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TOTEM e TABU’- Elaborazione del Concept_07– di Emilio Senesi LAB Di Cult FIAF

Dal tabù dei cimiteri ai Giardini della Memoria

Dal tabù dei cimiteri ai Giardini della Memoria

Appartengo alla generazione di quando il 2 novembre erano chiuse le scuole per la commemorazione dei defunti. Al di là di questa breve occasione per gioire, ero abituato, come la maggior parte degli Italiani, a considerare il cimitero come un luogo mesto, se non lugubre, un luogo separato dal resto del mondo con muri e cancelli, dove entravi solo per compiere un rito o per celebrare una triste ricorrenza. Un luogo tabù, al cui solo pensiero eri assalito da una vena di malinconia. Ancora oggi per molti prevale questo sentimento, anche se il modello culturale sta lentamente cambiando.
Nel mio caso iniziai a riflettere su questo tabù nel 1979 quando, nel corso di un viaggio di studio/lavoro ad Aberdeen, in Scozia, capitai per caso nei pressi di una antica chiesa nel cui giardino era conservato un cimitero secolare e mi imbattei in una splendida signora che stava leggendo un libro placidamente seduta su una panchina.

ABERDEEN , Scozia, 1979
S. Francisco 1996
SCARBOROUGH – Inghilterra, YORKSHIRE 2008
ILES PORQUEROLLES, 2002 Francia
Hong Kong 2011
Chinle, Arizona, USA, 2017
NEW YORK, USA 2009
Lussino, Croazia, 2010
CAMPO DELLA GLORIA – CIMITERO MAGGIORE MILANO, 2010
Rhemes Notre-Dame (AO), 2019
ASSISTENS KIRKEGARD – Copenhagen, Danimarca, 2009
KOBE, GIAPPONE, 2004
VICTORIA ISLAND, Canada, 2009
ISLANDA, 2006
Pere Lachaise, Parigi, Francia, 2001

La riflessione su quel fortunato incontro mi ha fatto scoprire quanto largo e profondo era il solco che separava la mia idea (la mia “cultura”) di cimitero dalla cultura di altri popoli. La conferma l’ebbi qualche anno dopo, a San Francisco, California, quando vidi delle giovani donne che, come me, scattavano foto nel cimitero della chiesa del quartiere Mission.

Dalle prime immagini scattate in modo sporadico è nato quindi un progetto strutturato, “I Giardini della Memoria”, che si proponeva di sfatare il tabù dei cimiteri per inquadrarli in una prospettiva diversa: sono luoghi di cultura, storia, natura, modo di vivere, sono una rappresentazione della civiltà, una sorta di biglietto da visita di un villaggio, una città, uno stato.

Da allora ho conosciuto un mondo dove i cimiteri sono anche un simbolo di tranquillità, serenità, ispirazione, un luogo appartato, senza rumori e traffico, un mondo dove i cimiteri fanno parte integrante del paesaggio urbano o rurale. Da allora ho imparato che i cimiteri sono fonte di emozioni, rappresentano la cultura, la storia e la civiltà di un paese e di un popolo. Il cimitero è un luogo democratico: nello stesso posto si riuniscono personaggi importanti e illustri sconosciuti, benestanti, borghesi e proletari. “Ma chi te cride d’essere, nu ddio? Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale? Muorto si’tu e muorto so’ pur’io; ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale” (dalla poesia “A livella” di Totò).

Entrare in un cimitero qualsiasi, magari senza saperne nulla, svela tante informazioni sul luogo che si visita, forse molte di più che limitarsi a una frettolosa visita della piazza principale o di un palazzo.

Ci sono cimiteri chiusi da un cancello e cimiteri aperti a tutti dove si può andare a passeggiare e a trovare silenzio e tranquillità, ma in tutti si trovano delle sorprendenti novità: ogni cimitero è diverso da tutti gli altri, così come ogni persona è diversa da tutte le altre

Lo sguardo di un fotografo serve a capire, a confrontare, a documentare, induce a vedere che il cimitero non è un luogo lugubre e appartato, ma è un mondo ricco di emozioni, di serenità, di pace, di storie, anche solo immaginate. E’ un luogo chiuso, spesso, ma aperto, sempre, alle esperienze e ai segreti della vita.

Il viaggiatore è, per sua natura, affamato di conoscenza, vuole con tutti i mezzi approfondire, entrare nello spirito di un luogo e di un popolo. Perciò il viaggiatore è attratto anche dal cimitero, così come ne sono stato attratto io tanti anni fa. Ovunque capito, cerco di entrare nel o nei cimiteri. Una sola volta mi è stato rifiutato il permesso di entrare in un cimitero: era una riserva indiana dello Stato di Washington, USA; alcune tribù di nativi americani non vogliono condividere con estranei il loro culto dei morti. Ho rispettato la loro scelta e mi hanno ringraziato. Anche questo fa parte delle esperienze di un viaggio.

Ho fotografato cimiteri nelle più svariate occasioni, sia durante i viaggi in Italia e all’estero, sia programmando la campagna fotografica.

Il progetto “I giardini della memoria” tenta di fornire spunti per costruire una geografia della memoria, memoria per rintracciare e ricordare situazioni, ambienti e storie, memoria per tenere viva l’emozione della civiltà, memoria per rammentare che gli uomini sono tutti uguali. Come diceva Marco Tullio Cicerone: Vita mortuorum in memoria posita est vivorum (La vita dei morti sta nella memoria dei vivi), FILIPPICHE IX, 10

Negli ultimi anni, è aumentato il numero di persone che visitano i cimiteri, soprattutto i cimiteri monumentali, per ammirare le opere e le installazioni artistiche; anche il cinema si è accorto dei cimiteri e sempre più spesso si vedono scene girate in qualche cimitero. Tuttavia, siamo ancora lontani, almeno in Italia, dalla visione dei cimiteri che hanno alcuni popoli. Per capire il cimitero occorre prepararsi con lo spirito giusto: il tempo vi scorre senza fretta, a passo d’uomo, invitando al riposo, alla meditazione, al vagabondaggio. Vi si fa provvista di interiorità prima di ritornare ad affrontare il tumulto della città o della propria esistenza (David Le Breton – “Un mondo a piedi”).

Il progetto non è affatto concluso e, forse, non si concluderà mai. Nel mondo ci sono migliaia di posti dove andare a cercare l’ispirazione della memoria; è impossibile visitarli tutti. Però nel 2022 ho messo un primo punto fermo e ho raccolto nel libro “I Giardini della Memoria” più di 150 foto suddivise in sei sezioni: persone, luoghi, natura, guerra, religioni, identità. Come scrive il curatore Roberto Mutti nel suo testo critico “man mano che il lavoro cresceva, si arricchiva di altre suggestioni, di impreviste modulazioni, di complesse articolazioni che hanno permesso al fotografo di elaborare un progetto caratterizzato da decise connotazioni antropologiche”.

Emilio Senesi

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3 commenti

  1. Il progetto/libro “I giardini della memoria” prende in considerazione solo un aspetto ovvero solo i Tabù. Occorre però contrapporlo al suo Totem per poter essere coerenti con il lab di quest’anno.

    1. Ciao Michele, il progetto fotografico Totem e Tabù può essere svolto affrontando il dualismo di un fenomeno cioè ponendo in evidenza sia il Totem che il Tabù, oppure può affrontare solo il Totem o solo il Tabù. Questo perché nella società contemporanea non sempre c’è una corrispondenza biunivoca tra Totem Tabù come invece avveniva nelle società arcaiche.

      1. Michele Leo, ti ringrazio per il commento che leggo solo ora.
        In parte ti ha già risposto Silvano Bicocchi. L’intento del mio articolo/progetto era proprio quello di far vedere come si può superare un tabù consolidato, per di più di origine religioso/sociale, puntando sull’aspetto culturale.
        Faccio inoltre presente che in una foto sono presenti dei Totem Poles accanto a delle sepolture, proprio a significare che tabù e totem spesso coesistono in un determinato settore.

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