ArchivioEventi di studio della fotografia

Rodney Smith – di Antonino Tutolo

 Rodney Smith – di Antonino Tutolo

 
http://www.rodneysmith.com/portfolio

Rodney Smith è il principale rappresentante, nel campo fotografico, del surrealismo culturale; un movimento, teorizzato dal poeta André Breton e rappresentato in pittura da René Magritte (cui Smith spesso si ispira), che prevede l’accostamento impossibile di due o più oggetti reali, per ottenere una nuova realtà, completamente inventata, che contraddice le nostre certezza, fino a sembrare un sogno da interpretare freudianamante.

 

“Molte domande sulla natura umana trovano risposta della foto che costruisco, immagini fuori dal tempo e lontane da qui e ora”, afferma Smith.

“Il bianco e nero è come una struttura architettonica”- spiega Smith-“che rispecchia le fondamenta del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle travi portanti di un edificio. Evoca l’essenza dell’esperienza vissuta. E questo è un aspetto di fondamentale importanza. Ma c’è di più: sul piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Non ne sono sicuro, ma credo che tragga la sua forza dalla nostra percettività visiva. Il colore si ferma all’apparenza delle cose. Può essere veramente bello, delicato, meraviglioso a suo modo, ma è totalmente diverso.”

Smith ha studiato fotografia presso l’università di Yale, avendo come insegnante il grande Walker Evans, ed a sua volta insegna fotografia nella città di Santa Fe, nel New Mexico.

A livello internazionale è considerato uno dei migliori professionisti contemporanei della fotografia in bianco e nero. Ha lavorato per aziende come American Express, BMW, Starbucks, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Visa, per enti quali la Borsa e il balletto di New York. Ha fotografato per riviste come The New York Times Magazine, Vanity Fair, Esquire e, nel campo della moda, per Ralph Lauren.

Le sue opere sono esposte in gallerie e musei ed ha pubblicato diversi libri di fotografie, “In The Land of Light”, “Il libro Hat, “Il Libro dei Libri”, nel 2008 “The End”.

 
 

Articoli correlati

4 commenti

  1. Gli artisti surrealisti che si esprimono con la fotografia trovano su Agorà Di Cult una larga platea di entusiasti. “Rodney Smith”, presentato da Antonino Tutolo, giunge dopo che Massimo Pascutti ci ha fatto conoscere Minkkinenn e Ulseman. Il fascino del non senso ci ammalia, ci interroga come un gioco di prestigio. Rodney Smith si esprime con una poetica più realistica, rispetto agli altri due autori prima citati, nelle sue immagini, anche negli scenari più irreali (in B/N), notiamo sempre una riflessione sulla realtà. Nelle immagini pubblicitarie riesce a costruire messaggi potenti che grazie al loro valore simbolico ci entrano nella mente senza che ce ne accorgiamo.

  2. Un fotografo che adoro per la sottile ed elegante capacità espressiva; un percorso giocato sul filo del reale/surreale. Mai banale ne’ scontato.
    Fotografie che chiamano ad entrare dentro gli scenari proposti per sostarvi un po’ e dai quali riprendere il cammino con spunti di riflessione nuovi e insoliti.
    Il surrealismo è propri questo: realtà e sogno; uno stimolo a conciliare realtà e immaginazione per dar vita a nuove profondità.
    Che piacere vedere Smith sulle pagine di Agorà!

  3. studiando arte, mi sono sempre sentita attratta dalla corrente artistica del surrealismo, immagini di fantasia e liberazione del proprio inconscio, l’autore pur fotografando una realtà, la trasfigura ma non la nega , toglie il senso comune per realizzare accostamenti impossibili, crea una altra realtà visiva.
    Il teorico di questo movimento fu lo scrittore Andrè Breton che nel 1924, pubblicò il Manifesto del Surrealismo.
    Ispirandosi alle teorie di Freud, la necessità di giungere a una realtà superiore, una surrealtà appunto in cui conciliare i due momenti fondamentali del pensiero umano: quello della veglia e quello del sogno. Il surrealisti per antonomasia sono sicuramente Salvador Dali’ e Magritte. Si mi piace molto questo Smith

  4. Proposta molto gradita quella di Antonino Tutolo che evoca, altresì, il cinema surrealista di Luis Bunuel.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button