ArchivioDai tavoli di portfolio

La Luce del Divino – di N.Maggiora e M.Fantechi

LA LUCE DEL DIVINO – di Novella Maggiora e Marco Fantechi

 

(opera vincitrice alla Lettura di Portfolio di Seravezza Fotografia 2014)

 

Nel buio dell’anima

la parola sommessa

da debole fiammella

si fa bisogno d’amore,

elegia preghiera canto,

cammino verso la luce

per riconoscerci

ad immagine di Dio.

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5 commenti

  1. “La Luce del Divino” di Novella Maggiora e Marco Fantechi è un’opera animata da un’idea artistica per la riflessione sul sentimento religioso condotta con l’interpretazione simbolica dello spazio ecclesiale.
    Le prospettive di antiche chiese romaniche, le icone del sacro e le luci rivelatrici, sono le metafore e i simboli che si susseguono nel portfolio ripercorrendo, con un nuovo spirito di ricerca, gli antichi percorsi degli uomini di fede.
    Originale e fortemente simbolico l’orientamento dall’interno verso l’esterno del luogo di culto, perché attribuisce sacralità al mondo.
    La visione fotografica esprime diversi stati d’animo del credente, attraversando l’esperienza accorata della preghiera fino alla pienezza della contemplazione.
    Complimenti agli autori. Ben meritato il premio a Saravezza Fotografia!

  2. Nella nostra società frenetica, travolgente, spesso tutta esteriorità, quello che a volte manca è il tempo del silenzio e dell’incontro con noi stessi e il divino.
    In quest’opera che è insieme preghiera e lode gli autori hanno tracciato per noi la strada adatta per trovare questo tempo. Ci hanno condotto nel luogo della meditazione e indicato gli strumenti utili per saper vedere il mondo e il prossimo con occhi nuovi. Attraverso dettagli, colpi di luce, e simboli hanno saputo creare un insieme che ci avvolge ed eleva.
    Complimenti.
    Orietta Bay

  3. Mi pare di intravvedere un percorso di ricerca della Luce, che da una fase molto intima e forse travagliata (f.1 – crocifisso visto da una grata) si apre ad una esperienza sempre più intensa e coinvolgente, tanto da non poter essere più contenuta tra delle mura, dando luogo quasi ad una risurrezione.
    Sono icone “classiche” che parlano con immediatezza e propongono inequivocabilmente i loro valori di riferimento.
    La “sfida” potrebbe essere quella di trovarne una rappresentazione più personale…

  4. Ha detto bene Walter Turcato: in questo lavoro di Novella Maggiora e Marco Fantechi, è evidente un percorso di ricerca della Luce, dall’intima e sommessa sacralità, fino ad arrivare ad una incontenibile condivisione dello Spirito Divino. Le immagini sono molto belle, specialmente quelle scattate negli interni, mentre leggermente meno efficaci sono quelle scattate all’esterno. Resta comunque un lavoro estremamente ben condotto e rigoroso. Complimenti

  5. Le foto del portfolio raffigurano con grande sensibilità e delicatezza l’intimità dell’animo nella contemplazione della “verità ultima”. Nella fattispecie, osservandole con attenzione, ritengo spiritualmente valide anche le foto “esterne”.
    A mio avviso, tuttavia, l’opera risente di una tenebrosa concezione medioevale della religione; fatta di contrizione, espiazione di inevitabili peccati, magari commessi da altri o, addirittura, ancora non commessi, ma irrimediabilmente da venire.
    Ma la religione dovrebbe essere “la Chiesa bella del Concilio”. Quindi:
    “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù.
    Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento”.
    (Evangelii gaudium, 1)
    Ed ancora, più calzante:
    “Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno; quando tu vai, c’è odore di umidità, ci sono tante cose che non vanno. Una Chiesa chiusa è la stessa cosa: è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. …………”
    (Papa Francesco, Veglia di Pentecoste,
    Incontro con i Movimenti e le Associazioni, 18 maggio 2013)
    Ecco un tema fotografico; anzi diecimila temi che possono stimolare l’invenzione.
    Mettere in opera un’idea ex novo è lavoro senz’altro complesso; ma la fotografia “delle idee” è proprio in questo.
    Quando io parlo di idee antiquate e talvolta ripetitive nell’affrontare i temi fotografici – e non mi riferisco in particolare al caso specifico che può avere, anzi avrà senz’altro le sue motivazioni – mi riferisco proprio a questa monotonia e ripetitività.
    La fotografia dovrebbe essere espressione dell’epoca; quindi dovrebbe rispecchiare la concezione culturale e filosofica contemporanea, come tutte le altre arti; altrimenti la fotografia perde la valenza artistica, in quanto non parte da un’idea originale; in tal caso essa è frutto solo di una procedura tecnica.
    Immaginiamo un grande pittore che dipinga una donna, oggi, con la stessa concezione che aveva Raffaello 500 anni fa. Egli non farebbe arte, ma solo copie dei quadri, dello stile, del grande artista rinascimentale.
    Antonino Tutolo

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