ArchivioEventi fotografici

Robert Doisneau, Paris en liberté – di Olga Micol

Robert Doisneau, Paris en libertè

di Olga Micol

 
 
In mostra a Roma fino al 03/02/2013
Luogo: Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194
Orari: mar-merc-giov-dom ore 10.00-20.00, ven-sab 10.00-22.30.
Info: 0639967500 info@palaexpo.it www.palazzoesposizioni.it
 

Autoritratto del 1947 con Rolleiflex - copyright © atelier Robert Doisneau

Robert Doisenau (1920 Gentilly-1994 Parigi) trascorse la sua vita nella periferia parigina, fotografando strade e volti sempre differenti. Il suo nome viene ricordato soprattutto per le sue foto riguardanti la vita di strada della capitale francese, caratterizzate da una sincera e umanistica rappresentazione della società e dell’ambiente parigino. Amò immortalare anche la cultura dei bambini in strada con i loro giochi, arrivando a conferire alle loro attività, seppur infantili, rispetto e serietà.

La ballatta di Pierrette d’Orient 1953 - copyright © atelier Robert Doisneau

“..In una città in cui tutto è in movimento, non è semplice contrastare l’istinto gregario. Bisogna avere il coraggio di piazzarsi in un punto e di restarci immobili: e non per qualche minuto, ma per un’ora buona, magari anche due. Bisogna trasformarsi in una statua senza piedistallo, ed è buffo, in quei casi, vedere fino a che punto si riesca ad attirare i naufraghi del movimento..”

Pont d'Iéna, 1945 - copyright © atelier Robert Doisneau

.. I lunghi viaggi mi hanno sempre turbato. Non posso sopportare gli sguardi sprezzanti degli indigeni. Mi vergogno. A Parigi l’indigeno sono io, fuso nella massa. Faccio parte della scenografia: francese medio , statura media, segni particolare: nessuno. Ah, si! La macchina fotografica, ma ce ne sono talmente tante, e poi io non me la porto con fare ostentato intorno al collo..

Robert Giraud giocò un ruolo decisivo nello sviluppo della visione fotografica di Doisneau, aprendogli un mondo notturno, a Montparnasse e a Saint-Germain-des-Prés dove nei caffè storici conobbe Greco, Sartre, Simone de Beauvoir, Camus, Brassens.

Nel 1950, la rivista americana Life chiese a, una serie d’immagini che illustrino l’amore a Parigi e Robert fotografò una serie di “Baci” di cui fa parte il famoso “Bacio davanti all’Hotel de Ville”. Queste immagini furono costruite con la complicità dei due giovani che posarono per lui. “Un bacio per l’eternità”, che lo rese famoso negli Stati Uniti, in Inghilterra e in tutto il mondo.

Il bacio davanti all’Hotel De Ville - copyright © atelier Robert Doisneau

La sua sensibilità gli permise di produrre immagini intrise di un realismo poetico sociale che ha segnato, anche il cinema e la letteratura del tempo. Non è un caso che Blaise Cendrars e Jacque Prévert erano i suoi migliori amici.

“Per tutta la vita mi sono divertito. Sono riuscito a costruirmi il mio piccolo teatro personale”

Ciascuna delle sue fotografie sono un vero autoritratto, con il suo calore, la sua finezza, il suo pudore, il suo rispetto per gli altri e soprattutto la sua fantastica umanità anche verso gli animali.

 

Selezione per il concert Mayal - copyright © atelier Robert Doisneau

Con la sua fotografia umanistica, non volle offendere mai nessuno, ma solo raccontarci storie piene di poesia e umorismo , che ci deliziano tutt’ora, con la sua capacità di trasmettere questa tenera complicità, questa relazione implicita e fugace.

Il mondo che volle mostrare è “..un mondo dove le persone sono amabili, dove troverò la tenerezza che desidero ricevere. Le mie foto sono la una prova di quel mondo che può esistere. In fondo noi non mostriamo il mondo come è veramente..” “La bellezza, per commuovere, deve essere effimera..”

Alla sua morte nell’aprile del 1994 lasciò più di 450.000 negativi che raccontano la sua epoca.

La mostra “Paris en liberte”è in arrivo a Milano dal 20 febbraio al 1 maggio 2013 allo Spazio Oberdan:
Civita, tel. 02.4335.3522; servizi@civita.it
Provincia di Milano/Spazio Oberdan, tel. 02 7740.6302/6381; www.provincia.milano.it/cultura
 
 

Articoli correlati

4 commenti

  1. Queste recensioni di mostre che vengono pubblicate dagli iscritti ad Agorà Di Cult, hanno la freschezza dell’amichevole condivisione delle proprie scoperte.
    Olga Micol con Robert Doisneau ci riporta alla visione e alla mente di uno dei più conosciuti grandi fotografi europei. I suoi scatti unici sono dei veri o propri testi visivi coi quali egli ha costruito in noi una determinata idea di Parigi fatta di silenziose storie popolari ricche di bei sentimenti. Inviate le vostre riflessioni sulle mostre che visitate anche se non sono di autori famosi, condividete con gli altri amici le vostre belle scoperte fotografiche!

  2. Come mi piace questo post su Robert Doisneau un autore che per primo ha catturato la mia curiosità sul come fotografare , ma soprattutto il cosa fotografare :agli inizi le persone erano il mio obiettivo, dico agli inizi perché ora è molto difficile devi rendere conto di ogni scatto che fai , ti guardano con diffidenza e questo toglie spontaneità nel fare fotografia (rimangono solo i personaggi etnici , di viaggio , o manifestazioni pubbliche, palazzi monumenti ,ecc.ecc.). Solo ieri parlando con un amico mi ha detto che nemmeno nelle stazioni puoi fotografare perché illegale (ma questo è un altro tema). E’ una “ fotografia umanista “quella di Doisneau. Fotografia che rappresenta la vita d’ogni giorno, un quotidiano avvicinato con umiltà , in disparte, nessuna invadenza, una fotografia di sentimento.

  3. La serie “Baci” di Doisneau è spesso criticata per la sua “falsità” essendo per lo più scene organizzate con attori.
    Se vogliamo vedere queste foto come reportage effettivamente non possono essere considerate autentiche, ma se le guardiamo come la volontà di mostrare attimi di innamorati nella città degli innamorati non possiamo negare che sono realistiche, riuscendo a mostrare il momento della coppia isolato nel mondo che la circonda.
    Come dice Franca, la degenerazione dell’interpretazione del diritto e della legge sulla privacy rende oggi difficilissimo se non impossibile, soprattutto in Italia, fotografare la quotidianità delle persone, fulcro delle foto dei grandi fotografi come Doisneau e altri del suo tempo.

  4. Ho visitato la mostra a Roma, una bella mostra che racconta la quotidianità, una pratica che forse oggi ha lasciato spazio a momenti più introspettivi e magari meno immediati nel linguaggio meno “universali”. Non so a Milano ma a Roma l’esposizione è stata condizionata negativamente dalla scelta scellerata (a mio avviso) del curatore con la complicità della figlia (mi hanno detto) di dipingere la maggior parte delle pareti di un grigio assurdo e fastidioso che impastava le stampe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button