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Notturno 4.0 – di Marco De Munari

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 Nelle industrie sopravvissute agli scossoni economici globali dell’ultimo decennio, l’introduzione di nuove tecnologie e sistemi produttivi ( piano Nazionale Industria 4.0 ), ha trasformato profondamente il lavoro, l’ambiente e gli operatori del settore.
Il turno  notturno in fabbrica esprime, molto più marcatamente del turno diurno, tutte le contraddizioni proprie dell’adattamento dei nuovi modelli produttivi alle persone: la drastica riduzione degli addetti, l’aumento esponenziale delle mansioni operative, cui si aggiungono altre di tipo amministrativo e la riduzione del senso di collettività, sono solo alcuni degli aspetti di un nuovo fenomeno legato al lavoro.
La raccolta di alcune note scritte dagli operai su foglietti di carta improvvisati non solo si contrappone alla digitalizzazione imperante, ma testimonia la necessità tutta umana di mantenere delle relazioni con i propri simili, sebbene il contesto attuale di sviluppo del lavoro promuova invece divisione e isolamento.
Marco De Munari
 

Notturno 4.0

 di Marco De Munari

 

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2 commenti

  1. “Notturno 4.0”, di Marco De Munari, è un’opera animata da un’idea narrativa artistica per aver rappresentato con immagini una riflessione soggettiva sulla condizione lavorativa in Industria 4.0.
    Quando il fantascientifico diventa realtà quotidiana ci lascia disarmati nel rapporto col suo avverarsi;
    perché il passare dal piano immaginario (che è sempre soggettivo e fuga dalla realtà) a quello concreto (che è sempre collettivo e inevitabile) dobbiamo adattarci a nuovi ritmi esistenziali e nuove più complesse regole comportamentali.
    Con l’Industria 4.0 siamo proprio di fronte a un salto epocale in uno degli ambiti più delicati della vita, quella del lavoro. In essa sono ridefiniti i rapporti: uomo/macchina, uomo/lavoro, uomo/società, fabbrica/mondo. I nuovi strumenti posti in atto sono: la robotica, l’intelligenza artificiale, la connessione globale. Dagli anni ’70 ad oggi lo sviluppo dei computer e l’informatica hanno trasformato il mondo dall’interno della società, fino a portarci qui… nell’Industria 4.0.
    Avete capito che il tema di questo lavoro è profondamente immerso nei processi innovativi della nostra società e sarebbe materia di riflessioni storica, tra ciò che abbiamo ancora dentro del ‘900 e ciò che si manifesta del 2000. E invece ho constatato una certa difficoltà nel rapportarsi con quest’opera, una incapacità di lettura che in tanti ha preso la maschera dell’indifferenza. Evidentemente il porsi questi nuovi temi non potrà nel prossimo futuro essere evitato.
    Noi appassionati della fotografia siamo dei sensori raffinati immersi nella società, e questo lavoro lo dimostra. L’autore è un lavoratore in un’Industria 4.0 e ci parla della sua esperienza personale, vissuta dal di dentro, mettendo in evidenza gli aspetti sensibili che questo modello di fabbrica presenta: con le sue parole e con la narrazione per immagini.
    Tutto inizia nello spogliatoio con l’adozione dei mezzi di protezione personale – poi uno sguardo ai messaggi di altri colleghi scritti su foglietti -lui stesso ci appare nella stessa immagine, in diverse funzioni lavorative -la solitudine del turno notturno – la seducente estetica del processo tecnologico di precisione – il lavabo comune (che è sempre quello) – l’ora notturna che misura lo sforzo biologico – le atmosfere artificiali e asettiche della fabbrica – la dieta del pasto notturno – la sala mensa vuota – di nuovo il lavoro per far produrre la macchina – il messaggio troppo umano – l’automobile nella notte del ritorno a casa con la sua aura di libertà condizionata.
    Complimenti a Marco De Munari per aver iniziato per primo a raccontare il “futuro” nel quale egli vive una vita densa di assenze, ma con una capacità simbolica nel rappresentarla molto interessante.

  2. L’economia, la fabbrica, la produzione ruotano intorno al rapporto singolo/collettività. Questo lavoro intercetta molto bene questo passaggio contemporaneo, reso dai molti segni di uno/molti.
    Lavoro notevole, anche dal punto di vista sociale, perché esce dalle gabbie soffocanti di quei progetti che si incentrano sui lavori di nicchia: qui è una fabbrica, vera, comune, di quelle che ancora danno da vivere a milioni di italiani.
    Lavoro coraggioso e forte, per la sua verità, per la sua realtà.

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