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C’era una volta il primo ottobre

Primo ottobre, per quelli della mia generazione il capolinea delle vacanze, il primo fatidico giorno di scuola!
E mi torna in mente una foto di Tino Petrelli che ha fatto il giro del mondo: ritrae una scuola di Africo, qui in Calabria, dove tra i banchi di legno sono sedute sei bambine. Due delle bambine hanno i piedi scalzi, che tentano di riscaldare con i due bracieri ai lati del banco, mentre un’altra ha un copricapo di lana. Appesa alla parete in fondo, la carta geografica strappata della Calabria, che inevitabilmente rimanda alla copertina ghirriana del viaggio in Italia. Quando scattò questa foto, Petrelli aveva appena 25 anni, e come era consuetudine ai tempi d’oro del fotogiornalismo, viaggiava insieme ad un giornalista, Tommaso Besozzi, al quale L’Europeo – diretto da Arrigo Benedetti – aveva affidato un reportage di grande respiro: un’inchiesta sulle condizioni del Mezzogiorno, documentata da fotografie definite “originali” per la loro carica di denuncia, e che finiranno per fissarne impietosamente le condizioni di abbandono e di marginalità. Sono cinque le foto di Petrelli che escono a corredo dell’articolo di Besozzi nel marzo 1948, mentre l’intero reportage consta di una quarantina di foto. Besozzi e Petrelli trovano un paese fermo al tempo di Zanotti Bianco, dove “il grano e la vite non crescono. Non c’è acqua né luce elettrica; non ci sono botteghe, né locande; la gente mangia un pane color cioccolata, fatto di farina di lenticchie selvatiche; le abitazioni, tolte pochissime, sono di un locale solo e là vivono assieme uomini e bestie. Ad Africo esistono solo tre case provviste di latrina e ci sono solo tre persone che posseggono un ombrello. Ma, essendo le strade del paese troppo strette perché ci si possa aprire un ombrello, se ne debbono servire unicamente quando vanno a Bova o a Motticelle. (…) Ma la causa prima della miseria di Africo è la mancanza di una strada che lo congiunga al resto del mondo.”
Una fotografia che si inserisce a pieno titolo in quel genere documentario di carattere sociale inaugurato da Jacob Riis e Lewis Hine.
(in basso a sx, dedica di Tino Petrelli a Lanfranco Colombo)
Attilio Lauria

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