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Il muro del tempo – di Paolo Mangoni

Il muro del tempo – di Paolo Mangoni

Nel Casalasco, in provincia di Cremona, i neo-maggiorenni si ritrovano ad inizio settembre per festeggiare la loro maggiore età, prima di salutarsi e lasciarsi definitivamente per intraprendere strade diverse.
Al termine della “leva”, durante la quale i ragazzi si dedicano alla sola baldoria, ogni paese è solito svegliarsi firmato su vecchi muri e strade urbane. I ragazzi, infatti, nel corso dell’ultima notte dipingono il segno del loro passaggio e come firma utilizzano la loro data di nascita.

Lo scopo di questo progetto fotografico, intitolato “Il muro del tempo”, è quello di raccontare il trascorrere del tempo utilizzando come soggetto questi vecchi muri in cui le firme sono durate alle intemperie e al trascorrere degli anni.

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4 commenti

  1. “Il muro del tempo”, di Polo Mangoni, è un’opera narrativa tematica per la rappresentazione soggettiva di una realtà.
    Quello che ci racconta l’autore è una delle tante storie di provincia che assume rilevanza per il rito collettivo che continua da decenni ed è visibile dalle scritte sui muri.
    E’ certamente un fenomeno che merita di essere osservato, in particolare con la fotografia.
    Il portfolio è un bell’esempio di come scegliere un tema e svolgerlo.
    L’argomento appartiene al quotidiano ma pone in evidenza: la celebrazione di una d’iniziazione allo scattare del 18° anno d’età; il recarsi nello stesso luogo per lo sballo collettivo conferisce a tale la scelta un carattere identitario, perché con la perpetuazione viene attribuito valore simbolico alla località.
    L’autore dopo la prima e la terzultima immagine non entra oltre nell’emozione dell’evento ma compie una riflessione sui luoghi che ne fanno da sfondo e mostrano gli effetti.
    Questa parte di paese ci appare completamente vergato dalle scritte di questi passaggi.
    L’autore rappresenta con occhio fermo, senza emozioni con un equilibrato bianco nero, diversi scorci urbani per dare il senso delle proporzioni del fenomeno e chiude nel porre in relazione gli abitanti con questi segni estranei alla vita paesana.
    Complimenti a Paolo Mangoni per il complesso di sentimenti che ha comunicato con una buona economia di immagini e poi per aver avuto la sensibilità di cogliere una storia del costume della provincia italiana.

  2. Devo dire che il lavoro di Paolo Mangoni pur ben impaginato e tecnicamente valido, mi lascia un po’ perplesso per la sua costruzione sequenziale e per la scelta narrativa. Se l’autore voleva privilegiare il racconto dei muri graffitati in occasione delle feste di leva, allora non mi spiego le ultime tre foto,in cui l’elemento umano che casualmente passa di li non aggiunge nulla all’efficacia delle immagini, mentre se l’idea era quella di raccontare lo “sballo” in occasione delle celebrazioni del diciottesimo la foto n°1 e la n° 8 non sono sufficienti per dare credibilità al messaggio.
    Sicuramente è un argomento di non facile svolgimento che forse poteva essere trattato più efficacemente con l’uso di dittici in cui si evidenziasse un parallelo fra la festa con i suoi eccessi e le tracce lasciate sui muri.

  3. Prendendo il discorso da dove lo ha lasciato Massimo, penso che la prima immagine possa servire da introduzione a chi non conosce questa tradizione. La mia natura metodica mi fa invece notare una diffusa ma non continua presenza della classe 95 e quindi avessi fatto io un lavoro simile avrei scelto o sempre la stessa classe e magari la 93, oppure molte classi differenti.
    Purtroppo l’effetto di questo rituale è spesso la grezza scritta che rovina muri innocenti, ma in alcuni casi come la “torre” nella 4a foto si realizzano delle stratificazioni che scandiscono il tempo come gli anelli di un albero.
    Personalmente l’effetto che mi fanno queste scritte quando le vedo per le strade e quindi questo lavoro, è sintetizzato nell’ultima immagine, dove forse i numeri vanno letti in verticale, ma leggendoli in orizzontale si calcola una distanza rilevante tra due classi, sottolineata dalla presenza di due non più giovani;
    questo perché la mitica classe ’68 comincia a ad essere matura ;-).

  4. Grazie dei commenti, mi spiace solo che le foto in effetti non sono state caricate nella giusta sequenza. I tre elementi umani in fondo alla serie dovevano essere distribuiti nella sequenza, dalla figura giovane a quella più anziana, con la prima fotografia dei ragazzi in discoteca che fa solo da introduzione all’argomento, ad accompagnare il trascorrere del tempo raccontato dai numeri sovrapposti sui muri. Il soggetto infatti non è il muro o la “leva”, ma il TEMPO stesso e per descriverlo ho utilizzato come strumenti elementi di una verità caratteristica di questo luogo.

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