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Forum Collettivi: intervista con SPONTANEA

Proseguiamo il nostro percorso di preparazione del Forum dei Collettivi con la pubblicazione di una serie di interviste realizzate con i Collettivi aderenti alla FIAF; a ciascuno ho posto la stessa serie di domande, così da poter evidenziale le diversità di approccio.

Iniziamo dal Collettivo SPONTANEA, che ringrazio ancora per la disponibilità.

Attilio Lauria

 

Quali sono le motivazioni per cui avete deciso di fondare un collettivo e come si è formato?

Il collettivo SPONTANEA è nato nel 2013 da una idea di Umberto Verdoliva e dalle costole di un portale social creato da Emilio Barillaro e dedicato alla street photography italiana. Umberto ha selezionato ed invitato a diventare membri una serie di fotografi di strada di cui apprezzava i lavori fotografici i quali hanno aderito con entusiasmo alla idea.

L’idea di base era quella di sviluppare, come gruppo di autori, progetti e determinate attività con l’intento di migliorare anche personalmente le proprie visioni nonché di selezionare una serie di fotografi che si stavano avvicinando alla fotografia di strada e che facevano parte del portale social esistente. Il pensiero fondante era basato sulla possibilità di condividere tra i membri scelti, spesso con stili molto diversi, idee, visioni, confronti al fine di apportare influenze e stimoli personali continui finalizzati alla realizzazione di lavori fotografici di buona qualità, che potessero lasciare traccia e riferimenti a chi si avvicinava, essenzialmente in Italia, a questo genere.

 

Quali sono i vantaggi e le difficoltà di un collettivo? Come si diventa membri del collettivo, qual è il processo di selezione?

In Italia, quando è nato il collettivo SPONTANEA, esisteva solo il gruppo Mignon di Padova. Rispetto a loro, legati da anni di amicizia e che sviluppano idee e progetti incontrandosi fisicamente in una sede i nostri incontri si svolgono quasi esclusivamente sul web, in un gruppo privato tramite chat o Skype. Da un lato questa modalità è senza dubbio comoda, veloce, i membri possono essere in qualsiasi parte del mondo e dialogare tutti insieme in tempo reale, ma allo stesso tempo, tale modalità, porta anche una grande difficoltà di comunicazione tra noi, in termini di equivoci e malintesi, nascono lunghe pause e distrazioni che possono nel tempo scoraggiare i membri alla partecipazione attiva. Pertanto abbiamo deciso di incontrarci almeno una volta l’anno per parlare di persona, per confrontarci sui lavori in progress e sulle attività da svolgere, questo ci ha senza dubbio aiutato ad unirci molto di più e a rendere più concrete le nostre iniziative.

Portare avanti un collettivo è difficile, tutti i membri dovrebbero dare un piccolo contributo per non far cadere il peso del lavoro su pochi ma allo stesso tempo i membri dovrebbero avere stima tra loro e la stessa voglia nel “dare” senza condizioni. Credo sia la premessa essenziale per realizzare dei progetti collettivi e delle attività. Le difficoltà maggiori dipendono dalla voglia di ogni singolo membro di partecipare e di mettersi in gioco.

Nell’arco di questo periodo, alcuni membri hanno lasciato il collettivo, altri sono entrati. Le modalità di ingresso dipendono essenzialmente dal feeling che si instaura con i nuovi fotografi che individuiamo o che incontriamo. Se riteniamo qualcuno interessante con uno stile che ci piace e ci colpisce, a quel punto ne parliamo tra di noi e lo seguiamo per un po’, studiando i suoi lavori, fino a quando nasce la possibilità di inserirlo, di solito non appena si libera un posto. Sappiamo molto bene che ognuno di noi può cambiare idea sul collettivo e quindi se pensa di non ricevere più nulla e allo stesso tempo di non riuscire a dare qualcosa ne parliamo e ci si mette tranquillamente da parte.

 

Pensate che internet abbia favorito la formazione dei collettivi? Che abbia cambiato la fotografia?

Internet ha cambiato tantissime cose, credo che una risposta più esatta possa essere data tra qualche tempo da chi studia questi tipi di fenomeni sociali. Ha cambiato anche la fotografia facendola diventare velocissima, quasi un nuovo alfabeto dove le immagini diventano parole, appunti. Ha cambiato i mestieri a volte trasformando appassionati in veri e propri professionisti e modificandone o addirittura demolendole altri. Ha sollecitato, quindi, anche i singoli fotografi ad unirsi. Quando è nato SPONTANEA abbiamo avuto la netta sensazione di aver dato il via ad un fenomeno, quello della nascita di tanti altri collettivi qui in Italia, in fondo anche la formazione di SPONTANEA è stata influenzata dai primi collettivi stranieri che tra il 2003 e il 2010 si erano formati nel mondo ma le motivazioni erano molto diverse dal creare una lista di fotografi di strada per dimostrare di essere considerati tra i più bravi. Molti collettivi sono nati su queste basi cosa tra le più sbagliate ed inutili. Un collettivo nato con questi presupposti, ha un problema di base che prima o poi verrà a galla e bisognerà risolverlo.

 

I membri del collettivo si incontrano regolarmente faccia a faccia o solo on-line?

Rispondo in una domanda precedente.

 

Quale consiglio vi sentireste di dare a coloro che intendono costituire un proprio collettivo?

Finché non lo crei e lo vivi non potrai mai capire se è stata una buona idea o meno. Alcuni fotografi che decidono di unirsi riescono a realizzare ottimi lavori insieme, viceversa altri si defilano e nonostante siano in un gruppo continuano a pensare e ad agire in solitario. Noi crediamo che una buona amicizia tra i membri sia un presupposto importante per affrontare un cammino insieme ma che poi debba portare ad un qualcosa di concreto e di valido maggiore del produrre singolarmente.

 

Quando possiamo parlare di buona street photography?

“Street Photography” è solo un termine. Riunisce concetti diversi che dipendono essenzialmente dalla personalità e dalla idea del fotografo. Parlerei di buoni lavori fotografici, quindi di buone idee, di obiettivi raggiunti attraverso la progettualità e la dedizione che si spende per un certo tipo di fotografia. I buoni lavori si vedono subito, colpiscono immediatamente come anche i buoni autori.

 

Come si identifica la qualità in questo particolare genere di fotografia?

Non ci sono formule e regole fisse ma oggi sembra che la qualità venga stabilita dalla affermazione o dalla selezione nei contest fotografici internazionali, dai premi di fotografia o dalla pubblicazione di libri autoprodotti o in riviste di settore senza filtri alcuni. Non si può generalizzare ma è davvero destabilizzante capire quali siano i riferimenti seri in questo ambiente. Per noi non può essere questo lo strumento che identifica la bontà di un lavoro ma piuttosto il richiamo e l’attenzione che il progetto stesso suscita al di fuori di certe dinamiche e soprattutto nel tempo. Sarebbe bello che un gruppo di critici seri e preparati, lontano da certe dinamiche potesse riconoscere lavori di qualità premiandoli ed evidenziandoli senza competizione alcuna.

 

Forma e contenuto: come si conciliano nella street? devono per forza conciliarsi?

Il segreto di una buona foto o di un progetto forte non ha regole, chi può dire se basta un mix di forma e contenuto oppure solo uno o l’altro? È ciò che emerge, quello che arriva forte all’osservatore che ne definisce il peso.

 

In che modo influisce la privacy sulla street? a parte la legge, il collettivo ha una sua etica?

Ognuno di noi ha un suo particolare approccio alla fotografia di strada, essenzialmente non abbiamo grandi problemi nel fotografare le persone in strada, né tanto meno delle regole comuni da rispettare, siamo assolutamente liberi di realizzare ciò che desideriamo fare e comunque consapevoli del rispetto da dare a chi fotografiamo. La privacy probabilmente condiziona tanti fotografi e se spesso le immagini che vediamo sono deboli, può esserne la causa.

 

L’uso degli smartphone nella street è sempre più comune, voi come vi ponete rispetto all’attrezzatura da usare?

Libertà assoluta di espressione, ciò comporta qualsiasi mezzo che tale libertà presuppone. Se non abbiamo a disposizione la fotocamera può capitare di usare il cellulare. La qualità delle fotocamere degli smartphone ormai è altissima, quindi capita di usarli senza problemi. Lo smartphone, per un certo tipo di fotografia, è anche molto più comodo di una fotocamera “classica”, in quando riesci a passare ancora più inosservato in determinate situazioni.

 

Negli ultimi anni la fotografia di strada è cresciuta molto, quale pensate ne sia la ragione?

Ci sono stati vari fattori, per primo il web. Internet ha dato la possibilità a tutti di condividere fotografie sui social, i gruppi, i forum, ecc. poi le case costruttrici di fotocamere hanno spinto moltissimo all’acquisto di piccoli gioielli, rendendo molto facili tecniche ed effetti, l’interessamento di tanta gente ha aperto la possibilità di sviluppo in termini di carriere, eventi, premi, mostre, pubblicazioni, concorsi e tanto altro…hanno contribuito anche la bellezza di lavori di autori del passato e contemporanei, la loro scoperta è stata fonte d’ispirazione per il genere, come anche il fatto di scendere in strada e fotografare la vita quotidiana, cosa possibile a tutti.

 

Avete elaborato una vostra ‘definizione’ di street?

La street è un termine che mette in seria difficoltà non solo chi vuole capire cos’è ma soprattutto chi la pratica, pertanto lungi da noi darne una definizione che sarebbe immediatamente destabilizzata e messa in discussione da chiunque. Essere liberi di sviluppare ciò che senti è la regola principale del nostro collettivo, dove per ognuno di noi sono le esperienze personali che condizionano la propria fotografia. Magari si parte dalla strada per arrivare ad altro o si parte da altro per arrivare alla strada, non ha assolutamente importanza.

 

Tre libri di street che consigliereste.

Solo tre libri di fotografia sono molto pochi, ne indichiamo qualcuno in più

Bruce Gilden – Coney Island

Trent Parke – Dream / Life

Jason Eskenazi – Wonderland

“In the Balkans” di Economopoulos e New York di William Klein

Depardon “Glasgow”

Figments from the real world

Frank: The Americans

Eggleston: The Democratic Forest

 

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