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Flashback tour – di Giacomo Pretolesi

 

FLASHBACK TOUR – di Giacomo Pretolesi

Il flashback tour è un viaggio che ripercorre la vita di Marco Pantani, sviluppato in tappe, come una competizione ciclistica.
Grazie ai consigli di Pino Roncucci, il suo primo direttore sportivo amico e alla lettura del libro “ERA MIO FIGLIO” di Tonina Pantani, ho cercato di ricreare un percorso passando per i luoghi a lui più cari.
Alessandro è un appassionato di ciclismo e un grande tifoso che mi ha accompagnato in questo viaggio richiamando la figura di Marco anche tramite le divise delle varie squadre e le movenze che hanno caratterizzato questo campione.

Partenza 1° Tappa
Officina – Via dei Mille, condominio primo Maggio
Nel garage del nonno, Marco iniziava ad avvicinarsi al ciclismo, adattando al suo fisico una vecchia bicicletta . Marco partiva da casa per i propri allenamenti quotidiani.

2° Tappa
G.S. Fausto Coppi- Club Magico Pantani
Dalla squadra ciclistica degli esordi, fino ad arrivare al famoso chiosco di mamma Tonina

3° Tappa
Borello- Monte Cippo
Dopo svariate cadute,dalle quali si è sempre rialzato più forte di prima (come trasmette questa frase), fino ad arrivare al monte Cippo, “Il Cielo del Pirata”.

4° Tappa
Carpegna –Cippo Pantani
“Sovente un Pirata scalava la vetta del Carpegna”, qui Marco preparava tutte le sue grandi sfide, in ogni curva ci sono un pensiero o una sua frase, fino ad arrivare al tratto finale, quello più ripido.
Il Carpegna gli bastava e in salita non aveva rivali, era il più forte di tutti.

5° Tappa
Dalle ripide salite di Montevecchio di Borello, che Marco amava percorrere, al porto Canale di Cesenatico, uno dei luoghi che Marco preferiva con qualsiasi condizione atmosferica.

Arrivo 6° Tappa
Piazza Marconi – Premiazione
Traguardo finale di questo tour dove ora sorge il monumento in sua memoria , qui Marco ha trascorso la sua infanzia. Prima di ogni scatto in salita lanciava la sua bandana.
A 10 anni dalla sua scomparsa il ricordo delle sue imprese rimane vivo nei cuori di tutti noi.

“Giallo è il confine
fra il cielo e la realtà,
Vero il cuore della tua Romagna
Che non ti scorderà mai”
Tratto da “GIALLO” di Simona Casadei
 

Biografia dell’autore:

Nato a Forlì nel 1983 si è laureato nel 2006 in Tecniche Sanitarie di Radiologia Medica presso l’Università di Bologna. La curiosità, l’amore per la natura, per i paesaggi e la tendenza a immortalare i momenti più significativi del quotidiano lo portano verso la fotografia. E’ amore a prima vista, una vera e propria passione. L’intento è di trasmettere, mediante uno scatto, un ricordo felice, un’emozione o raccontare una storia. Nel 2009 decide di affinare la tecnica iscrivendosi a un Centoventicinquesimo, associazione Forlivese e alimentando l’interesse smodato per questo tipo d’arte, prosegue il suo percorso l’anno successivo diventando socio FIAF grazie al gruppo TANK di Forlì. Di questo gruppo fa parte tuttora collaborando attivamente ai progetti proposti e seguendo tutte le attività con costanza e dedizione.
Nel Gennaio 2011 con il patrocinio del Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole presenta la sua prima mostra fotografica, realizzata con Maurice Leonardi, intitolata “Sangue di Romagna”, un portfolio sulla vendemmia nelle colline romagnole. Collabora con l’ENPA di Forlì-Cesena per un calendario destinato a raccogliere fondi a favore dei felini abbandonati. Partecipa al progetto collettivo “17 marzo 2011 UNA GIORNATA ITALIANA”. Viene selezionata una foto per la mostra nazionale e per la pubblicazione.
Nel 2012 l’opera “Doppie Identità” viene selezionata alla biennale dei giovani fotografi di Bibbiena, le sue foto rimangono esposte per 2 mesi circa ( http://www.youtube.com/watch?v=oMq0FaH1hrA ).
Nel 2013 con l’opera “Romagna Nostra” scaturita da un progetto del Gruppo Tank e realizzato assieme a Valentina Donatini espone a palazzo Albertini di Forlì nella mostra collettiva Viaggio In Romagna.
Dedica gran parte del suo tempo libero alla fotografia, una passione che gli ha cambiato la vita, che gli dà la forza di ritrovare pace e serenità anche quando le vicende del quotidiano si fanno complicate. Non vuole che passi giorno senza salvare un attimo, senza raccontare una storia.

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4 commenti

  1. “Flashback Tour”, di Giacomo Pretolesi, è un’opera narrativa tematica per aver rappresentato il legame morale tra il mito Pantani e la sua Romagna.
    Con quest’opera l’autore dà voce all’immaginario collettivo degli sportivi romagnoli; ogni volta che si tratta un argomento di interesse collettivo si fa sempre un’operazione importante.
    Lo realizza senza artifizi, con immagini che possono essere scattate agilmente nella realtà ma che idealmente commemorano i tour romagnoli di Pantani, attraverso la significazione data con la scelta dei luoghi, l’inserimento degli slogan e infine con la sequenza ben giustificata dalle didascalie.
    Il ciclista che sfreccia in ogni immagine è un qualunque giovane, perché qui in Romagna chi va in bicicletta si sente dentro lo spirito del “Pirata”.
    Complimenti a Giacomo Pretolesi che con questo lavoro accurato ha toccato il cuore di tanti sportivi con un messaggio immediato e profondo.

  2. Sono scatti importanti, sentiti dentro, dall’autore, che ha condiviso questa passione con il suo amico Alessandro. Ciclismo e fotografia un incontro di due passioni e di amicizia. Le immagini di Giacomo entrano nel cuore al ricordo del grande Marco Pantani . Un grande ciclista che tutti noi ricorderemo. ripensare al Pirata in sella alla sua bici, mentre doma l’ennesima salita.

  3. Chi del ciclismo conosce solo il folclore delle auto pubblicitarie, delle maglie coloratissime degli atleti, chi non ha mai sentito parlare ciclisticamente di Selva di Val Gardena, delle alpi di Pampeano, di mont Ventoux, Courchevel, col du Galibier, Les deux Alpes, Plan di Montecampione, Col du Galibier, non può decodificare nel modo più opportuno il significato di queste lavoro fotografico. E costui soprattutto non può provare, vedendo queste fotografie, rivivere l’attesa dell’attacco irresistibile del Campione; non può amare il gesto del cappellino lanciato sul bordo della strada, come un guanto, per una sfida, onesta, leale, rispettosa dell’avversario, che annuncia il momento topico, la progressione irresistibile, l’agile gesto atletico sui pedali che spezza, ad uno dopo l’altro, la volontà di lottare di altri pur bravissimi campioni.
    Era dai tempi di Coppi e Bartali, che un italiano non poteva entusiasmarsi alla vittoria convincente, sicura, soverchiante, di un italiano; all’impresa compiuta da una forza della natura, dal coraggio, dal sacrificio fisico e mentale, dalla volontà incredibile di lottare, di rimettersi in sella dopo una caduta, dopo incidenti che avrebbero distrutto la carriera di qualunque atleta “mortale”.
    Nemmeno l’episodio del presunto blando doping – mai provato dall’antidoping ma solo da un test atto a preservare la salute dei corridori, e smentito anche dall’evidenza episodica – è riuscito a cancellare l’affetto di chi aveva “corso” ogni gara con lui, esaltandosi per le sue gesta.
    La fotografia è una disciplina dell’arte che sfrutta il linguaggio iconico per generare emozioni con lo stimolo delle esperienze, della cultura e dei ricordi individuali; in questo caso del gran numero dei tifosi di questo indimenticabile campione, considerato tra i tre più grandi scalatori di tutti i tempi. Altri che in quei dì incredibili “non c’erano”, non possono capire.

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