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TOTEM e TABU’ – Reliquie e totem – Elaborazione del Concept_12- a cura di Gigi Montali LAB Di Cult 194 FIAF

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Che cosa rappresenta il totem?

Alcuni studiosi hanno visto nel “totemismo” un sistema primitivo di credenze, caratterizzato da un legame mistico tra gli esseri del mondo naturale, spirituale e gli uomini. Per altri il totem rappresenta il simbolo del gruppo o della società stessa.

Il totemismo è comunemente considerato una pratica religiosa tribale, ma elementi di totemismo compaiono anche nella cultura occidentale, per esempio nel movimento New Age, nell’uso di mascotte, nella venerazione degli angeli custodi, dei santi patroni di comunità, e dei santi protettori di categorie.

Freud scriveva, quando il totem è un animale temuto o pericoloso, si pensa che egli risparmi i membri dei clan che portano il suo nome (analogie con i santi e il nome proprio). L’animale totem protegge i membri della “sua” tribù L’animale totem preannuncia il futuro ai suoi fedeli, e fa loro da guida, queste credenze hanno molte analogie con la devozione ai santi.

Ostensione della reliquia di San Gennaro a Napoli (photo Alessandro Gandolfi – Parallelozero)

Diventa semplice fare un parallelismo con le reliquie, il reliquiario ha sempre rivestito una particolare importanza nella religione cattolica. Ancora oggi, viene esposto, debitamente protetto, alla venerazione dei fedeli e a volte anche portato in processione nel giorno della ricorrenza del santo. Scopriamo insieme di che si tratta e qual è il significato culturale e soprattutto religioso del reliquiario.

 

Il significato delle reliquie

Il significato delle reliquie nel Medioevo andava ben oltre la loro semplice presenza fisica. Questi oggetti erano investiti di una particolare sacralità per il loro legame con figure sacre, incarnando così un tangibile legame tra il divino e il terreno. Le reliquie potevano assumere le forme più diverse, dai frammenti ossei agli effetti personali dei santi e persino oggetti relativi a momenti cruciali della vita di Cristo.

La loro importanza deriva in gran parte dalla profonda convinzione che le reliquie servissero da intermediari diretti tra i credenti e Dio. Apostoli, martiri e altre figure sante erano venerati per le loro virtù e la loro vicinanza alla divinità. Possedere o venerare una reliquia equivaleva a stabilire un legame spirituale con queste figure, offrendo così l’opportunità di avvicinarsi alla grazia divina.

I credenti attribuivano alle reliquie poteri straordinari, considerandole canali speciali per ottenere i favori divini. Era diffusa la credenza nella capacità delle reliquie di compiere miracoli. Alla presenza o alla venerazione di questi oggetti sacri erano associati guarigioni miracolose, interventi provvidenziali e altre manifestazioni soprannaturali. In questo senso, le reliquie divennero intercessori diretti presso Dio, incarnando una fonte di miracoli e benedizioni per coloro che le cercavano con fervore.

Anche la protezione divina era una dimensione cruciale del significato delle reliquie. I fedeli credevano che la vicinanza a questi oggetti sacri conferisse sicurezza spirituale e fisica.

Colorno PR – Cappella delle reliquie voluta da Ferdinando I di Borbone-Parma, all’interno della Cappella ducale di San Liborio (photo Gigi Montali)

Le reliquie erano viste come guardiani celesti, capaci di scongiurare le calamità, assicurare prosperità e garantire la pace. Pertanto, possedere una reliquia era spesso visto come un atto di devozione e una fonte di conforto in un mondo medievale spesso segnato da incertezze e difficoltà.

La rivalità tra i monarchi per ottenere le reliquie più prestigiose era all’ordine del giorno. Le competizioni per acquisire rinomate reliquie erano spesso feroci, con i governanti disposti a spendere somme considerevoli per acquisire questi oggetti sacri. Queste reliquie di alto rango erano viste come gemme rare e preziose, capaci di aggiungere un’aura di sacralità alla corte reale.

La ricerca delle reliquie più ambite non era motivata solo dalla pietà personale dei governanti, ma anche da un abile calcolo politico. Il possesso di reliquie prestigiose potrebbe essere utilizzato per raccogliere il sostegno popolare, rafforzare la fedeltà dei signori locali e intimidire gli avversari politici. I monarchi comprendevano il potere simbolico delle reliquie nel costruire e mantenere la loro autorità.

Le reliquie venivano spesso esposte con ostentazione durante le cerimonie ufficiali, rafforzando così il legame tra il sovrano e la divinità agli occhi del popolo. I rituali legati alle reliquie divennero elementi centrali delle cerimonie reali, contribuendo a stabilire un’immagine di potere sacro e a proiettare una legittimità indiscussa.

Le reliquie erano strumenti potenti nelle mani dei sovrani, abilmente utilizzati per consolidare la loro autorità, aumentare la loro legittimità e affermare la loro connessione diretta con il divino. Questo utilizzo strategico delle reliquie avviene in un contesto in cui politica e religione erano strettamente intrecciate, creando un potente legame tra fede popolare e potere monarchico.

Che cos’è il reliquiario e qual è la sua storia

Il termine reliquiario deriva dal tardo latino reliquiarium che a sua volta deriva dal latino reliqua, che significa resto. Quest’oggetto, realizzato in tante forme e in tanti materiali, anche preziosi, è una teca per la conservazione e l’esposizione di resti corporei o di ricordi di personaggi considerati “santi”. I frammenti di vestiario oppure gli oggetti ritenuti miracolosi, quali potevano essere gli strumenti del martirio o gli utensili a loro appartenuti, erano le reliquie più usate per essere venerate con grande rispetto e per essere protette dall’usura del tempo.

Nella religione cattolica questo scrigno aveva un significato trascendentale che collegava i santi ai fedeli e la sua venerazione era molto diffusa sin dai primi secoli del cattolicesimo. Spesso era un vero e proprio capolavoro di arte orafa, realizzato con materiali preziosi come oro, argento e tempestati di pietre preziose, rubini, zaffiri e perle. I primissimi esemplari di reliquiario avevano la forma di cofanetti o teche ed erano in legno, rame, bronzo o avorio. In seguito ne furono realizzati alcuni in argento con figure a rilievo, che spesso rappresentavano scene bibliche.

Cofanetto contenente reliquia (photo Gigi Montali)

Venerare le reliquie è stato sempre importante, fin dai tempi più antichi. Alla base di questo culto atavico, affondano le radici della tradizione degli antenati, trasformatasi poi nella religione cattolica con la fede della resurrezione dai morti e con il culto dei martiri, anch’esso legato alla devozione per i propri defunti e per il grande rispetto che si aveva per gli oggetti a loro appartenuti. Così quest’urna diventò una vera e propria espressione dell’arte cristiana. Le forme di questi contenitori sono quadrate, rotonde o ovali. Spesso vengono collocati sull’altare, che viene considerato una vera e propria tomba del santo. La teca con la reliquia è posta all’interno di sarcofagi in miniatura, di scrigni in pietra o marmo e collocate in nicchie o cavità scavate nella pietra sull’altare stesso.

Intorno al IV secolo i reliquiari cominciarono a essere impiegati per la conservazione di reliquie di santi. Queste teche erano venerate con grande rispetto perché contenevano le reliquie del santo ed erano considerate capaci di compiere miracoli e guarigioni. Per questo venivano adorate sull’altare dove erano esposte.

Nel corso del primo millennio la devozione per le reliquie era tale che vennero realizzate delle vere e proprie statue che contenevano al loro interno le urne. Queste erano delle vere e proprie sculture ed erano ottenute rivestendo un nucleo di legno, al cui interno era contenuta la teca con la reliquia, con una lamina metallica, riccamente decorata con pietre preziose. Ogni chiesa o abbazia si arricchì di questi tesori di arte orafa.

Nei vari secoli, man mano che diminuiva il fervore per l’adorazione dei resti dei Santi, il reliquiario assunse una forma simile a quello del contenitore per l’esposizione eucaristica. Molto usato all’epoca fu il reliquiario cruciforme, cioè un contenitore a forma di croce. Il suo interno poteva contenere dei frammenti della vera Croce e in questo caso era chiamato stauroteca. Queste urne erano molto preziose per il materiale con cui venivano realizzate, per le decorazioni importanti che le rivestivano, ma soprattutto per il loro contenuto. Uno dei modelli più usati di questo tipo di contenitore era l’encolpio cruciforme, un piccolo ciondolo che veniva portato appeso al collo. Era formato da due valve con le cerniere. Queste erano decorate con le immagini di Gesù o della Madonna. Le reliquie erano poste all’interno di piccolissimi contenitori e chiuse da dischetti di vetro. Questi reliquiari cruciformi erano realizzati in materiali non preziosi per i pellegrini o in tantissime varianti in materiali preziosi, che diventavano dei veri e propri gioielli da portare come collane.

Reliquia posta nel museo del Duomo di Fidenza

Ma oggi come avviene l’acquisto di una reliquia, dunque, una chiesa deve per forza ergersi su una reliquia. Quindi, si fa domanda in carta bollata al Vaticano, e se il progetto si approva allora deve intervenire il tagliatore di santi, ovvero l’incaricato di scegliere il santo di turno dalla sua sacra necroteca, e di selezionare il pezzetto da confezionare per cimentare il tempio. La reliquia, come oggetto di culto, ha un incredibile valore storico, ma anche un impressionante valore antropologico. Perché credere in una reliquia? E fino a qua la risposta è semplice, e prevede una serie di risorse da psicologia spicciola. Il bisogno di un oggetto fisico, visibile, toccabile, su cui caricare e scaricare le proprie speranze, da cui prendere forze, ispirazione o emozioni. Evidentemente una reliquia non è qualcosa che ha necessariamente a che vedere con la spiritualità, ma piuttosto con la superstizione, essendo questi due concetti che possono mantenere influenze reciproche, ma che poi nascono da bisogni e da sensazioni totalmente indipendenti. Il dizionario Treccani definisce la superstizione come “insieme di credenze o pratiche rituali dettate da ignoranza, frutto di errore, di convinzioni sorpassate, di atteggiamenti irrazionali”. La superstizione è quindi qualcosa che trova un substrato fertile nella mancanza di informazione, nella mancanza di capacità critica, e nella scarsa capacità di osservazione e analisi. Tutte cose che ritroviamo in molti gruppi sociali e culturali, e che costituiscono una parte integrante e intima della storia naturale del genere umano.

Ma si suppone che le religioni contino nelle proprie file anche eserciti di eruditi e saggi, che sanno, che hanno letto, che hanno studiato. E, nel caso delle reliquie, l’erudito deve dar per scontato almeno due fattori.

Primo, quello storico. Secondo, il fattore animistico. La venerazione di una reliquia suppone che nella reliquia (“dentro”) ci sia qualcosa di etereo e di intangibile che la ha permeata, che ne è entrato nei tessuti e permane tra le sue molecole, secoli nei secoli.

Da cui la necessità del contatto fisico (la reliquia si bacia e si tocca) o perlomeno di un estremo avvicinamento (quanto più ti avvicini quanto più il misterioso qualcosa ti può raggiungere). Chiamalo energia, tutto questo vuol dire esaltare la parte animistica di una religione che da sempre ha combattuto, concettualmente e aggressivamente, l’animismo, tacciandolo di incoerente e primitivo.

Se escludiamo la possibilità di una lesione neurologica che altera le capacità mentali, l’erudito sa allora benissimo che l’affidabilità storica della reliquia è quantomeno fragile, e che probabilmente non c’è nessuna pozione magica nelle viscere dei suoi tessuti. Sa quindi che la reliquia è, in realtà, un simbolo, un oggetto qualunque, un placebo che serve a dare speranze a chi non ce le ha, a volte per poter dar forza a chi ne ha bisogno, e a volte per poter manipolare e controllare chi non è capace di pensare con la testa propria. In ogni caso, l’erudito religioso deve stare al gioco, deve mentire, e deve essere convincente, per non lasciare spazio al dubbio che potrebbe minare le radici della fede, ovvero del principio di credere ciecamente e integralmente a quello che ti dice qualcun altro. Anche – e specialmente – all’assurdo.

La fede è cieca, ma se c’ha qualcosa da vedere è meglio. La cultura spirituale non può prescindere da quelle necessità sensoriali che modellano conscio e inconscio di tutti i mammiferi e di tutti i primati, noi inclusi. Il percorso dell’anima passa per totem mitologici,  santini da collezione, rosari d’epoca, bottigliette sacre, calendari vaticani e portachiavi di Padre Pio. La fede intangibile ha un estremo bisogno di toccare, vedere, sentire, odorare, sennò non si vende, non convince.

Parma – Negozio di vendita articoli religiosi (foto dal web)

L’ultraterreno ha un estremo bisogno del terreno come interfaccia per attecchire su creature che costruiscono il loro mondo sulla base di percezioni decisamente organiche. Il fedele crede con l’anima, ma solo attraverso le garanzie del corpo. In questa prospettiva strettamente materialista delle religioni, tra feticismo animista, mercato pagano, e suggestione di massa, la “reliquia” è sempre stata un asso nella manica tanto delle multinazionali della fede quanto delle piccole botteghe parrocchiali. Ha una combinazione interessante di tutte le componenti fondamentali del circo, testimone storico ma anche mistero paranormale, a metà tra noi e loro, interfaccia tangibile tra quelli che erano e quelli che sono, uniti in una realtà culturalmente riconosciuta e socialmente condivisa. “Voi siete quello che noi eravamo, noi siamo quello che voi sarete”. Crani, falangi, tibie, clavicole, tutto fa brodo, soprattutto se incorniciato nell’oro e nell’argento dello sfarzo rituale.

Ma i tempi cambiano, l’informazione corre, la tecnologia irrompe. La droga della fede, baluardo psicofarmacologico contro la tristezza spietata della vita, viene rimpiazzata da metadoni sportivi o endorfine intellettuali (RELIQUIE PROFANE), e resa inefficace dalla logica della consapevolezza.

Napoli – reliquia profana (photo Gigi Montali)

A volte queste reliquie sono poste proprio come altarini religiosi.

Gigi Montali

Coordinatore artistico FIAF

 

 

Cosa dice la Chiesa:

Non c’è nulla di anacronistico nella venerazione delle reliquie, se intese secondo il Vaticano II, che afferma: «La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare». Venerare una reliquia è venerare la misericordia di Dio che s’è realizzata nel santo. Occorre, quindi, ricondurre la devozione alla giusta dottrina della Chiesa.

 

I totem religiosi Vernacolari:

Nel progetto è importante inserire anche i “Totem vernacolari” ad esempio, immagini sacre messe a protezione degli abitanti del locale siano essi umani o animali, nella foto l’immagine di Sant’Antonio con il lume acceso a protezione degli animali della stalla.

(photo Gigi Montali)

 

 

 

 

 

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