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Dietro le quinte – di Giovanna De Franchi

DIETRO LE QUINTE – di Giovanna De Franchi

……..Genova il centro storico….

Guardando le facciate dei palazzi, gli affreschi, le strade, i mosaici, i ceselli…forse ti sfugge che tutta questa bellezza è frutto della “sapienza delle mani”……anche tu sei figlio, dei figli, dei figli di coloro che hanno progettato, scolpito, dipinto, cucito, forgiato….

Le tue mani aspettano che tu gli ridia la possibilità di esprimersi….non conta il lavoro che fai, ancor meno l’età, le tue mani san fare cose che tu nemmeno immagini….entra e scopri un mondo…fatti e fai un regalo invisibile!

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Ed io sono entrata… prima per curiosità, lo ammetto, ma poi Rosanna e Caterina mi hanno conquistata con la loro eleganza, con l’innata affabilità nell’accoglienza che caratterizza le persone speciali. E ho deciso di narrare per immagini il loro lavoro nel campo della sartoria.

Presentare IL FARSI un vestito con il GIOCO dell’OCA non è da tutti!

Loro lo fanno.

Con estrema cura, raffinatezza e originalità, attraverso un percorso fatto di oggetti di oggi e d’altri tempi, di scritte sui muri, sottolineano la strada da seguire per raggiungere lo scopo: confezionare un abito con le proprie mani.

Qui c’è il passato ed il presente. Si ritorna a prendere l’ago in mano, ad attaccare bottoni, cultura del passato, e si guarda al futuro, per insegnare che in questi momenti difficili è possibile non rinunciare al “bello”.

E’ un luogo dove un pezzo di stoffa, un bottone, un rocchetto di filo si trasformano attraverso “IL FARE” delle mani in un’opera tangibile.

Ho cercato con le mie immagini di narrare il dipanarsi del fare e condurre il lettore in un viaggio immaginario attraverso questo singolare angolo nel cuore del centro storico di Genova, dove l’entusiasmo di Rosanna e Caterina catturano chi le conosce facendo capire come un semplice lavoro di cucito può fare bene anche all’anima.

 
 
 
 

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7 commenti

  1. “Dietro le quinte” di Giovanna De Franchi è un’opera animata da un’idea narrativa tematica per l’interpretazione soggettiva del tema dato dall’autrice.
    Si vede un piacere giocoso nel comporre questo portfolio realizzato a trittici.
    Lo spazio è fotografato a frammenti ma poi è reinventato con gli accostamenti simbolici.
    Si sente il fascino di un mestiere e il gusto di abbinare le cose significanti di un ambiente così particolare.
    Importante è il profilo colore che dona equilibrio a tutta l’opera che ha dentro una visione solare e insieme tecnica, caratteri tipici di questo mestiere. Complimenti all’autrice.

  2. Il lavoro di Giovanna De Franchi cattura subito l’attenzione per la freschezza e l’originalità della presentazione a trittici: ma subito dopo emergono la sua passione e la sua curiosità verso un lavoro artigianale di grande maestria, che purtroppo va scomparendo.
    Le fotografie sono ben composte e ben bilanciate dal punto di vista cromatico e spingono l’osservatore a seguire il percorso del gioco dell’oca per vedere come va a finire.
    Complimenti davvero a Giovanna.

  3. ..e son tornata li con gli occhi della mente. .a quella mattina quando una signora dall’aspetto elegante e dalla leggerezza dei movimenti, ha attraversato tutti i cinque locali osservando e in uno solo sguardo aveva lo stupore, la meraviglia,la felicitá, la curiositá..Lei stava fotografando con gli occhi e mano a mano che coglieva elementi, si animava come può fare un bambino che non ce la fa più a stare in silenzio e fermo davanti ad una montagna di giochi. .e infatti è esplosa. ..posso venire a fotografare? Non vi disturbero’ ..prometto.
    Cara Giovanna la tua sensibilitá si è incontrata con la nostra e attraverso i tuoi occhi abbiamo potuto vedere che grande e bella cosa stavamo iniziando. .grazie di cuore. non smettere mai di farci vedere cosa vedi. Rosanna e Caterina

  4. C’è in questo lavoro tutta la forza gioiosa di Giovanna, il suo stupore davanti alle cose che osserva, la capacità di cogliere gli attimi, l’armonia dell’insieme e la bellezza dei particolari.
    E’ bello e costruttivo per tutti quando la fotografia da racconto personale diventa spettacolo condiviso. Quando l’autore riesce a narrare storie semplici, nascoste, i cui protagonisti sono esempi di tenacia, volontà e dedizione appassionata.
    Guardando quest’opera ci pare di entrare nel luogo magico dove si crea, di girovagare tra stoffe, fili colorati, aghi, spille e modelli in cerca di ispirazione.
    Anche la scelta cromatica, solare nei toni, sveglia e rafforza la nostra curiosità, la voglia di scoprire i segreti delle creazioni, di cimentarci nel fare.
    Complimenti.
    Orietta Bay

  5. Genova, austera e severa, dove anche il genovesissino Maurizio Maggiani si perde, per poi ritrovarsi nel suo splendore di città che deve essere scoperta con lentezza, delicatamente, come sempre si dovrebbe fare con le signore.
    Genova, quindi, piena di segreti, uno dei quali ci è svelato dalla delicatezza di Giovanna, in questo godibilissimo portfolio, ricco di piccole cose sconosciute, appena suggerite e svelate con lentezza e moderazione, perché così si fa con le cose preziose che ai più sono sconosciute ma che rivelano uno spirito che è tutto tranne che severo e austero ma che riesce a fare del quotidiano lavoro un amabile gioco.
    Il risultato, non scontato, è che in quel laboratorio di sartoria vorremmo poterci andare tutte, per godere dei colori e della fantasia creativa che l’autrice ci ha così sapientemente mostrato e per un uscirne vestite con l’abito più bello del mondo.
    “Mi sono perso a Genova – una guida” di Maurizio Maggiani – Ed. Feltrinelli

  6. In questo lavoro si evidenziano, relazionandoli tra loro e ponendoli in una forma esteticamente ordinata e gradevole, una serie di dettagli che caratterizzano il quotidiano di una sartoria.
    Però, il lavoro fatto dalla Signora Giovanna è solo l’inizio di un esauriente “Dietro le quinte”.
    Il lavoro del sarto non è certamente “solo l’ambiente” in cui egli vive; non è solo la materia prima che egli isura e tagli, il metro che usa, le forbici che impiega per lunghe ore, ecc. Il sarto passa la sua vita chino su un tavolo o vicino ad una macchina per cucire. Le sue ore scorrono con lentezza esasperante, scandite dalle lancette dell’orologio a muro che ricordano le scadenza delle consegne, e accompagnano l’aumentare della stanchezza degli occhi, nel corso della giornata. Intanto tra un tavolo ed una macchina per cucire vanno e vengono discorsi sul quotidiano: speranze, ansie, dolori, fatiche. Talvolta si ride fino a pungersi con l’ago. In quel locale non passano solo metri e metri di stoffe, e forbici da riaffilare in continuazione, ma anche le esistenze stesse degli individui che lo abitano per tante ore al giorno. A mio avviso, “dietro le quinte” c’è il sarto, non solo la sartoria.
    Capisco che tutto questo è difficile da cogliere fotograficamente; ma fotografare non è prendere quello che capita, ma anche procacciarsi tutta una serie anche di minime occasioni più eloquenti.
    Sebastiao Salgado non si presenta sul luogo delle riprese, di punto in bianco, pretendendo di realizzare un servizio in un’ora. Egli soggiorna in un luogo per lungo tempo, anche per anni, per entrare in sintonia con l’ambiente, studiando al contempo le persone, approfondendo i costumi ed i condizionamenti dei luoghi, le luci, gli avvenimenti quotidiani.
    Magari, fotografando, si impara anche a cucire.
    So che non si può imporre la propria presenza in una sartoria. Ma un lavoro veramente ben fatto richiede tempo.

  7. ..stavo raccogliendo materiale per creare un book che raccogliesse il lavoro fatto nella mia vita e questo Dietro le Quinte, creato insieme a mia figlia Caterina Zappa,non poteva essere meglio spiegato e valorizzato dall’opera fotografica, poetica e tecnica insieme, realizzato da Giovanna De Franchi.
    Quello che è riuscita così bene a trasmettere è la giocositá con la quale il nostro metodo coinvolge chi si approccio al cucito come lo intendiamo noi.
    Quello che descrive Antonio Tutolo,e che non vede nel lavoro di Giovanna, non esiste nel nostro mondo di nuovo concetto del fare cucendo…è per questo che Giovanna non l’ha colto, non c’è!
    Le siamo molto grate invece perché meglio non poteva rappresentarci.
    Sempre grate .
    Rosanna Pagliarini

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