SERGIO MAGNI – di Silvano Bicocchi e C.F.Milanese

Sergio Magni – di Silvano Bicocchi in collaborazione con C. F. Milanese

I testi pubblicati sono tratti dal libro “Sergio Magni – il fotografo che insegna” edito dal C.F. Milanese in occasione dei suoi 80 anni

 
 
 
 
 

Foto di Alberto Dubini, Srgio le mani
Foto di Alberto Dubini, Srgio le mani
 
Una sera al Circolo mi sono sentito dire: “Tutti dobbiamo collaborare al nostro giornale: prendi quindi un paio delle tue foto meno ‘inguardabili’, scrivi due parole su come sei diventato fotoamatore e manda tutto al Tani”.
Non ho neppure risposto: non voglio imporre a nessuno la visione di mie fotografie e sono sicuro che tutte le persone normali sono disinteressate al quando e al perché della mia prima foto (se mai, a qualcuno interesserà il giorno della mia ultima foto…).
Tutto sembrava finito lì, quando la scorsa settimana mi sento ridire: “Non darti delle arie e manda qualche foto (per fortuna di tutti le sceglierà il Tani), scrivi due righe (tanto chi ti legge?) e… ubbidisci”.
Io ho troppi capi, sono troppo servile nei loro confronti e – ahimè – troppo debole…
Il preambolo (che tra l’altro è vero) finisce qui. Ora, ripensandoci, sono quasi contento di raccontarvi una storia folle. Da molti anni ormai mi interessavo di problemi fotografici e mi sentivo sempre infelice e pieno di dubbi. Allora ho letto libri e manuali, ho seguito saggi consigli di affermati maestri, ho partecipato a competizione fotografiche, ho ascoltato nuovi maestri parlare di inconscio e di introspezione psicologica… Risultato: sono rimasto infelice.
Per questo invidio chi si interessa di nuoto. Perché? Prendete, per esempio, uno che si interessa di nuoto da anni e buttatelo in mare; se ritorna a riva con i propri mezzi vuol dire che qualcosa aveva sicuramente imparato. Io invece, fotograficamente parlando, mi ritrovo sempre in mezzo al mare, sommerso dai miei dubbi, lontano da rive sicure. A volte mi consolo pensando che la fotografia si rinnova continuamente nei suoi numerosi messaggi e sono così in parte giustificati e la mia confusione e il mio poco capire. Ma la consolazione è di breve durata e mi ritrovo quasi subito a invidiare gli amici autorevoli che sanno tutto, quelli che di fronte alle foto altrui, dicono “sì” o “no” con la sicurezza degli scrutatori dei Referendum.
Mi sforzo di trovare una via di uscita; le storie (anche quelle folli) devono finire bene. Provo quindi a ricominciare tutto da capo, cioè dalla fotografia; e azzardo questa conclusione: le regole compositive, le definizioni sui contenuti e l’ultimo stimolante proclama sullo specifico fotografico, studiamoli con dubbio.
Le fotografie no, le fotografie facciamole con fede, convinti della semplice e straordinaria efficacia di questo mezzo di espressione. Efficacia che deriva da autonomia espressiva, che è semplice e straordinaria nonostante l’inconscio, la psicologia introspettiva e tutte le parole difficili che mi girano attorno.
Un momento: autonomia espressiva ho scritto sopra; forse i segreti che cerco sono vicini, stanno dentro la fotografia, nell’esprimere un po’ di noi stessi rappresentando qualcosa che comunque conta per quello che è. Questo procedimento porta a una immagine che acquista il suo significato definitivo, diverso dal significato della cosa rappresentata e dall’idea che mi ha spinto a scattare la foto, ma da esse direttamente dipendente.
Il discorso è solo apparentemente complesso; si può infatti arrivare facilmente a una fotografia con i “suoi” significati chiari, logici, importanti.
Bene, se questi significati saranno alla portata di tutti, meglio se saranno anche al servizio degli ultimi. Mi sembra di avere fatto una scoperta importante e di scorgere – anche se sono sempre in mezzo alle onde di prima – un lembo di terra. Se ci arrivo correrò a raccontare tutto al mio presidente Passaretti: speriamo non mi butti fuori dal Circolo. Affogherei…
Sergio Magni
(tratto da Il fotoamatore, numero 2, anno V, giugno 1979).
 
Sergio Magni a 40 anni
Sergio Magni a 40 anni
 
Brevi note biografiche.
Nato a Milano nel 1932. Nel 1973 è stato uno dei primi 

Insigniti FIAF con l’Onorificenza di Benemerito della

 Fotografia Italiana. Dal 1974 al 1978 ha ricoperto l’incarico di 

Delegato Fiaf per Milano e Provincia. Nel 1977 è entrato a far 

parte della Commissione Artistica Culturale. Nel 1980 ha 

ricevuto l’Onorificenza Internazionale ESFIAP.

 E’ stato Vicepresidente della FIAF dal 1988 al 1990, Direttore

 del Dipartimento Attività Culturali dal 1988 al 1999, 

Segretario e poi Presidente del Circolo Fotografico Milanese. 

Ha ricevuto l’Onorificenza di Seminatore FIAF nel 1994. A lui si

deve la pubblicazione dei primi due quaderni de ‘Il

 Fotoamatore’, intitolati ‘ Un modo per leggere fotografie’ e 

’Corso di fotografia per principianti’, divenuti autentici punti 

di riferimento per la divulgazione del linguaggio fotografico. E’ stato redattore di ‘Fotoit’ e coautore dei libri ‘Leggere 

fotografia’ e ‘Seminario DAC per giurati!.
 
Foto di Dulbini Alberto, Sergio magni saluta il Presidente ad Honorem Michele Ghigo
Foto di Dulbini Alberto, Sergio magni saluta il Presidente Onorario FIAF Michele Ghigo
 

Wanda Tucci Caselli
Presidente onorario Circolo Fotografico Milanese

Schivo e impegnato per natura, pensa che la fotografia meriti di essere fatta (a livello di perdere tempo) solo per motivi importanti.
I discorsi di Sergio Magni sono sempre ampiamente descrittivi: discorsi che nascono dal cervello e mai dall’istinto. Anche se ogni singola immagine esprime infatti contenuti significativi abbisogna di essere mantenuta nel contesto della sua narrativa per poter esprimere le denunce malinconiche del mondo amaro nel quale ci battiamo.
Le sue prime fotografie sono del 1965. Basilare per la sua formazione è stato un lavoro di gruppo su Milano al Centro Pirelli.
Sergio Magni è il “motorino del Circolo Fotografico Milanese”; spogliata dalla sua apparente retorica, questa definizione di Enzo Passaretti esprime in senso completo il significato della presenza di Sergio Magni nel circolo: significato che comprende i suoi apporti organizzativi, culturali e pedagogici e una eccezionale capacità di sintesi critica che gli consente, di fronte a qualsiasi immagine, di individuare contenuti e riferimenti estetici e tecnici.
Ma al di là del pungente sarcasmo con cui riveste la lucidità del suo pensiero, va scoperta in Sergio Magni un’intensa carica umana che lo spinge a cercare, oltre ai contenuti fotografici, i più profondi significati dell’amicizia.
 

Sergio Magni in una foto recente.
Sergio Magni in una foto recente.
 

Anche la fotografia ha i suoi santi!

di Ernesto Fantozzi

Rendersi conto dell’importanza che Sergio Magni ha avuto ed ha per la fotografia italiana è cosa molto semplice: basta fare un giro, anche virtuale dati gli odierni mezzi, tra i circoli fotografici e sentire cosa di lui si pensa e si dice.

Il succo di tutte le risposte che vi saranno date ve lo posso anticipare io: Sergio santo subito! Talmente smisurato e incondizionato è infatti il credito e il seguito che il nostro si è strameritato in tanti anni d’anni di dedizione assoluta alla causa che, se soltanto lo avesse voluto, sono sicuro che sarebbe stato da tempo acclamato in pompa magna presi- dente della FIAF.
Ho sempre pensato che la sua fosse una specie di missione, suggellata da un giuramento fatto a sé stesso e che mai, anche per una sola volta, egli non vi sia rimasto fedele. Sergio per primo sa che non basta operare bene per essere adeguatamente rimeritati, però io sostengo che almeno il riconoscimento di «Seminatore d’oro» dovrebbe essere per lui appositamente convertito in «Seminatore di platino».
Gente, vogliamo renderci conto di quante menti di fotoamatori egli abbia illuminato sul modo più appropriato di concepire e di valutare l’immagine fotografica? Questo, lo si può ben dire, è fare autentica cultura!
Che alla sua missione Sergio, e solo lui sa con quale dispiacere, abbia offerto in sacrificio sull’altare della credibilità l’attività di fotografo è stata una rinuncia di grande importanza che non può non rendergli onore.
E pensare che come fotografo andava forte, eccome! Avete visto le sue immagini su New York? Che ne dite, nel brevissimo tempo a sua disposizione, si può aver meglio capito e messo in pratica la lezione di William Klein?
A proposito: da non so quanti anni gli ho chiesto di donarmi una di quelle fotografie che mi erano così tanto piaciute. Fino ad oggi non sono stato accontentato.
Io, però, alla speranza non ci rinuncio.
7 settembre 2012
 
Altri testi di maggiore estensione sono sotto riportati in pdf scaricabili.
Una vita per la fotografia, di Girogio Tani  Presidente Onorario FIAF
Il seminatore – di Giorgio Rigon
 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button