Eventi di studio della fotografia

"Scatti al cuore" – Giuliana Traverso di Orietta Bay

“Scatti al cuore” di Giuliana Traverso (2007)

Giuliana Traverso già dai suoi primi lavori ha cercato di instaurare il dialogo con noi partendo dal titolo, come se volesse darci una prima chiave di lettura, una sorta di piccolo squarcio nel sipario che ci consentisse di cominciare a capire, prima dell’inizio della rappresentazione, ed essere pronti ad entrare col giusto ritmo e i sensi accesi.

Perché sono veramente “Scatti al Cuore” quelli che ci colgono appena ci troviamo davanti a questi grandi tableaux che ci propongono una sequenza narrativa che racconta, medita e si interroga sulla vita; dal suo inizio fino alla apparente fine.

Una saga di bianchi e neri, di fotogrammi che si inseguono, ribaltano, raddoppiano, si espandono ingigantendo e si disgregano creando segni grafici e visioni quasi oniriche.

Osservando con attenzione ci colpiscono i rimandi simbolici e la forza evocativa delle situazioni in una proposta di immagini che ci affollano alla mente quesiti e risposte.

Questo lavoro, che parte come esigenza profonda della Traverso di interrogarsi sulle nostre vicende umane e che vorrebbe arrivare a capire il perché è stato ed è così e quale è la vera nostra parabola, è un momento decisivo, una meditazione non solo fotografica, che pare segnare, con determinato accento, una svolta nel suo percorso di Fotografa.

La Traverso è stata definita da Gianna Ciao “architetta” della fotografia, non solo per l’attenzione alle forme e alle inquadrature perfette, al giusto punto di ripresa e alla scelta della luce che, accarezzando, descrive, ma per la costruzione dei suoi “progetti”. C’è nei suoi lavori attenzione a tutto, nulla sfugge al suo occhio puntato nel mirino. Le sue sono analisi sul e nel tema che affronta.

Ma qui è più che architetta, è anche regista e sceneggiatrice.

Dirige e mette in scena il racconto della creazione e di noi, piccole creature che cercano. Con questo lavoro, che si allontana dal narrativo-documentario per inoltrarsi nel narrativo-creativo, ci costringe a fermarci.

Lo fa spaziando dal cielo al mare, passando nelle dolorose stanze di un macello, attraverso i momenti più tragici delle vicende umane. Su tutto domina un senso di oppressione impotente.

Non ci sono che pochi fiori o un volo di gabbiani, che cercano di risollevarci, anche l’acqua ribolle e il cielo è turbolento.

Tutto è un continuo agitarsi, una involuzione su se stessi, un volersi riscoprire, in una continua fatica.

Ci appaiono sotto gli occhi le nostre sembianze, ora scheletri ora manichini, fino a terminare con il ritratto di quel che siamo stati, in un’ ultima posa.

Sembrerebbe un accanimento verso una situazione senza speranza che ci precipita, come attirati in quei buchi neri dei tableaux , senza fotogrammi, senza vita, nel nulla.

Ma se siamo attenti, non ci può sfuggire, la Traverso ci offre la possibilità per superare e sconfiggere gli “scatti al cuore” che ci chiudono a morsa.

Forte e vigoroso ci appare, da subito, è lì dall’inizio, con le sue ali ci fa da scudo, ci protegge, avvolge e ci conduce. E’ l’Angelo della speranza.

E’ solo il nostro sguardo che vaga alla ricerca, è solo il pensiero che si addentra nelle aggrovigliate sfere della voglia di conoscenza e di spiegazioni, noi siamo fermi sotto le sue ali in attesa di Vita.

Siamo lì rappresentati in quella ultima posa ma è da lì che sappiamo potremo ripartire.

In fondo la fotografia è anche questo, una profonda riflessione.

 Orietta Bay

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5 commenti

  1. “Scatti al cuore” di Giuliana Traverso è un’opera sorprendente per l’originalità con la quale sono poste in sequenza le immagini che si presentano nei due ingrandimenti estremi: il minimo del provino a contatto, il massimo ingrandimento dello sgranato. Il tema è il mistero della vita terrena in ogni sua forma: dall’acqua, alle forme di vita animale e vegetale, all’umanità. I provini a contatto immediatamente ritmano il tempo trascorso tra uno scatto fotografico e l’altro. Un ritmo che assume per noi lettori il senso di una riflessione nel vedere come la visione della Traverso si è rapportata con ogni singolo soggetto e quali i soggetti l’hanno attratta… e poi quei fotogrammi completamente neri che generano pause percettive, dove il nostro inconscio trova uno spazio in cui esprimersi.Il provino a contatto ci conduce a riflettere sull’atto fotografico caratterizzato in fase di ripresa da una moltitudine di immagini che in gran parte restano solo li nel negativo a tracciare il percorso che ha portato il fotografo all’immagine più significativa. L’immagine prescelta tra le tante è posta in evidenza col massimo ingrandimento permesso dal formato del negativo, ma anche qui si avvia una riflessione sul mezzo che richiama “Le verifiche” di Ugo Mulas. Infatti lo sgranato mentre smaterializza gli oggetti amplifica il loro valore simbolico che viene elevato fino al solenne. L’idea centrale diventa la rappresentazione del dramma misterioso della vita, ritmata dal nascere e morire di essere vivente, ma la riflessione dell’autrice incede con passo deciso oltre: nel mistero ancor più profondo dell’azione umana nelle sue varie forme. Giuliana Traverso mi ha sempre colpito, quando io gli esprimevo meraviglia per la sua continua ideazione di nuovi significanti, nel sentirle rispondermi: ma io mi voglio anche divertire!

  2. Come dice Orietta la fotografia è riflessione e questa volta si spinge su un argomento tabù che è la morte . Parlare di morte oggi, ha un effetto respingente . In questo lavoro la riproduzione dei negativi sembra contribuire a una serena oggettività che incoraggia un pensiero al limite delle nostre possibilità. Lo spettatore deve impegnarsi in una osservazione minuziosa cercando di immaginare la vita che c’è stata prima di quelle morti e quel che accadrà intorno a quei corpi .

  3. La Traverso è femminina, e non donna che è un artifizio pari al “concetto” di Morte (si deve sempre scrivere con la maiuscola e non certo per rispetto grammaticale). Almeno così, e non da oggi, le sue immagini. Tuttavia si resta con un retrogusto di amaro, nel vedere che la stessa è contaminata dalla visione dell’uomo, non meno artifizio di quella.
    Lo sguardo “oltre” appartiene alla femmina per biologia e cultura (non viceversa che è un inganno della mente, mettiamola così) e qui, viceversa, la Traverso sì è trasmutata in funebre canto da uomo. E che non ha la lancinante, eppure a tratti poetica visione del provino di Mulas (le Verifiche) ancor prima del pugno fatale, del frantumarsi del “vetro”.
    Qui siamo, come buona parte della fotografia d’argomento, ecco, al nichilismo piccino, d’accatto. Quello che fa molta tendenza, e si sa che le “tendenze” parano da qualche parte. Un centro propulsore ed istigatore che, in apparenza, sembra evanescente e non svelabile. In apparenza. Diciamo che il “messaggio” in codice per chi si occupa della materia, e non solo o soltanto fotografica, è chiara e solare. Decodificato ampiamente, si potrebbe forzare nel dire “si è persona informata dei fatti”. Ma qui non è il caso.
    Fotograficamente parlando l’uso sistemico dell’estremo bianconero, accostato a frammenti (fiori etc) non è funzionale da quel che si vede.
    La Traverso ci dà con le immagine un ritratto di maniera, un manierismo che, al netto di quanto detto, non si sa dove va a parare.
    Quid prodest Giuliana Traverso?
    Michele Annunziata

  4. Non è semplice leggere queste immagini. Probabilmente sono state pensate in un momento particolare della propria vicenda umana e come tali sono molto soggettive e cariche di significati che solo l’autrice conosce fino in fondo.
    Mi sembra di essere di fronte allo “storyboard” di un audiovisivo, dove la musica avrebbe probabilmente contribuito non poco a chiarificare il messaggio, dove le immagini duplicate (pur avendo diverso numero di negativo) o specchiate, possono rappresentare un maggior tempo di permanenza in proiezione; dove sono presenti “zoomate” che “entrano” nel dettaglio rafforzando e la proposta; dove l’elaborazione grafica arricchisce il fraseggio e il timbro dell’esecuzione; dove le zone nere sono pause di silenzio e meditazione… potrebbe essere un’esperienza particolare montare questo portfolio in video… e perché no – come ammette la stessa Giuliana Traverso – anche un divertimento!

    1. Infatti uno slideshow, che sa tanto di PowerPoint o Keynote che dir si voglia ma tant’è, gioverebbe. Ma ne dubito perché è anche una questione di età anagrafica, senza offesa naturalmente, di chi si è costruito il percorso a quel modo: solo e soltanto immagine fisse. Può darsi che il “movimento” renda di più al netto delle cose dette ed già espresse, su cui non ritorna, naturalmente.

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