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MANIFESTI VIRTUALI_ 04.4 – di Monica Mazzolini

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Laboratorio di Storia della fotografia
LAB Di Cult 025 FIAF, coordinato da Monica Mazzolini

 

I “manifesti” degli albori della fotografia
Quarta e ultima parte: “Il dibattito”

 
Agli albori della fotografia il clima è teso. Molti coloro che sono a favore, altri contro. Uno su tutti Charles Baudelaire (già citato nei precedenti post) che nel Salon del 1859 (Lettere al direttore della “Revue française”) lancia un’invettiva contro la fotografia, contro i suoi inventori, ammiratori e sostenitori. Critica con parole molto dure questo nuovo mezzo considerandolo un’industrializzazione dell’arte e della cultura, uno strumento di progresso negativo che intacca l’estetica, la bellezza e gli ideali della pittura e delle forme che a quei tempi erano considerate autentiche. Un vero e proprio danno! Considera i fotografi coloro che non avendo talento per dipingere usano questo escamotage per sentirsi artisti che però solo rappresentano la realtà senza interpretazione, senza sentimento ma solo così com’è.

A sinistra: Charles Baudelaire (1862) fotografato da Felix Nadar. 
A destra: Charles Baudelaire (1860 ca.) fotografato da Étienne Carjat.
È sorta in questi deplorevoli giorni una nuova industria che ha contribuito non poco a distruggere ciò che di divino forse restava nello spirito francese. […] Da quel momento, l’immonda compagnia si precipitò, come un solo Narciso, a contemplare la propria triviale immagine sul metallo […] commettendo così un doppio sacrilegio e insultando, ad un tempo, la divina pittura e l’arte sublime del commediante. […] Poiché l’industria fotografica era il rifugio di tutti i pittori mancati, scarsamente dotati o troppo pigri per compiere i loro i studi, questa frenesia universale aveva non solo il carattere dell’accecamento e dell’imbecillità, ma anche il colore d’una vendetta. […] ma sono convinto che i progressi male applicati della fotografia hanno contribuito molto, come d’altronde tutti i progressi puramente materiali, all’impoverimento del genio artistico francese, già così raro. […] Qual uomo, degno del nome d’artista, o che ami veramente l’arte, ha mai confuso l’arte con l’industria?. […] L’arte ha sempre meno il rispetto di se stessa, si prosterna davanti alla realtà esteriore, e il pittore si fa sempre più incline a dipingere, non già quello che sogna, ma quello che vede. Pure è una felicità sognare, ed era una gloria esprimere quello che si sognava; ma che dico? Conosce ancora, l’artista, questa felicità? Affermerà l’osservatore in buona fede che l’invasione della fotografia e la grande follia industriale sono assolutamente estranee a questo deplorevole risultato? […]
Di contro in Inghilterra Lady Elizabeth Eastlake (1809-1893), scrittrice e critica d’arte, grande conoscitrice di questa “arte nuova e misteriosa” nel 1857 pubblica sulla rivista London Quarterly Review un articolo di 26 pagine sul rapporto tra arte e fotografia.
 

by David Octavius Hill, and Robert Adamson, calotype, 1843-1848
Elizabeth Eastlake (1845) fotografata da Hill and Adamson.
“Tutti conoscono la fotografia e tutti la richiedono. […] La fotografia è una testimone fidata […] al servizio della meccanica, dell’ingegneria, della geologia, della storia naturale, un agente di fatti che non rientrano nell’ambito né dell’arte né della descrizione, ma in quello di una nuova forma di comunicazione tra uomo e uomo – che non è né lettera, né messaggio, né dipinto. […] Lasciamo pertanto tutte le idee sbagliate sul danno che la fotografia fa all’arte. Come in tutti i grandi e improvvisi miglioramenti […] danno sempre più di quanto prendono. […] Anche se [in una fotografia] i visi dei nostri bambini non possono essere modellati e torniti con quella verità e bellezza cui giunge l’arte, tuttavia cose minime – le precise scarpe dell’uno, il giocattolo inseparabile dell’altro – sono rese con una forza di identità in cui l’arte non si prova neppure. Anche se la veduta di una città manca di quelle finezze di luci riflesse e di gradazioni armoniose che sono ciò che conta per l’arte, tuttavia c’è la presenza dei fatti che definiscono l’epoca e l’ora, poiché possiamo contare in tutta la loro nitidezza quei certi fili telegrafici in prospettiva, e leggere i caratteri di quella locandina o di quel manifesto che domani saranno strappati via. […] e se qualcosa può portare ad un climax (figura retorica intesa come ordine crescente delle cose, che aumenta gradatamente di forza), sarà l’introduzione della fotografia”.
 
Felix Nadar Fotografia aereostatica – Parigi 1868
 
Esempio di Carte de visite di Eugène Disdéri che rappresenta Napoleone III e la moglie.
Per molto tempo arte e fotografia si sono contese il primato nell’arte ma oggi uno dei più importanti ed autorevoli critici d’arte sostiene che : “Fu attraverso il confronto con la fotografia che l’arte andò via via distaccandosi, per differenziarsi, dal concetto classico della mimesi, e si costituì in proprio una morfologia e un lessico senza radici naturalistiche. Ma la divisione di campo non durò, la fotografia invase anche quel dominio: si presentò come operazione più mentale che tecnica, potenzialmente creativa come e più dell’arte” (Giulio Carlo Argan).

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2 commenti

  1. L’invenzione della fotografia ha cambiato il mondo, perché quando vengono messi in crisi i linguaggi artistici il mutamento è di profondità abissali.
    La messa in crisi dell’Arte non è stato un annientamento ma una ridefinizione dell’importanza funzionale dei vari linguaggi. Questo perché si è ampliato lo scenario delle forme artistiche, infatti nessuna Arte classica è stata dismessa, anzi ognuna di esse hanno richiesto una maggiore consapevolezza per la loro pratica e normalmente ha trovato nuovo slancio.
    Gli stessi studiosi dell’Arte, come si è evidenziato nel post, hanno avuto visioni diverse sulle prospettive dell’immagine tecnica ma come stupirsi di ciò?
    La fotografia è il primo media e per questo ha veramente cambiato la qualità di vita delle società occidentali, inaugurando un nuovo modello di comunicazione grazie ai potentissimi mezzi informativi e formativi, della fotografia, che ha donato all’uomo una nuova modalità di acquisire la conoscenza e quindi formare la coscienza umana.
    Complimenti a Monica Mazzolini, per la sintesi dei percorsi intrecciati e dei significati innovatori degli Albori della Fotografia che consente a tutti di comprendere i passaggi decisivi che hanno costruito il mondo in cui viviamo oggi.

  2. Ogni novità viene sempre vista da una parte dell’opinione pubblica come negativa, inefficace o potenzialmente pericolosa.
    E’ accaduto così anche per la Fotografia al suo affacciarsi sulle scene mondiali, poi con il passaggio dall’analogico a digitale (ancora oggi c’è chi considera la Vera Fotografia quella fatta con pellicole analogiche). In ultimo oggi con i nuovi mezzi di produzioni di immagini, smartphone ecc, che vengono da taluni banditi come trionfo dell’effimero e della superficialità.
    Non poniamo barriere, non mettiamo paletti, apriamo anzi alla massima libertà espressiva in tutte le discipline artistiche, poi sarà la Storia a valutare la bontà delle scelte.

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