Cronache
FILIPPO VENTURI_ Autore dell’anno FIAF 0025 – a Cura del Di Edit (Dipartimento Editoria FIAF)
Cronache Di Cult FIAF

L’autore dell’anno FIAF 2025 è
FILIPPO VENTURI


Scheda 120 (scheda libro scaricabile pdf)
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L’interessante monografia pubblicata da FIAF, come appare già dal titolo: “Variations on reality”, percorre le varie tappe dell’attività di Venturi attraverso alcuni suoi principali lavori. Infatti l’autore negli ultimi due anni ha saputo affiancare al ruolo di fotogiornalista anche quello di “artista visivo”. Il lavoro di svolta è stato “Broken mirror” nel quale torna a raccontarci il tema a lui noto della dittatura in Corea del Nord ma questa volta con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Tenendo sempre ben distinti i progetti di fotogiornalismo da quelli in cui ci propone una sua interpretazione della realtà, riesce a condurci con naturalezza nell’ambito delle immagini generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale fino a farci considerare questo ulteriore sviluppo tecnico come una prevedibile naturale evoluzione nel campo degli strumenti per la realizzazione delle immagini.
Anche se è un algoritmo informatico a generare l’immagine partendo dall’inserimento di un testo, il prodotto ottenuto nasce sempre dal pensiero e dalla volontà di chi ha inserito quelle parole nel sistema. Se poi lo strumento è dichiarato, e qui lo è sempre, non può essere “non legittimo”. <> si chiede Michele Smargiassi nella prefazione della monografia “Variations on reality” <>
Sempre relativamente all’uso dell’intelligenza artificiale, in varie occasioni Venturi evidenzia come, allo stato attuale, l’interessante stia proprio nell’impossibilità di gestire completamente ogni dettaglio nel processo di generazione delle immagini; questo aspetto, che crea una imprevedibilità dei risultati, costringe a ripetere molte volte il processo di generazione nel tentativo di ottenere il risultato voluto, finanche ad arrivare a dover rinunciare ad una immagine, ma anche a trovare interessante l’aggiunta di un elemento inaspettato o un risultato comunque diverso da quello cercato.
Venturi sottolinea che quando la creazione delle immagini con l’intelligenza artificiale sarà completamente gestibile per lui probabilmente perderà interesse: genereremo solo immagini che già conosciamo. Così nell’introduzione del lavoro “He looks like you” (dove nelle fotografie possiamo incontrare suo figlio Ulisse insieme a suo padre Giorgio, scomparso cinque anni prima della nascita di Ulisse) scrive: <>.
Sì Marco, la monografia di Filippo Venturi Autore dell’anno FIAF ci offre la possibilità di maturare un corretto rapporto di lettura delle immagini proprio attraverso la consapevolezza dell’autore di operare con due linguaggi distinti: il reportage fotografico o l’illustrazione con la IA. Nei testi che arricchiscono il libro si toccano in modo ampio, profondo e pluralista gli aspetti salienti di questo attualissimo argomento. Grazie per aver rotto il ghiaccio!
La cifra stilistica di un autore non rimane come ben sappiamo immutata nel corso degli anni, ma si evolve con le esperienze di vita che ne disegnano il personale percorso di maturazione e si traducono via via in interpretazioni fotografiche che vanno di pari passo con i cambiamenti della società del tempo.
Nell’ambito del fotogiornalismo si è passati dalla semplice documentazione fotografica dell’evento, propria ormai di alcuni decenni fa, ad una ricerca sempre più indirizzata alla individuazione di storie che potessero in certo qual modo interpretare l’identità del luogo, le problematiche inerenti la condizione umana di chi lo vive, il tutto accompagnato da un lavoro di ricerca e studio che è prioritario alla realizzazione e riuscita di un racconto fotografico.
“Variations on reality” è l’interessante proposta editoriale della Fiaf che ha celebrato Filippo Venturi come autore dell’anno 2025. Un titolo che ne fotografa perfettamente i contenuti in immagini che, accompagnati dagli approfonditi e stimolanti testi presenti in prefazione, ci aiutano a meglio comprendere lo sviluppo artistico del percorso dell’autore.
Se è vero che l’arte nella fotografia contemporanea si muove su una linea non sempre ben definita che intercetta l’evoluzione delle modalità anche tecnologiche dei supporti di cui si avvale, Filippo Venturi ne è un interprete “consapevole” quando fa dell’ uso della intelligenza artificiale lo strumento per meglio esplorare e comprendere la complessità della società, nella fattispecie nordcoreana, sospesa come ce l’ha rappresenta, tra problematiche, umori e forme delle persone che la vivono quotidianamente.
In “Broken Mirror” è questo il nome dell’opera che segna un profondo cambiamento di percorso autoriale di Venturi, l’uomo è sempre al centro attraverso la messa in scena di ritratti ambientati che si sviluppano attraverso sovrapposizioni di immagini, di dialoghi, di contrasti, in sintesi di fotografie in grado di generare nell’attento osservatore le più svariate distonie interpretative.
E’ il “piano mentale” dell’immagine di cui fa cenno Sthepen Shore nel suo libro lezioni di fotografia che si traduce nell’invito ad esplorare al di là dell’inquadratura anche in quelle zone di ambiguità dell’immagine che la rendono funzionale.
E’ l’ I.A. ? Interviene in aiuto. Strumento oggi ancora migliorabile ma proprio per questo ancora in certo senso vicino alla parte della naturale imperfezione umana, è per Filippo Venturi quello che penso si possa affermare il valore aggiunto capace di conferire ai suoi scatti fotografici una maggior potenza trasmissiva di contenuti anche in presenza di risultati a volte inizialmente inattesi.
Filippo Venturi è quindi a buona ragione autore da scoprire per il carattere di originalità dei suoi lavori nel mix visionario che le sue opere fotografiche ci propongono.
Grazie Andrea per l’ampia riflessione su Venturi. Occorre richiamare l’attenzione del pubblico su ciò che il libro aiuta a capire con i testi che sono stati elaborati nella sua realizzazione, perché dobbiamo parlare del libro non dell’autore, salvo che non sia una serata con la presenza dell’autore stesso. Per questo vi ho chiesto di citare concetti tratti dalle sue pagine.
Nella conversazione, Filippo Venturi va nel profondo dei due linguaggi quello fotografico e quello illustrativo della IA, da lì comprendiamo che le immagini vanno lette con due approcci differenti: quello fotografico che apre alla percezione della realtà interpretata e quello illustrato della IA che, come in una pittura, ci pone a contatto con il segno mentale dell’autore. Infatti Venturi afferma che non avrebbe potuto realizzare “Broken mirror” se non fosse andato nella Korea del Nord.
Osservando le immagini generate con l’AI, la prima sensazione è quella di trovarsi davanti a un esercizio riuscito a metà. Non è tanto la tecnologia in sé a sorprendere – ormai sappiamo bene che l’intelligenza artificiale è capace di generare paesaggi mozzafiato, volti realistici e dettagli sorprendenti – quanto piuttosto la sua inevitabile leggerezza, quell’approssimazione che, se non controllata, lascia emergere piccole incrinature: mani che non tornano, prospettive incerte, luci che sembrano provenire da nessun luogo.
E allora la domanda nasce spontanea: è sufficiente premere un pulsante e accettare l’immagine che compare sullo schermo per chiamarla arte? Possiamo davvero attribuire dignità espositiva a ciò che, più che frutto di un processo creativo, sembra il risultato di un algoritmo che gioca con le probabilità?
Non è un’accusa, semmai una riflessione. Perché se la fotografia tradizionale richiede tempo, sguardo, pazienza e una certa dose di fatica – attendere la luce giusta, trovare l’inquadratura, cogliere l’attimo irripetibile – qui tutto sembra risolversi in pochi secondi. Eppure, proprio questa apparente facilità dovrebbe farci interrogare: dove finisce la tecnologia e dove inizia la visione?
Stampare queste immagini e affidarle alle pareti di una mostra significa attribuire loro un valore che, forse, non hanno ancora conquistato. O almeno non nel modo in cui ci aspetteremmo da un lavoro maturo, consapevole, capace di reggere lo sguardo attento e curioso di chi visita una galleria.
Eppure, non posso negarlo: c’è anche un lato affascinante in questa imperfezione. Un po’ come guardare un illusionista che lascia intravedere il trucco dietro la magia. Ci si diverte, si sorride, ma alla fine ci si chiede: davvero vogliamo confondere il gioco con l’opera, il divertimento con la creazione, la prova tecnica con la testimonianza artistica?
Forse la vera questione non è se queste immagini “meritino” o meno una mostra, ma se siamo pronti noi – come osservatori – a ridefinire i confini dell’arte e a convivere con il dubbio che, dietro a tanta apparenza, possa esserci… soltanto un algoritmo.
COMMENTO GENERATO DALL’AI facendole analizzare le foto dopo averle importate.
L’AI stessa arriva al punto di commentare un proprio lavoro.
Alessia, grazie per il commento, se hai potuto leggere la prefazione del libro, avrai notato che anch’io ho fatto una domanda alla AI chiedendo: L’immagine fotografica è un segno indicale, l’immagine della AI che segno è? La risposta è stata all’altezza della domanda. La risposta che hai ottenuto con la tua domanda è di ordine generico, infatti parla delle immagini prodotte dalla AI in generale (non quelle di Venturi) e potrebbe essere riferita a qualunque altro lavoro realizzato con la AI. Venturi, nella conversazione, entra profondamente nel processo creativo dei lavori prodotti con la AI e si capisce bene che non è la prima immagine comparsa che ha scelto e poi tocca a fondo il rapporto di casualità dell’apparizione dell’immagine col quale ha lottato duramente ripetendo anche un centinaio di volte il prompt. Il libro fornisce tanti spunti per ragionare nel rapporto di creatività sia fotografica che della AI, nel presentare il libro è necessario che vi riferiate a quei contenuti (non ad altro) non necessariamente condividendoli ma mettendoli sul tavolo nella vostra presentazione, potete anche criticarli se avete dei contenuti appropriati.