MANIFESTI VIRTUALI_ 01 – di Monica Mazzolini

Laboratorio di Storia della fotografia

LAB Di Cult 025 FIAF, coordinato da Monica Mazzolini

 
 

Cos’è il Manifesto di un movimento artistico?

 

Partendo dalla seconda metà del 1800 – e quindi da quello che possiamo definire l’inizio dell’Arte Moderna – si è diffusa la necessità da parte degli artisti di riunirsi in sodalizi. Sovente ciò ha portato le Società ed i Movimenti così costituiti (sono differenti le Tendenze e le Correnti), alla stesura di manifesti programmatici ossia dichiarazioni ideologiche pubbliche scritte che definiscono ed espongono i principi, il motto, gli obiettivi ed il programma dei firmatari, con lo scopo di cambiare la realtà culturale convincendo la collettività ad aderire alle proprie argomentazioni. Ne sono alcuni esempi la lettera che Gustave Courbet scrive a proposito del realismo e che viene pubblicata il 25 dicembre del 1861 sulla rivista “Courrier du dimanche” considerata dal critico Jules-Antoine Castagnary un vero e proprio manifesto. Il manifesto del Simbolismo, ad opera di Jean Moréas, reso pubblico il 18 settembre 1886 su “Le Figaro” che il 20 febbraio del 1909 pubblica il manifesto del Futurismo di Tommaso Marinetti. Da ricordare anche il primo manifesto del Surrealismo, un documento letterario, datato 1924 e scritto da André Breton, e molti altri. Anche la fotografia non è stata da meno ed in questo Laboratorio ne parleremo in dettaglio. Ritengo necessario, prima di addentrarmi nell’analisi di uno specifico manifesto, definire con esattezza che cosa s’intende con questo termine.

 

Secondo l’etimologia della parola, manifesto deriva dal termine latino manifĕstu(m) che significa “preso per mano”, da cui anche “colto in flagrante”, ossia: chiaro, palese, evidente. In generale, ma restando in ambito artistico-letterario, il manifesto può essere un foglio di carta, di varie dimensioni, con immagini o parole, che si espone in luoghi pubblici, per le strade, o si pubblica su un giornale, atto ad attirare l’attenzione su aspetti ritenuti d’interesse comune, con l’intento di una collettiva presa di coscienza. L’elaborato composto da un testo (sotto forma di opera letteraria o lettera aperta) ha delle specifiche caratteristiche ed è un documento attraverso il quale prima si analizza lo stato della realtà, individuandone impostazioni e modi considerati scorretti o da modificare. A seguito della polemica viene specificato quello che è il nuovo modello a cui tendere, la nuova poetica, elencando le azioni principali da svolgere per raggiungere l’obiettivo proposto ed evidenziando le differenze con quello che si sta criticando. La stesura di un manifesto è una delle caratteristiche di quello che definiamo movimento artistico-letterario caratterizzato, nella maggior parte dei casi, da un programma di rottura o rinnovamento rispetto al panorama esistente, caratteristico di un determinato periodo storico e di una determinata regione, che ne costituisce l’identità, creato da alcuni fondatori che normalmente hanno a capo un padre spirituale e teorico. Nell’arte un nuovo movimento nasce ed è tale quando si percepisce la necessità di cambiamento e quando gli artisti s’incontrano e s’identificano, riconoscendosi nelle dichiarazioni del fondatore e procedendo nella direzione indicata dal manifesto.
 


 
Dietro (da sinistra a destra): Jacques Baron, Raymond Queneau, André Breton, Jacques Boiffard, Giorgio de Chirico, Roger Vitrac, Paul Eluard, Philippe Soupault, Robert Desnos, Louis Aragon. Davanti: Pierre Naville, Simone Collinet-Breton, Max Morise, Marie-Louise Soupault. (Foto di Man Ray datata 1925)
Il movimento pertanto indica un gruppo di persone che si unisce attorno a un’idea per promuovere una particolare visione dell’arte. Il sostantivo, deriva dal verbo muoversi, in questo contesto inteso come muoversi insieme, in una stessa direzione, precisamente concordata.
Da considerare che, anche in mancanza di un manifesto vero e proprio, se definibili in modo preciso da un’area di azione, una poetica ed un peso storico-socio-culturale, possiamo considerare i “movimenti di fatto” (ossia le Correnti) per i quali sono descrivibili dei “Manifesti virtuali”, ovvero documenti che pur non essendo scritti su una rivista o presentati in un luogo pubblico, e quindi non totalmente delineati, possono essere realizzati dall’unione delle idee e del pensiero che li contraddistinguono e che si possono evincere dall’analisi delle opere, dalla finalità dell’espressione, dal suo modo di rappresentarla e dalla comprensione delle conseguenze sociali, di gusto e di necessità a cui portano. Attraverso la loro ricerca di cambiamento esprimono uno stile ed un linguaggio nei quali si riuniscono numerosi artisti che hanno ed esprimono un’idea simile, con elementi formali comuni, con la conseguente possibilità di organizzare mostre e manifestazioni collettive, senza sentirsi vincolati a conformare le proprie opere e il proprio pensiero a quello degli altri (ne è un esempio l’Impressionismo e la prima mostra organizzata presso lo studio di Felix Nadar il 15 aprile 1874).
 


Claude Monet “Impression. Soleil levant” (1872). Dipinto, che fa parte della mostra organizzata in Boulevard de Capucines, da cui prende il nome l’Impressionismo diventandone il “Manifesto” poiché ve ne sono racchiusi tutti i caratteri fondamentali.

Charles Baudelaire ritratto da Felix Nadar (1855)

Conoscere questi documenti diventa per noi fondamentale, in modo da comprendere il significato profondo, le ragioni, le somiglianze e le diversità, gli spunti e i punti di rottura che hanno portato i fotografi, in uno specifico momento storico-artistico, ad attuare cambiamenti, spesso difficili da accettare e capire perché rappresentavano una novità, uno sconvolgimento, una cesura e perché no, una provocazione. Basti pensare come alcuni scettici dell’epoca (la storia è ricca di preconcetti e pregiudizi) hanno reagito difronte all’invenzione della fotografia: “Giacché la fotografia ci dà tutte le garanzie d’esattezza che si possono desiderare (credono questo, gli insensati!) l’arte è la fotografia”. Questa è una frase di Charles Baudelaire che, nel 1859, lancia un’invettiva contro la fotografia, all’epoca invenzione sconvolgente, oggi Arte a tutti gli effetti…

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