ArchivioStorico della fotografia

MANIFESTI VIRTUALI_ 02.1 – di Monica Mazzolini

 
 
 
 
 
 

Laboratorio di Storia della fotografia

LAB Di Cult 025 FIAF,
coordinato da Monica Mazzolini

 

Manifesto de “LA BUSSOLA”

(prima parte)

In ragione della sua completezza, il “manifesto tipo” della fotografia in Italia è senza dubbio quello del gruppo “La Bussola”, associazione di fotografi nata a Milano nel 1947, i cui ritrovi avvenivano a Senigallia. Ma gli incontri tra gli esponenti del gruppo iniziarono ben prima e grazie a Giuseppe Cavalli e Mario Finazzi, che si conoscono a Bergamo nel 1936, si avvia l’idea di riunire persone con idee affini e concordi nel proporre una fotografia artistica, in grado di rappresentare l’armonia delle forme e del bello. Inizia così il dibattito in relazione alla nuova concezione della fotografia, ai suoi problemi estetici ed alla sua espressività creativa. Nel 1942 viene realizzato il volume “8 fotografi italiani d’oggi” (edito dall’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo), un libro fondamentale che getta le basi ed i postulati per quello che in seguito diventerà “La Bussola”. A me sembra indicativo il nome che sta a significare uno strumento guida per non smarrirsi, orientamento verso la giusta direzione da prendere e da seguire. Finazzi in una lettera scrive “Il gruppo La Bussola ebbe origine il 20 o 30 (non ricordo il giorno esatto) novembre 1942 per accordo tra Cavalli, Vender e me…” (durante un incontro avvenuto a Rimini, seguito da altri a Bergamo e Milano). Il documento programmatico – datato aprile 1947 – viene pubblicato dalla rivista “Ferrania” (nel numero di maggio dello stesso anno) ed è firmato da Giuseppe Cavalli (il padre spirituale e teorico), Mario Finazzi, Ferruccio Leiss, Federico Vender e Luigi Veronesi. Per comprendere a fondo il testo, per me suddivisibile in sette punti chiave, si rivela fondamentale essere a conoscenza del periodo storico-sociale-culturale. La seconda guerra mondiale è terminata da un paio di anni e l’Italia si trova davanti ad un momento complicato che vede da un lato la distruzione e la fatica e dall’altro la voglia di risorgere ed il desiderio di cambiamento. I paesi di montagna e le campagne si spopolano e la gente va in cerca di un futuro migliore nelle città, dove stanno crescendo le industrie. La società e la famiglia sono in trasformazione. Ci sono condizioni di vita sofferta nel sud dell’Italia ma anche al nord, in Polesine ed in Friuli.
 
(da Rivista Ferrania pag. 5, Milano, Maggio 1947)
 A sinstra: G. Cavalli, F. Vender e L. Veronesi.
A destra: F. Leiss, M. Finazz, F. Vender, M Bonzuan, G. Cavalli, M. Giacomelli.
 
Nasce il Neorealismo con lo scopo di documentare e testimoniare – attraverso l’indagine sociale e antropologica – per informare e denunciare non solo scientificamente ma anche con satira ed ironia. Per questa ragione, le zone depresse e povere diventano meta della stampa nonché soggetti ideali per la letteratura, il cinema e spesso inconsapevolmente anche per la fotografia. “Per la prima volta nella nostra storia fotografica, si affrontava in chiave sociologica, e con una giustificazione anche politica, la lettura del territorio e dei suoi problemi, in immagini che superavano le suggestioni del folklore, tanto caro ai fotografi del passato” (Italo Zannier – Storia della fotografia Italiana). E’ in questo contesto che si accende il dibattito tra realismo e formalismo. Tra fotografia come documento e fotografia come opera d’arte, tra contenuto e forma. Per questa ragione si costituiscono diversi circoli fotografici che aderiscono all’una o all’altra tendenza e nasce a Torino nel 1948 (il 19 dicembre) la FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche). Lo scopo di tale federazione, al momento della nascita, era quello di divulgare e sostenere la fotografia amatoriale su tutto il territorio nazionale, creando un’associazione senza fini di lucro dove le parole, le fotografie, le amicizie dovevano ripagare il grande esercito dei fotoamatori, volenterosi non solo di fare belle immagini, ma anche di operare attivamente per la diffusione dell’arte fotografica. […] la FIAF non ha cambiato il suo originale intento e passo passo è andata crescendo”. Da considerare che anche il panorama internazionale era, in questo momento, sostenitore della fotografia come documento: pensiamo a due realtà fondamentali a cui hanno afferito nomi importantissimi, considerati grandi maestri: nel 1935 la Farm Security Administration (FSA) negli Stati Uniti con fotografi del calibro di Lewis Hine (la sua partecipazione al programma sarà rifiutata), Dorothea Lange, Walker Evans ed Ansel Adams e l’agenzia Magnum Photos fondata il 22 maggio 1947 a New York da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, Maria Eisner ed i coniugi William e Rita Vandivert. Inizialmente le sedi erano a Parigi e New York.
 
A sinistra: Lewis Hine, “Jewel and Harold Walker” Comanche County, Okla (1916
A destra: Dorothea Lange, Famiglia originaria di Mangrum Oklahoma (1939)
 A sinistra: Walker Evans, Alabama (1936)
A destra: Ansel Adams, American Earth (1960)
A sinistra: Robert Capa, Italia (Troina, 6 agosto 1943)
A destra: Henri Cartier Bresson, India-Bombay (1947)
 A Sinistra: David Seymour, Germania (1947)
A destra: George Rodger, Algeria-Sahara (1957)
 
In Italia assistiamo anche alla nascita a Venezia – nel 1948 grazie a Paolo Monti – di un altro circolo fotografico chiamato “La Gondola”, importante in questo panorama per la sua capacità di mediare fra le esigenze formaliste e quelle realiste. Inoltre, come già detto nel precedente post (Lab Di Cult 025 – Manifesti virtuali_01), sono da tenere presenti i mutamenti avvenuti con le Avanguardie artistiche della prima metà del 1900 (ma già iniziati dopo la seconda metà del 1800), mutamenti che hanno profondamente cambiato il modo ed il senso di fare pittura ed arte, allontanandosi dalle vecchie ideologie ed i vecchi metodi. Il gruppo “La Bussola” con a capo Giuseppe Cavalli (Lucera 1904 – Senigallia 1961) sostiene il formalismo e la fotografia come nuovo mezzo espressivo. L’obiettivo principale è quello di promuovere la fotografia come arte e non come documento. Quella del loro manifesto è una dichiarazione chiara, di facile lettura, spavalda, innovativa e provocatoria e la loro attività – seppur di breve durata – è portatrice di inevitabili polemiche e scetticismo e segnerà profondamente il percorso della fotografia italiana tanto da influenzarne le tendenze fin ai giorni nostri. Il gruppo si scioglierà nel 1957. In concomitanza di esso, su idea dello stesso Cavalli, viene fondata a Senigallia il 4 dicembre 1953, l’Associazione Fotografica MISA (di breve durata) che raggruppa giovani di talento con le stesse tendenze seppur in assenza di un concorde e dichiarato manifesto artistico. Cavalli lo considerava il luogo d’iniziazione per il successivo passaggio a “La Bussola”. La sua attività si rivela sin dall’inizio molto animata e questo porta il gruppo ad uscire dalla condizione di provincialismo al quale sembra inizialmente costretto attraverso la prima grande mostra che viene allestita a Roma presso la sede dell’Associazione Fotografica Romana ad appena quattro mesi dalla fondazione del gruppo. E’ il 4 maggio 1954. I nomi sono di grande rilevanza per la fotografia italiana e per citarne alcuni nomino Mario Giacomelli, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi e Alfredo Camisa.
 

A sinistra: Giuseppe Cavalli, La pallina (1949)
A destra: Paolo Monti, L’angelo della morte (1951)

 A sinistra: Mario Giacomelli, Paesaggi (1955)
A destra: Piergiorgio Branzi, Ragazzo con orologio (1955)

 A sinistra: Ferruccio Ferroni, Ballerini (1954)
A destra: Alfredo Camisa, L’uomo del bersaglio (1955)
 
 

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3 commenti

  1. Con il manifesto del G.F. “LA BUSSOLA” inizia per la fotografia amatoriale l’ossessione artistica.
    La storia della fotografia italiana, dall’immediato dopo guerra e in tutti gli anni ’50, è stata documentata e discussa con la massima cura nelle numerosissime pubblicazioni dedicate agli autori di questo periodo.
    Il passaggio culturale attraversato trova nel manifesto de “La Bussola” i contenuti coi quali confrontarsi, in favore o in polemica.
    Per queste ragioni non poteva che essere questo il manifesto di apertura dell’importante progetto curato da Monica Mazzolini che ci porterà a rivisitare i momenti salienti delle poetiche del pensiero fotografico, dalla nascita della fotografia ad oggi. Lo scopo del progetto è di risvegliare l’interesse su questi specifici momenti di cultura fotografica, per stimolarne lo studio ben oltre a quando qui pubblicato.
    Entrando nel merito di questo post, la necessità di proclamare il valore artistico della fotografia molto probabilmente nasce dalla stroncatura che Baudelaire fece della stessa, confinandola ad “ancella delle arti”.
    L’ossessione artistica, è dovuta agli esiti dei Concorsi che conferivano all’aspetto estetico il valore più importante di una bella immagine fotografia.
    Questa indicazione di valore è stata determinante nel formare la visione fotografica di almeno due generazioni di fotografi italiani che inconsapevolmente hanno interpretato l’idea di ” Flaneur” di Baudelaire; come ha fatto Giuseppe Cavalli nella sua pratica fotografica, producendo opere straordinarie ma che a livello collettivo inevitabilmente ha visto anche il formarsi di sterili manierismi.
    Sarà interessante entrare nei contenuti che verranno commentati nella seconda parte che sarà pubblicata la prossima domenica.

  2. Il dibattito tra realismo e formalismo, tra fotografia come documento e fotografia come arte espressiva, non ha mai smesso di infervorare gli animi all’interno del mondo fotografico.
    L’analisi di Monica Mazzolini ci permette una visione storica d’insieme che, spesso, viene trascurata.
    Un’ottima intuizione che consente, ad ognuno di noi, un’analisi personale oltre che un approfondimento ricco di spunti.
    Come ci è dato vedere, la fotografia è molto di più.

  3. Stimolare e mettere il desiderio di sapere è un valore importante che troppo spesso viene sottovalutato. Credo che uno degli scopi di questo progetto sia proprio quello di consentirci di riflettere su quanto sia importante conoscere il cammino fatto dalla fotografia. Approfondendo quello che è stato potremo comprendere meglio gli sviluppi dell’oggi.
    Seguo con vivo interesse.
    Orietta Bay

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