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“At Twelve” di Sally Mann – Prima parte, di Isabella Tholozan

“At Twelve” di Sally Mann

Prima parte, a cura di Isabella Tholozan

Nel commentare il mio primo intervento il Direttore, Silvano Bicocchi, osservava: “Sally Mann ci porta a contatto con un rapporto con la vita umana particolarissimo perché espresso in modo contemporaneamente diretto e caldo di sentimenti molto intimi, tipici di una letteratura americana alla Spoon River”.

Condivido pienamente e aggiungo citando Cesare Pavese, il quale disse che H.L.Master apparteneva a quella stirpe di “misantropici scrutatori dei segreti del cuore e dei dilemmi della vita morale” (Il Saggiatore 1943).

Ritengo che la forza di Sally Mann sia proprio questa, cercare la verità attraverso un linguaggio fotografico schietto e particolare, espresso tramite l’osservazione della realtà coraggiosamente filtrata dalla personalissima spiritualità, messa a nudo senza alcuna riserva.

 L’opera che propongo in questa occasione è “At Twelve”, seconda pubblicazione della fotografa, datata 1988, presentata in mostra anche in Italia, precisamente a Bologna a metà degli anni 90; “A dodici anni” è l’inizio di quella lunga serie d’immagini dedicate all’universo infantile e adolescenziale che vedrà coinvolti, negli anni successivi, anche i tre figli dell’autrice, decretando definitivamente il successo artistico della Mann.

“Processo creativo”

Lexington è la città natale di Sally Mann, situata nello stato della Virginia, nel sud degli Stati Uniti, inserita in quell’ambiente, ancora ben saldo alla cultura contadina, dove le origini pionieristiche sembrano da poco trascorse e non del tutto assorbite dall’imponente formazione tecnologica contemporanea.

Sulle impronte di queste origini si sviluppa l’opera, i cui personaggi sono contestualizzati in quei luoghi, da sempre quotidiano dell’autrice, laddove incontra famiglie che appartengono a diversi ceti sociali, in ambienti a volte borghesi benestanti, a volte degradati e di forte disagio.

Sulla fiducia e la riconoscenza è nata l’opera, non dimentichiamo che il padre Robert, medico generico, ha esercitato per anni sul territorio, adoperandosi esclusivamente per il benessere delle persone.

Questo ricordo, rimasto profondo e indelebile, ha consentito all’artista di inserirsi con facilità nei nuclei familiari, entrando così a far parte della loro quotidianità, ricevendo in dono il racconto delle loro vite, di tutto quel fardello di sogni, speranze, delusioni e dolori che inevitabilmente accompagnano l’esistenza delle persone.

Questi incontri portano l’autrice a contatto con le diverse sfaccettature della cultura del sud, laddove le ragazze incontrate, raccontano le loro storie, non sempre felici e spensierate ma anche difficili e dolorose.

Sono quindi le adolescenti, le principali e uniche protagoniste, ritratte nel loro ambiente familiare che fa da quinta teatrale a rappresentazioni evocative, all’interno delle quali è possibile scorgere particolari marcatamente simbolici.

E’ così che l’immagine riesce sempre a insufflare a ogni elemento compositivo un preciso significato metaforico e simbolico, immesso con arte allo scopo di enfatizzare e arricchire il dialogo con l’osservatore.

Ho scelto di inserire tutte le immagini che compongono l’opera, suddividendole in due parti, omettendo volutamente le note descrittive dell’autrice, poiché credo che la sola osservazione delle immagini basti a comprendere tutto quello che scaturisce dagli sguardi delle protagoniste, dal loro abbandono all’obiettivo e dall’energica capacità narrativa dell’autrice che dimostra, anche in quest’occasione, di non avere paura alcuna.

 

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3 commenti

  1. Affrontare l’analisi critica di un libro tematico d’autore è affiancare a un’opera fotografica animata dalla creatività un saggio animato dalla sensibilità e dal ragionamento.
    Isabella Tholozan ha già presentato su Agorà Di Cult, con una serie di post, la fotografa americana Sally Mann, con questo nuovo studio continua l’approfondimento della fotografia realizzata da questa originalissima autrice.
    Isabella si è dedicata con grande passione alla lettura di “At Twelve” e ce la propone con il percorso razionale che la griglia d’analisi (tematica, processo creativo, poetica, conclusioni) consente di comporre. Strutturare l’analisi di un’opera con questo schema analitico presenta la difficoltà di decostruire la struttura dell’opera secondo questi differenti aspetti, che spesso presentano delle sottili affinità, ma questa fatica di raggiungere lucidità e chiarezza dona a chi la scrive una conoscenza molto consapevole dell’opera studiata. Isabella, come altri iscritti ad Agorà Di Cult, si è avvalsa del mio affiancamento che come sempre ha orientato e mai ha aggiunto una parola a quello che lei ha scritto. Complimenti vivissimi a Isabella Tholozan per il bel percorso che sta compiendo e che le ha permesso in poco più di un anno di essere in grado di scrivere questo bel testo critico.

  2. L’accurata ricerca della tecnica fotografica e della composizione e uno dei punti cardine della poetica espressa da Sally Mann, in grado di evocare ricordi e momenti vissuti nel passato con la metafora del racconto e del sogno tanto cara ai surrealisti, dove però la figura umana non trascende il contesto, ma piuttosto lo include con antitetico realismo formato dagli elementi presenti nella scena e dalla cruda esposizione dei soggetti rappresentati.
    Complimenti per l’idea di proporre questa grande autrice, leggerò con piacere anche la seconda parte.

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