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RENE’ BURRI, RETROSPETTIVA – di Fausto Raschiatore

RENE’ BURRI – RETROSPETTIVA

di

Fausto Raschiatore

 

A Verona, Centro Scavi Scaligeri, fino al prossimo 22/9 è visitabile una retrospettiva in b/n (con marginali eccezioni) del fotografo svizzero René Burri (Zurigo,1933). La mostra è prodotta dalla Magnum Photos (fondata nel 1947 da R. Capa, H. Cartier-Bresson, D. Seymour, G. Rodger) e curata da Hans-Michael Koetzle. Un allestimento di qualità ospitato in spazi nei quali si percepisce un’atmosfera particolare che è la sintesi che coniuga l’intimo delle fotografie esposte, i contenuti delle stesse e un silenzio coinvolgente. Un racconto per immagini di un itinerario di vita e di ricerca linguistico-narrativo proposto in duecento scatti. Evento culturale di alto profilo che raccoglie pagine di storia, ci presenta personaggi e fatti che hanno caratterizzato il XX secolo. E’ documentazione ma anche e soprattutto interpretazione dell’ambiente, delle persone, delle idee, dei fatti. Di qualità le foto che mostrano l’interesse dell’autore per la cinematografia. La mostra evidenzia che Burri ama viaggiare e chi viaggia, ama raccontare e il maestro lo fa con equilibrio e sensibilità. Scandaglia il mondo per argomentare iconicamente sulle cose, sulle idee che dominano il quotidiano.

Autoritratto, Coronado, Nuovo Messico 1973 / 1983
Articolata in nove sezioni, la mostra dà l’iter del cammino fotografico dell’autore svizzero, che H.M. Koetzle, descrive così: “René Burri è un uomo “sul campo”: un giornalista fotografo. Se si analizza il suo lavoro compreso in un arco di più di quaranta anni, si trovano tutti i generi della fotografia documentaria. Il suo nome è collegato a reportages classici e saggi generali sotto forma di libro, alle immagini isolate che diventano icone, sia a colori che in bianco e nero, a serie e sequenze, alle fotografie “notizia”, e alle creazioni fotografiche indipendenti. Ha realizzato innumerevoli ritratti, trasformato ambienti in composizioni grafiche, riassunto il divenire del mondo in formule iconografiche assurte a parabola. Nonostante questo esiste però qualcosa che si può riconoscere come Burri tipico, che non ha nulla a che vedere con uno stile, una maschera o il puro estetismo. Si tratta piuttosto di curiosità, di indomabile voglia di vivere, ma anche di un atteggiamento, una acuta consapevolezza del modo nel quale ci si deve porre davanti agli uomini, alle culture e agli avvenimenti”.
Ombra di un’albero, Rohtas, Pakistan occidentale, 1963
Parata dell’esercito Alkantara, Egitto, 1974

Burri ha testimoniato la guerra di Corea, quella del Vietnam, la crisi di Cuba con gli USA. Ha realizzato una serie di ritratti di alcune delle più importanti personalità del XX secolo. Basta ricordare i suoi reportage, che sono, insieme, storia e storie, cultura, interpretazioni e descrizioni. Si pensi ai lavori su P. Picasso, su Le Corbusier o alle fotografie su A. Giacometti. Burri è l’autore del notissimo ritratto di Che Guevara con il sigaro tra le labbra, realizzato nel 1963. Egli ha scritto pagine di storia, di cultura, di alta sensibilità visiva. Da grande fotoreporter ha una particolare specificità: pur a contatto, e magari, quasi coinvolto indirettamente, il suo sguardo osserva e legge il contesto che indaga dando ai suoi reportage un taglio che lascia intravedere le violenze della guerra, la disperazione della gente, evitando immagini tragiche, crude, drammatiche.

Sir Winston Churchill Zurigo, Svizzera, 1946
 
Che Guevara al Ministero dell’industria L’Avana, Cuba, 1963

René Burri studia a Zurigo. Lavora come documentarista, comincia a utilizzare una Leica durante il servizio militare. E’ allievo di grandi maestri, tra i quali Johennes Itten, Alfred Willimann e Hans Finsler. Altro personaggio che influenza Burri è Henri Cartier-Bresson. Conquista l’attenzione della comunità internazionale con uno dei suoi primi reportage sui bambini sordomuti pubblicato su Life. Viaggia attraverso l’Europa e il M. Oriente, e in America Latina dove nel 1956 realizza un servizio sui Gauchos che pubblica sulla rivista DU. Per questa testata svizzera fotografa Picasso, Giacometti e Le Corbusier. Membro di Magnum Photo nel 1959, comincia a lavorare al suo libro Die Deutschen che pubblica in Svizzera nel 1962, che poco dopo pubblica in francese, a cura di R. Delpire. Nel 1963, mentre lavora a Cuba, fotografa Ernesto “Che” Guevara che rilascia un’intervista a un giornalista americano. Foto che fanno il giro del mondo Una in particolare è una icona che ha segnato la storia. Quella in cui il “Che” ha il sigaro in bocca. Partecipa alla creazione di Magnum Films. Trascorre alcuni mesi in Cina dove realizza il film “Le due facce della Cina”. Apre a Parigi una galleria. Fotografa e intanto disegna e realizza collage. Nel 1998 riceve il premio Dr Erich Salomon (Germania). Una retrospettiva del suo lavoro è presentata alla Maison Européenne de la Photographie a Parigi e poi in vari altri musei europei. Riceve il premio alla carriera della Swiss Press Photo. Nel 2012 insieme a S. Stoll per il Vevey Festival Images raccoglie 160 oggetti piratati con la sua fotografia di Che Guevara. René Burri vive e lavora a Zurigo e Parigi.

Pechino, China, 1964
Parigi, Francia, 1950

Burri pubblica reportage, studi strutturati, saggi con al centro la fotografia, sulle più prestigiose testate internazionali. Life, Look, Fortune, Paris Match, Jour de France, Epoca, Bunte Illustrierte, Stern, New York Times e Sunday Times. Esposte per la prima volta, una serie di cartoline-collage che l’autore amava realizzare in aereo, durante i lungi viaggi di spostamento o durante le soste. “Opere” che spediva a H.M. Koetzle. “A un giovane fotografo direi di essere curioso; la vita – sostiene – è magnifica e orribile insieme, le persone sono capaci delle cose peggiori, ma anche delle più belle azioni. Per me l’estetica è inscindibile dall’utopia, dal desiderio di un mondo migliore, che certamente la gente distruggerà. Ma anche se, quando ero bambino, qualcuno ha distrutto i miei castelli di sabbia, io non ho mai smesso di costruirne. Trent’anni fa non era più facile per un giovane fotografo, bisogna insistere molto e non scoraggiarsi. E ancora mettere curiosità nella vita; vivere è più importante che sviluppare un proprio stile in fotografia” (Grandi Fotografi, Hachette, 2005).

Mostra di Picasso, Palazzo Reale, Milano, 1953
Maria Callas Philadelphia, USA, 1959

Uomini sopra un tetto San Paolo, Brasile, 1960

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3 commenti

  1. Tante volte ci sono immagini fotografiche che diventano simboli di un’epoca e può accadere che esse ci accompagnino nel tempo fino a trasformarsi in miti che alimentano l’immaginario collettivo di altre epoche spesso acquisendo significati nuovi rispetto a quelli originari. Questo è accaduto alla foto di Che Guevara, ma spesso di queste immagini non conosciamo il fotografo che l’ha realizzata. René Burri è un autore di questa levatura che nel conoscerlo riscopriremo il fascino di vite vissute nel mondo alla ricerca degli avvenimenti importanti e che oggi è sempre più difficile riuscire a costruire. La fotografia giornalistica d’autore è snobbata dai nuovi mezzi di comunicazione che premiano non la migliore fotografia ma quella che arriva prima a rappresentare la notizia. In questo scenario di inevitabile impoverimento culturale, acquisisce una grande importanza l’attenzione che la FIAF, con le manifestazioni delle Associazioni fotografiche ad essa aderenti, pone sulle capacità espressive del linguaggio fotografico e alla fotografia d’autore.

  2. Immagini di forte impatto emotivo,a mio avviso ,in un epoca della storia dove questi autori erano precursori di immagini, che solitamente non eravamo abituati a vedere.
    Nell’ultimo periodo storico i mezzi di comunicazione ci sommergono di immagini ancora più cruenti.
    E’ giusto valorizzare ancora di più autori che senza fare immagini cruenti,comunque fanno riflettere e ti lasciano comunque un segno.

  3. Col grande sviluppo della comunicazione è normale che accanto ai grandi fotografi, che esistono anche oggi, trovi possibilità di esprimersi anche la grande massa delle mediocrità.
    Ma anche questa è pur sempre un valore aggiunto verso la conoscenza e la diffusione della cultura.
    E’ vero che, rileggendo anche solo un giornale di sport di 50 anni fa, ci si può stupire della perfetta padronanza della lingua, della pulizia sintattica, perfino dello stile, degli articoli dei grandi giornalisti sportivi del passato.
    Ma è pur vero che a quei tempi erano pochi anche i lettori in grado di apprezzare quella magnificenza.

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