppo, data dalla sua formazione, lo portano alla realizzazione di opere d’arte uniche.

 

Tematica

In un’intervista afferma: “la mia fotografia è più vicina alla poesia che al racconto”, suggerendoci così che la sua ideazione fotografica non nasce da un interesse documentario ma si sviluppa piuttosto sul filone narrativo artistico.

Le sue immagini infatti sono frutto di un’acuta sensibilità e osservazione dell’ambiente che si traduce non in una descrizione ma in un’ interpretazione carica di suggestione.

Si concentra maggiormente sui paesaggi naturali, ma ritrae anche visioni metropolitane e luoghi di significato magico – come Stonenge e l’isola di Pasqua – e storico – come i campi di concentramento – rappresentandoli in fotografie eteree, silenziose e fuori dal tempo.

 
Conclusioni

La bellezza delle opere di M. Kenna risiede nell’abilità tecnica e di sviluppo, nella scelta e nell’interpretazione dei luoghi che pur essendo reali vengono filtrati dalla sua visione interiore, dalla capacità di sapersi emozionare e risvegliare la meraviglia e lo stupore.

Credo che chi guarda le sue immagini sia in un primo momento colpito dall’estetica e dallo stile del fotografo e successivamente sia trasportato in quel mondo onirico e silenzioso che appartiene a M.Kenna ed un po’ anche a noi.

Samuele Bellini

 
 

Link utili:

Sito web: http://www.michaelkenna.net/
Video: https://www.youtube.com/watch?v=m_MDIfYKRFc

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Un commento

  1. E’ ampia ed esaustiva l’analisi che Samuele Bellini ha condotto sull’autore Michael Kenna che anch’io, come tanti, ho iniziato a conoscere dopo la sua ampia mostra a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, allora ancora diretto da Sandro Parmiggiani. Per un autore inglese nato nel 1953 è stato inevitabile sentire l’autorevole influenza di due grandi fotografi di quel paese: Bill Brandt e Irving Penn. Infatti il suo linguaggio in B/N continua l’espressione di quell’aura di ricerca artistica che hanno le opere di quei due maestri. E’ esemplare in Kenna l’applicazione del meccanismo espressivo della fotografia col quale, operando sul fattore tempo, genera immagini che uniscono alla perfetta composizione geometrica degli elementi statici altri elementi dinamici che, nel modo col quale l’autore li interpreta, ci appaiono sferzare l’eterna perfezione della forma con il senso inquietante di un misterioso destino.

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