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I collettivi: un punto di riferimento nell’oceano di Internet per chi si avvicina alla street

Ancora uno dei contributi che precedono il Forum dei Collettivi, che vi ricordo è in programma domenica 22 settembre alle ore 15,00 presso il CIFA di Bibbiena, è del collettivo Superluna.

Attilio Lauria

 

Quali sono le motivazioni per cui avete deciso di fondare un collettivo e come si è formato?

Il collettivo Superluna nasce da una esigenza di condivisione di idee, di confronto, e più semplicemente dalla voglia di discutere temi a cui non si trovava risposta. Ci siamo conosciuti tramite social network ed abbiamo deciso di creare qualcosa. E’ nata subito una bellissima amicizia e collaborazione, abbiamo così chiamato altri fotografi che stimiamo e a cui siamo grati di aver accettato di unirsi in questa “avventura”. L’idea del nome viene dal fatto che abbiamo iniziato a parlarne il 14/11/2016, giorno del fenomeno della super Luna.

 

Quali sono i vantaggi e le difficoltà di un collettivo?

I vantaggi sono senz’altro quelli di sentirsi parte di un gruppo, di scambiare idee con chi ha la tua stessa passione, ma che la vive ed interpreta in maniera diversa, di poter ampliare i nostri confini culturali potendo scambiare parole con persone che vivono in diversi parti del pianeta. È senz’altro più facile crescere a livello artistico e culturale stando insieme e scambiandoci idee ed opinioni. Inoltre far parte di un collettivo ti permette di avere una cassa di risonanza maggiore, l’obiettivo finale è quello di creare una community intorno al gruppo e questo espone tutti ad una certa visibilità. Questa è un’arma a doppio taglio perché impone ai membri di mantenere sempre un certo standard qualitativo.

 

Come si diventa membri del collettivo, qual è il processo di selezione?

Il gruppo è attualmente costituito da 8 fotografi, sono stati aggiunti due nuovi membri negli ultimi due anni. In entrambi i casi la scelta è stata presa all’unanimità dal gruppo dopo un primo processo di selezione. Ovviamente la qualità delle fotografie è l’unica cosa che conta. Curiamo anche un gruppo su Flickr, Space Oddity, in cui chiunque è invitato a caricare le proprie fotografie. Il gruppo è altamente curato e può essere una vetrina per farsi conoscere, farsi intervistare, o magari per poter entrare a far parte dei Superluna. Abbiamo avuto anche alcune auto-candidature da cui sono nate delle interviste interessanti.

 

Pensate che internet abbia favorito la formazione dei collettivi? Che abbia cambiato la fotografia?

Internet non ha cambiato la fotografia, ne ha rivoluzionato il modo in cui essa si diffonde. Questo è successo un po’ in tutti i campi ovviamente, ma per la fotografia è perfino più facile. Basta digitare, per esempio, “street photography” e si apre di fronte a noi un interno mondo. La parte difficile nell’oceano di internet è sapersi orientare soprattutto per chi è alle prime armi. Per questo crediamo che i collettivi debbano essere un punto di riferimento per chi si avvicina a questo genere.

 

I membri del collettivo si incontrano regolarmente faccia a faccia o solo on-line?

Purtroppo vedersi de visu è molto difficile. I tre membri italiani si sono incontrati più volte sebbene non vivano nelle stesse città. Non c’è ancora stata possibilità di incontrarsi tutti insieme, anche se questo rimane un obiettivo che speriamo di poter realizzare presto. Per adesso le conversazioni avvengono on-line.

 

Qual è il genere di fotografia che prediligete?

Nel nostro sito il manifesto recita così: “Our members come from around the world, all sharing the same passion and goal: to photograph candid scenes without necessarily subscribing to a single “street photography” style. We strive to embrace different interpretation of the genre, all within the framework of un-staged photos taken in public. From literal to surreal, with vivid colors or in black and white, we hope to show the beauty, humor and strangeness of everyday life.” Per cui, senza parlare strettamente di genere, semplicemente amiamo fermare in un fotogramma tutto ciò che colpisce la nostra attenzione nella vita quotidiana.

 

Dalla proposta alla realizzazione, quali percorsi mettete in atto nella progettazione di un lavoro tematico?

Nel nostro caso valutiamo l’idea tutti insieme e stabiliamo fin da subito chi si occupa di editing e selezione. Al momento stiamo lavorando ad un progetto incentrato su un tema specifico. Per la realizzazione ognuno è libero di interpretare il tema a proprio modo e secondo il proprio stile.

 

Pensate di esprimervi anche attraverso degli audiovisivi?

Non ci abbiamo mai pensato, crediamo proprio di no, per ora.

 

Quale consiglio vi sentiresti di dare a coloro che intendono costituire un proprio collettivo?

“Quality is key”. Per cui l’unica cosa che ci sentiamo di dire è di non avere fretta e di curare la qualità del risultato finale.

 

Quando possiamo parlare di buona street photography, come si identifica la qualità in questo particolare genere di fotografia?

È difficile rispondere a questa domanda in maniera univoca ed oggettiva, vero è che una buona foto la riconosci subito, senza necessariamente avere un background prettamente “street”. Possiamo parlare di una buona immagine quando questa è in grado di colpire chi la osserva per diversi motivi. Ad esempio una buona foto street può essere semplice e focalizzarsi su un singolo elemento così come può mettere in relazione più elementi creando ordine in una situazione caotica. Una buona foto può essere esteticamente piacevole, può essere personale, può focalizzarsi su dei dettagli. Una buona foto può essere tante cose, la riconosci subito e solitamente dura nel tempo.

 

Forma e contenuto: come si conciliano nella street? devono per forza conciliarsi?

Non per forza devono conciliarsi, quando il contenuto è estremamente forte vale da solo lo scatto (e viceversa). Ma ovviamente se questo è ripreso assieme ad un gioco di composizione, di forme e di luci, di certo acquista un valore ben maggiore. Soprattutto parlando di street photography, in cui il soggetto non è mai così forte come nella fotografia documentaria, o di guerra, ma cerca in qualche modo di replicarne forme e composizioni.

 

In che modo influisce la privacy sulla street? Al di là della legge, qual è l’etica del collettivo?

Come fotografi cerchiamo di catturare la bellezza naturale ed intrinseca della vita quotidiana. Facciamo del nostro meglio per non disturbare il mondo intorno a noi ed essere dei partecipanti poco invadenti. Non esiste un’etica di collettivo, ognuno però cerca di comportarsi nel modo più opportuno. Laddove si risulta invadenti si prova a spiegare con calma l’obiettivo finale della foto.

 

L’uso degli smartphone nella street è sempre più comune, voi come vi ponete rispetto all’attrezzatura da usare? Usate (o avete provato ad usare) uno smartphone?

Oguno di noi usa gli strumenti che ha a disposizione per poter fare una fotografia, lo smartphone potrebbe essere uno di questi.

 

Negli ultimi anni l’attenzione verso la fotografia di strada è cresciuta molto, quale pensate ne sia la ragione?

Oggi giorno tutti noi abbiamo in tasca uno strumento per fotografare ed ognuno di noi lo utilizza per documentare la propria quotidianità. L’impatto dei social network inoltre ha sicuramente contribuito ad aumentare l’attenzione sul genere.

 

Avete elaborato una vostra ‘definizione’ di street?

La street photography più che un genere è un atteggiamento. Per noi non esiste una definizione univoca, a livello basico tutto ciò che è spontaneo ha il potenziale per essere una fotografia “street”.

 

Tre libri di street che consigliereste

The Decisive Moment – HCB; Minutes to Midnight – Trent Parke; East/West – Harry Gruyaert

 

 

 

 

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